Persa in tribunale la guerra del calore, salasso da 1 milione per il Comune di Ancona. Risoluzione del contratto illegittima

Persa in tribunale la guerra del calore, salasso da 1 milione per il Comune di Ancona. Risoluzione del contratto illegittima
Persa in tribunale la guerra del calore, salasso da 1 milione per il Comune di Ancona. Risoluzione del contratto illegittima
di Massimiliano Petrilli
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Sabato 1 Ottobre 2022, 02:50

ANCONA  - Il braccio di ferro del calore costa un milione al Comune. La decisione di tre anni fa di risolvere il contratto con l’azienda che nel 2010 si era aggiudicata il “Servizio energia e multiservizio tecnologico per gli impianti di pertinenza del Comune di Ancona” è stata infatti cancellata da una sentenza del Tribunale civile di Ancona. Verdetto esecutivo tanto che la Giunta nei giorni scorsi ha approvato la delibera per il riconoscimento del debito fuori bilancio da 952mila euro che dovrà essere ora approvato dal consiglio comunale. Il doppio giudizio ha infatti dato ragione all’impresa che a fine 2019 aveva chiesto al Tribunale di Ancona-Sezione specializzata per le Imprese di dichiarare «l’illegittimità della determina dirigenziale che risolveva il contratto di appalto» oltre che «dichiarare l’illegittimità dell’escussione della cauzione contrattuale disposta dal Comune di Ancona».

Richiesta accolta in primo grado e confermata poi in Appello «con la quale il Tribunale Civile di Ancona ha accolto la domanda» dell’azienda e della società assicuratrice «intesa ad accertare l’illegittimità della risoluzione del contratto di appalto aggiudicato - si legge nella relazione che accompagna la delibera - Ha accolto l’opposizione promossa dall’assicurazione intesa alla restituzione della polizza escussa, revocando il decreto ingiuntivo. Ha condannato il Comune a restituire quanto percepito dalla esecuzione del decreto ingiuntivo, oltre interessi a far data dal precetto al saldo. Ha condannato il Comune a pagare quanto in proporzione loro dovuto, sulla base contrattuale della partecipazione all’associazione temporanea d’impresa». Per un totale di 952.281,88 euro.

Di cui la maggior parte costituita però dalla fidejussione che il Comune aveva incassato parallelamente alla rescissione del contratto deciso a settembre 2019 per «grave negligenza, inadempimento alle disposizioni riguardo ai tempi di esecuzione e mancato rispetto delle diffide impartite nei termini imposti; rallentamento dei servizi senza giustificato motivo». Numerose le contestazioni fatte dal Comune a partire dai pochi interventi di efficientamento energetico eseguiti sugli immobili comunali.

Ma a far precipitare la situazione era stata la scarsa manutenzione delle stazioni di pompaggio di 4 sottopassi, tra cui quello di via Macerata che, proprio per la mancata sostituzione di una pompa che s’era bloccata, s’era allagato il 23 settembre 2019, intrappolando un’auto passata nonostante il rosso.  Le inadempienze contestate dal Comune nella gestione dei servizi vedeva anche la mancata consegna dei verbali delle verifiche periodiche degli apparecchi elevatori, l’assenza di buona parte delle certificazioni Ape degli edifici comunali, il mancato ripristino degli impianti di allontanamento piccioni nel porticato di piazza Cavour, uffici comunali del Viale, Mercato delle Erbe e sede comunale di piazza XXIV Maggio. 

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