«Nessuna violenza sessuale sulle sue figlie». Cancellata la condanna di 9 anni al papà di Senigallia

«Nessuna violenza sessuale sulle sue figlie». Cancellata la condanna di 9 anni al papà di Senigallia. Foto generica
«Nessuna violenza sessuale sulle sue figlie». Cancellata la condanna di 9 anni al papà di Senigallia. Foto generica
di Sabrina Marinelli
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Martedì 20 Settembre 2022, 02:30 - Ultimo aggiornamento: 14:07

SENIGALLIA Assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Perugia un 50enne residente nell’hinterland senigalliese, condannato a 9 anni in primo e secondo grado, per la grave accusa di aver abusato sessualmente delle figlie minorenni insieme ad altri uomini. I fatti, che sarebbero avvenuti tra il 2005 e il 2007 in un casolare nella campagna di Senigallia, sono poi stati ritrattati dalla figlia maggiore.  


La vicenda


Per l’uomo termina un calvario giudiziario iniziato nel 2009. La pronuncia assolutoria, perché il fatto non sussiste, della Corte di Appello di Perugia è arrivata venerdì scorso. «Non posso che esprimere la mia soddisfazione – interviene l’avvocato Domenico Liso, legale del 50enne - non solo per il risultato raggiunto ma, prima di tutto, perché con quella pronuncia della Corte di Appello di Perugia si è potuta avere la conferma che, specie per fatti di estrema delicatezza e di assoluta e irrimediabile incertezza, come quello sottoposto ad un quarto giudizio avanti la Corte umbra, vi sia sempre la possibilità di poter contare su espressioni decisionali frutto dell’autonomia di un giudizio da una magistratura libera e capace, anche di radicali dissonanze, con le pronunce rese in un precedente grado dello stesso processo». Nel 2007 due bambine, rispettivamente di 2 e 9 anni, erano state affidate ad una famiglia dai servizi sociali perché i genitori non erano in grado di prendersene cura. Gravi problemi economici non consentivano alla coppia di accudire adeguatamente le bambine. Inoltre la madre, affetta da una grave forma di depressione, era soggetta a continui ricoveri. Due anni dopo il loro allontanamento da casa la figlia maggiore ha iniziato a raccontare frammenti di episodi che le ritornavano alla mente. Andando a cercare un ristorante per la Comunione avrebbe riconosciuto un casolare, dove sarebbe stata abusata insieme alla sorellina da più uomini, compreso il padre. Insieme alla madre affidataria prima e alla psicologa dei servizi sociali poi ha descritto parziali e lacunosi ricordi di abusi subiti. È partita un’inchiesta a carico dei genitori. Nel 2015 il padre è stato condannato in primo grado a 9 anni di reclusione, confermati in appello nel 2018. La madre invece, accusata di sapere e di non aver fatto nulla, è stata subito assolta. La Corte di Cassazione nel 2021 ha però ritenuto fondati i motivi sull’attendibilità della parte offesa, che già nel 2005 aveva subito abusi sessuali da parte del vicino di casa. Vicenda che ha seguito un iter giudiziario a parte.


I giudici


Per i giudici della Cassazione quindi ci sarebbe stato il «pericolo di una sovrapposizione di ricordi» che avrebbe in qualche modo indotto ad un racconto non spontaneo di fronte alle domande rivolte alla minore per stimolare i suoi ricordi. Racconto che la stessa ha poi ritrattato riferendo di non aver mai subito violenze dal padre. La sorella minore invece non l’ha mai accusato non ricordando ciò che la maggiore aveva in un primo momento riferito. Alla luce dei fatti la Cassazione ha annullato le precedenti sentenze rimettendo gli atti alla Corte d’appello di Perugia che venerdì scorso si è espresso con un’assoluzione. Si attendono le motivazioni.
 

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