Traffico passeggeri bloccato, niente crociere, si muovono solo le merci: porto fermo, crollo del 40%

Lunedì 20 Aprile 2020
Porto vuoto, un colpo al cuore per tanti anconetani

ANCONA  - Altro che decrescita felice. Il porto deserto, per citare l’assessore Simonella, “è un colpo al cuore”. Magari sarà suggestivo per chi in questi giorni apprezza la brezza del mare senza vedere fumi salire dai camini dei traghetti. «Ma per chi lo vive quotidianamente - è la riflessione dell’assessore al porto della giunta Mancinelli -, per chi ne riconosce il valore economico e sociale è una grande preoccupazione. I traffici quest’anno subiranno una drastica riduzione». Già i risultati dell’emergenza Coronavirus si vedono nei fatturati del sistema porto, un cluster di imprese e enti che ad Ancona occupa più di 6.500 lavoratori. A marzo il volume d’affari registra un calo del 40%, dovuto soprattutto al blocco quasi totale del traffico di passeggeri, che nel 2019 aveva registrato 1,2 milioni di transiti, sommando ai viaggiatori dei traghetti oltre centomila croceristi.

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Da un mese il volume dei passeggeri s’è quasi azzerato, con cancellazioni a partire dal 15 marzo. La compagnia croata Jadrolinija ha sospeso la tratta Ancona-Spalato, Grecia e Albania consentono solo l’ingresso e la partenza di mezzi commerciali con a bordo gli autisti. Da fine marzo poi l’ordinanza del ministero della Salute e di quello delle Infrastrutture e Trasporti prevede il divieto di ingresso e la sosta nei porti italiani delle navi in servizio di crociera. Una decina di approdi sono già saltati e la Msc Crociere, che doveva iniziare la stagione il 10 aprile, ha sospeso tutto almeno fino all’8 maggio. Ma l’intera stagione, come riconosce il presidente dell’autorità portuale dell’Adriatico centrale Rodolfo Giampieri «sembra compromessa». Una disdetta, proprio nell’anno in cui - con almeno 46 approdi previsti - si contava di superare il record dei 100.109 croceristi del 2019.

Il risultato è quello che si vede nel video diffuso ieri sui social dall’assessore Simonella. Un porto desolatamente vuoto. «Chissà quando riprenderà il traffico passeggeri dei traghetti, quello che di questi tempi faceva viaggiare migliaia di ragazzi in gita scolastica alla scoperta della cultura greca, o i devoti verso Medjugorie; quello che induce le famiglie tedesche e di mezza Europa a passare di qui in estate per esplorare in libertà le isole dello Ionio e dell’Egeo».

L’assessore al porto traccia una previsione pragmatica anche della prossima estate. «Non ci saranno le crociere, gli spagnoli, gli americani, gli inglesi - scrive -. La stragrande maggioranza di essi scendeva a piedi perché aveva dietro l’angolo un Tiziano da ammirare, una spiaggia in città da raggiungere con un ascensore spettacolare, un corso su cui passeggiare qualche ora».

Almeno fino al 3 maggio prossimo, in porto non si potrà nemmeno entrare per fare una passeggiata, perché l’autorità portale ha dovuto vietare gli ingressi in linea con le disposizioni governative sul lockdown: troppi si lasciavano tentare dalle suggestioni di una camminata fino alla Lanterna rossa. «Il porto non è questo, il porto è un corpo vivo», scrive l’assessore Simonella invitando alla riflessione «tutti quelli che parlano di decrescita felice, che sbandierano le questioni ambientali - scrive in un passaggio che richiama anche le discussioni con alcune associazioni contrarie al nuovo terminal crociere - per dire no a qualsiasi progetto di sviluppo, senza sporcarsi le mani mai nel tentativo quotidiano di far convivere lavoro, sicurezza e ambiente. Difficile ma possibile».

Ma il porto dorico intanto continua a lavorare per risollevarsi, per ora almeno con le merci, come spiega il presidente dell’AP Rodolfo Giampieri. «Ci aspettiamo dal governo misure a sostegno del settore marittimo, ma intanto non siamo stati certo con le mani in mano. Stiamo lavorando con l’assessore Simonella e con tutti gli operatori del porto per farci trovare pronti per quando, tra 10 o 15 giorni, le merci torneranno a circolare con volumi maggiori per la ripresa di molte attività produttive». 
Per il porto di Ancona, la questione degli spazi è vitale. «Dobbiamo essere capaci di stoccare sempre più merci ed è su questo che stiamo lavorando, con la massima velocità e la migliore intesa con tutte le imprese del porto, cercando scelte coraggiose e condivise - spiega Giampieri -. Non siamo stati fermi neanche in questo mese terribile». Sono proseguiti, seppure a rilento, i lavori sui silos da demolire. «L’area sarà completamente liberata entro metà giugno - assicura il presidente dell’Autorità portuale -. Avremo 350 metri di banchina a disposizione, pur senza perdere quote del traffico di granaglie, e dovremo decidere come utilizzarli. Saranno importanti gli studi sul carico che possono sopportare quelle banchine, costruite negli anni ‘50. Intanto stiamo asfaltando un’area importante, dietro la banchina 26, e lavoriamo per velocizzare le procedure informatizzate e sveltire la pratica per l’acquisto dell’area ex Bunge».

Questo per le merci, mentre per i passeggeri l’orizzonte è molto più incerto. «Purtroppo credo che l’intera stagione delle crociere rischi di saltare, non solo nel nostro porto - Giampieri non s’illude troppo -. Ma oltre ai centomila croceristi, ci preoccupa soprattutto il traffico dei traghetti, che per noi vale 1,1 milioni di passeggeri. Ma questo purtroppo non dipende da noi. C’è solo da sperare che l’emergenza Coronavirus finisca presto».

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