Ferrari, signora coraggio finalmente sul podio olimpico

Ferrari, signora coraggio finalmente sul podio olimpico
di Gianluca Cordella, inviato a Tokyo
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Martedì 3 Agosto 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 15:54

dal nostro inviato a Tokyo

Dalla medaglia più inattesa a quella più attesa. Tredici anni per la precisione, da Pechino 2008. Benvenuti sulla giostra Italia, quella che gira rapidamente tra le emozioni e regala medaglie come fossero caramelle. Dopo esserci stropicciati gli occhi per il missile d’oro Marcell Jacobs – avete realizzato che il campione olimpico dei 100 metri è italiano, sì? – la spedizione azzurra celebra Nostra Signora del Coraggio, Vanessa Ferrari. La donna che realizza il paradosso di essere un gigante della ginnastica artistica mondiale, pur essendo una fatina di 146 centimetri. Se alla Ferrari associate il rosso, be’ questa brilla d’argento. Ce l’ha fatta Vane, trentenne contro le sedicenni, l’atleta forse più bersagliata dalla malasorte nella storia dello sport italiano. Infortuni a raffica (devastante quello del 2017, rottura del tendine d’Achille) e beffe atroci, come i due quarti posti di Londra e Rio. E in generale una serie di eventi contrari che avrebbero fatto desistere 99 persone su 100. Ma lei per fortuna è la centesima. Che si goda, dunque, questa bellissima medaglia, la prima in assoluto per una ginnasta italiana. La seconda se si considera la prova a squadre delle bimbe d’argento di Amsterdam. Era il 1928, un secolo fa. Poi gloria solo per gli uomini. Fino a ieri, appunto. Quando Vanessa è passata a riscuotere alla cassa del destino. Portando all’Italia la medaglia numero 28 che significa aver già eguagliato il medagliere del 2016, quando mancano ancora cinque giorni di gare. Con il sorpasso, per la verità, che è già certo perché oggi arriverà il podio di Ruggero Tita e Caterina Banti che nella finale del Nacra 17 di vela dovranno solo capire se saranno primi o secondi.
LA GARA

Il corpo libero di Vanessa è poesia pura. L’esercizio, sulle note di “Con te partirò” di Andrea Bocelli, è perfetto. E la Ferrari emoziona. Al punto che lo stesso artista è tra i primi a complimentarsi con la campionessa bresciana. «So quanto lavoro, quanto sacrificio e quanto cuore ci vogliano per arrivare a un risultato come questo. Sono felice d’aver fatto da contorno al tuo successo con la mia canzone». Il punteggio dice molte cose della gara: Vane ottiene 8.300, il più alto della finale, contro l’8.066 dell’americana medaglia d’oro Jade Carey (sostenuta in tribuna da Simone Biles). Che però aveva 6.300 di coefficiente di difficoltà contro il 5.900 dell’azzurra. Tradotto: l’americana è stata la sola a fare quattro diagonali acrobatiche. Chiaro, l’emozione è altro ma questo è un dibattito sportivo vecchio come il mondo. Meglio la potenza di Djokovic o i virtuosismi di Federer? La gloria è un traguardo e ognuno sceglie la via più adatta alle proprie peculiarità. Intendiamoci, la ginnasta bresciana non ha mica contestato quello che è successo sul gradino più alto del podio. No, lei guardava quello più basso. Dove, l’ex aequo tra la giapponese Murakami e la russa Melnikova regalava a entrambe il bronzo. Peccato che nella stessa identica situazione, a Londra 2012, i giudici decisero di assegnare la medaglia solo alla Mustafina, premiando la sua miglior esecuzione dell’esercizio rispetto alla maggiore difficoltà di quello eseguito da Vanessa. Cose che accadono negli sport non decisi da cronometro o centimetri, anche se da allora i criteri di discrezionalità usati dai giudici si sono ridotti, proprio per limitare i range decisionali.
FINALMENTE
Insomma, al diavolo quello che accade per il bronzo. E’ quest’argento che conta. Quello che premia una ragazza che a Pechino 2008 non era al top e che a Londra e Rio aveva assaggiato l’amaro sapore della beffa. Il tutto viaggiando sempre tra infortuni e infortuni che non le hanno impedito di accumulare medaglie in serie tra Mondiali, Europei e Coppa del mondo. Tra il suo successo iridato di Aarhus e l’argento di ieri sono passati 15 anni. Nel mezzo qualcosina è successa. Se è vero com’è vero che ieri, alla fine della gara, le due gemelle britanniche Jessica e Jennifer Gadirova, sedicenni, hanno cercato subito Vanessa per una foto insieme. E se non gratifica quanto una medaglia, quasi.

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