L’abbigliamento per cerimonie è in crisi: Industrie Tessili manda a casa 18 operai

Martedì 25 Gennaio 2022 di Mario Paci
L abbigliamento per cerimonie è in crisi: Industrie Tessili manda a casa 18 operai

ASCOLI  - In queste ultime settimane si parla tanto di ripartenza ma c’è chi purtroppo dovrà restare fermo ai box. Stiamo parlando di Industrie tessili picene, azienda di Campolungo che detiene lo storico marchio di Mary Confezioni che ha accusato, come molte imprese del settore manifatturiero, la crisi economica e di fatturati legata alla pandemia. 

 


Il Covid, infatti, ha provocato un crollo della domanda in diversi settori ed in modo particolare nel quello dell’abbigliamento per cerimonie, dove opera Industrie Tessili. L’abbigliamento, infatti, sembra essere entrato in un tunnel senza uno spiraglio che ha colpito il made in Italy. Da circa due anni, ovvero da quando è stata proclamata l’emergenza sanitaria, sono crollate le commesse mentre sono rimasti invariati i costi del personale, dei macchinari, delle utenze, delle materie prime. Gli ammortizzatori sociali e i bonus hanno solo parzialmente alleviato una crisi di sistema che ha comportato il sostanziale blocco della produzione nel settore delle cerimonie dove Industrie Tessili è particolarmente specializzato con il rinomato marchio di Mary Confezioni. 


Per questo motivo la proprietà ha comunicato alle organizzazioni sindacali la volontà di procedere alla riduzione del personale con l’esubero di 18 dipendenti sui 60 in organico (e alcuni avevano già abbandonato prima il posto di lavoro). Praticamente un quarto della forza lavoro. Un provvedimento che non trova, per ora, però d’accordo il sindacato Ugl. Due anni fa, con il dilagare dei contagi e la produzione ferma, Industrie tessili aveva rimesso in moto i macchinari per produrre circa tremila mascherine al giorno rifornendo i privati fin quando non sono arrivare quelle certificate. Mascherine in cotone, con tessuto traspirante interno, lavabili e non destinate ad essere quindi presidio medico. 


L’accordo sulla ristrutturazione aziendale è stato sottoscritto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil ma non dalla Ugl. «Prima di firmare il verbale - afferma Giuseppe Marucci - ci sono alcune questioni da approfondire meglio. Non firmo nulla a scatola chiusa».

 

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