Volley, il flop dell'Italia «è colpa dei social»

Giovedì 5 Agosto 2021 di Andrea Sorrentino
Volley, il flop dell'Italia «è colpa dei social»

Le mani e i polpastrelli bisognerebbe consumarseli sul pallone, anziché sui tastini dello smartphone: quelli friggono il cervello, e ti buttano fuori dalle Olimpiadi. Davide Mazzanti finalmente ha il coraggio di dirlo, anzi la follia, viene il sospetto che verrà colpito da variopinte rappresaglie, ahilui. Le ragazze della pallavolo sono state eliminate ai quarti, anzi più che altro distrutte, asfaltate e a tratti scherzate dalle serbe, e non hanno mai reagito tecnicamente o psicologicamente, anche perché erano fuori di testa e senza concentrazione, e da giorni, per via di un abuso di interazioni sui social, come si direbbe tecnicamente. Troppi smanettamenti, troppi selfie e video, troppe parole e troppe liti con sconosciuti nemici virtuali, e per ore al giorno. Non ci si concentra così. Davide Mazzanti non è Matusalemme né un vegliardo irrancidito dalla vista dei giovani, è un allenatore di 44 anni che vive e lavora con ragazze che potrebbero essere quasi tutte sue figlie, e il suo magari è anche un richiamo paterno, oltre che un tentativo di spiegare una delusione grande quanto Tokyo, nemmeno lui pensava di venire surclassato così. Due set persi a 21 e uno, umiliante, a 14. Anche se precisa che «di certo non abbiamo perso per questo», il ct la butta lì, la sua denuncia sull’abuso dei social in tempi olimpici, e in assoluto: «Alle ragazze lo avevo detto, cercate di staccarvi da tutto quello che vi circonda, perché già di emozioni ne abbiamo tante. La melma quando arriva è melma, al di là di chi te la tira. Questa Olimpiade è stata una palestra tosta per tutti sotto questo punto di vista: per me, che ho fatto cinque post in sei anni, è più facile staccarsi dai social. Forse per loro è un po’ più difficile». 
IL CASO EGONU
Dice loro, e Paola Egonu è la prima, perché è lei la grande incriminata. Colpa anche dell’impossibilità di muoversi anche solo all’interno del Villaggio, le giocatrici sono state attivissime coi loro profili, con foto e video della loro avventura a Tokyo, e finché hanno vinto le prime tre partite è stato un divertimento, Egonu se l’è spassata col video in cui mandava a quel paese un’avversaria russa sotto rete e ha fatto tanti bei clic. Poi è arrivata la prima sconfitta con la Cina e il mondo social è diventato ostile: sui profili, che tanti profitti portano a chi li sa usare bene e queste ragazze li sanno usare, sono cominciate ad arrivare brutte parole, provocazioni, offese, melma appunto. E le ragazze hanno risposto, si sono ingarellate e inacidite coi provocatori, hanno perso il bandolo, sono rimaste imprigionate in una rete virtuale, e le loro belle teste pure. Mazzanti se n’è accorto, ha provato a richiamarle, niente, erano già altrove. L’Italia chiude i Giochi con tre sconfitte in fila contro Cina, Usa e Serbia, due volte per 3-0. Contro la Serbia Paola Egonu, che a Tokyo non è mai stata se stessa, ha messo giù solo il 33% dei palloni, ha avuto uno spaventoso 4% di efficienza in attacco. Stremata, per aver giocato sempre e per eccesso di smartphone, e non solo lei. Sono vittime della situazione, come tante persone nel mondo, o carnefici di se stesse, per aver ecceduto col giocattolo che regala visibilità, poi presenta il conto? Seguirà dibattito. A colpi di post, ovvio.

 

Ultimo aggiornamento: 6 Agosto, 11:37
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