Italia, si ricomincia. Mancini: «All'estero hanno cambiato il giudizio sul nostro calcio. Jorginho? Merita il pallone d'oro»

Lunedì 30 Agosto 2021 di Mario Tenerani
Italia, si ricomincia. Mancini: «All'estero hanno cambiato il giudizio sul nostro calcio. Jorginho? Merita il pallone d'oro»

Abbronzato, sorridente, Mancini dopo 50 giorni dalla notte di Wembley rientra nella sala conferenze di Coverciano e incassa l’applauso dei giornalisti. Si percepisce l’emozione, la Coppa è nella teca a pochi metri da lui. Si riparte, verso le qualificazioni ai Mondiali, ma con una cosa diversa: «Credo che la nostra vittoria abbia cambiato il modo di giudicarci all’estero perché l’abbiamo ottenuta con una mentalità diversa». Intanto sta arrivando Calabria in ritiro al posto di Lazzari infortunato, mentre Belotti, acciaccato, sta rientrando a Torino. 

 

Le parole di Roberto Mancini

Mancini, ci racconta questi 50 giorni da campione d’Europa?
«Nulla è cambiato, la vita continua e speriamo sempre così. Abbiamo fatto felici noi e 60 milioni di italiani. Questo ci ha resi più orgogliosi. Una cosa trasversale, dal bambino di 3-4 anni alle persone di 85. E’ la cosa più bella aver fatto tutti felici anche coloro non seguivano il calcio. Scherzavamo sulle foto qui a Coverciamo: dicevamo tra noi, bisogna vincere per averla… Ora finalmente l’hanno messa…». 

Lei ha sempre detto che si poteva vincere e siete riusciti a farlo. Ora in previsione dei Mondiali si può affermare la stessa cosa o no?
“Noi come Nazionale possiamo migliorare in 14 mesi da adesso al Mondiale. Ci sono ancora 5 gare di qualificazione e vanno prese con attenzione a cominciare da giovedì. Ci sono squadre con giocatori che sono in campo da prima di noi. Ora focus sulla qualificazione”. 

Adesso tutti gli allenatori guardano Mancini… 
«Bisogna cercare di giocare bene per far divertire. Ma si può vincere in tanti altri modi. Non è una sola la strada per vincere. Certo, noi avevamo un buon gruppo e molto affiatato. Queste sono le basi. Con grandi qualità tecniche».

È tornato Kean… 
«Grandi qualità, è giovane. Lo abbiamo lasciato a casa per l’Europeo con grande dispiacere. Ma sapeva che lo avremmo richiamato».

Donnarumma non sta giocando a Parigi, perché?
«È arrivato tardi, solo questo è il motivo».

Pellegrini, Zaniolo, avevano voglia di tornare… 
«Il merito è di tutti anche di quelli che non sono potuti venire con noi: hanno giocato le qualificazioni e ci hanno aiutati ad andare all’Europeo. Sono tornati dagli infortuni. Zaniolo è importante che stia bene e poi non è un problema di ruolo».

Teme un effetto appagamento?
«Il problema dell’inizio è quello, cioè incontriamo squadre che hanno calciatori con già 8-10 gare nelle gambe nei loro campionati. Mai appagati, i nostri ragazzi prendono tutte le partite al massimo». 

Il presidente Gravina ha parlato dei grandi campioni che hanno lasciato il campionato, ma la Nazionale è un esempio. Siete un modello?
«La Nazionale può essere un modello sempre. Io penso però che i giocatori italiani diano molte garanzie, bisogna solo aver fiducia».

E Scamacca? 
«Ha fatto tutte le nazionali, ora lo abbiamo chiamato. Lui ha caratteristiche diverse dagli altri attaccanti». 

La Nazionale maschera altre difficoltà del calcio italiano?
«Ci sono calciatori che poi sono andati all’estero e che si sono riaffermati in Italia. Significa che è un peccato perderli certo, un dispiacere vederli andare via, ma il nostro campionato non è così male…».  

Voi avete vinto l’Europeo, poi ci sono state le Olimpiadi con le grandi medaglie dell’atletica. Si possono fare paragoni?
«Vincere quelle cose alle Olimpiadi rende tutto speciale, ma non sono imprese paragonabili. Tutte sono importanti. Imprese straordinarie e resteranno nella storia. Sbaglia chi le paragona perché c’è chi ama più il calcio e chi l’atletica. Io da sportivo sono felice. E sono anche contento per le persone che mi hanno fermato per dirmi grazie. E c’è un particolare che mi è rimasto dentro: abbiamo vissuto 50 giorni insieme lunghi e difficili, eppure non abbiamo avuto il minimo problema tra di noi. Quando invece sarebbe stato normale averlo. Ecco, questo spiega il nostro gruppo e il successo che abbiamo ottenuto». 

Mancini, è vero che non c’è un solo modo di vincere, ma il vostro è stato completamente diverso dai precedenti. Vi siete difesi attaccando sempre e comunque: non pensa che grazie alla vostra vittoria all’estero abbiano cambiato il giudizio su di noi? 
«Sì, c’è stata una svolta nel pensiero degli altri all’estero su di noi. Me ne sono accorto anche durante l’Europeo leggendo quello che dicevano di noi. Non eravamo giudicati come difensivisti anche se prima di Wembley comunque avevamo vinto 4 mondiali, non poca cosa… Io credo che noi continuiamo ad essere i migliori al mondo nel difendere, ma all’Europeo abbiamo dimostrato di saper fare tutto, attaccando molto bene. Insomma, siamo stati completi».

È la serie A che si aspettava? Col 61 per cento di stranieri…
«Non so… Per me non è facile rispondere. Io con la Samp da giocatore ho vissuto un’altra esperienza: Mantovani comprò tutti giocatori italiani forti per farli crescere e dopo vincemmo uno scudetto storico. Io non conosco le situazioni dei club. Certo, è successa una cosa strana: convocammo Ricci dello Spezia a marzo e ci fece una grande impressione anche se purtroppo non riuscimmo a farlo giocare. Ho letto che fino a ieri era svincolato e disoccupato… Incredibile a soli 27 anni… Meno male che ora ha trovato dopo tanto una squadra, il Frosinone». 

Jorginho merita il Pallone d’Oro?
«Si, glielo darei. Se lo merita davvero, ha vinto tutto quest’anno».

Insigne può fare il falso nueve? 
«Può farlo tranquillamente, lo ha fatto anche con noi». 

Giovedì si riparte con la Bulgaria: che si aspetta?
«Vorrei che riprendessimo da dove abbiamo lasciato… Con il nostro modo di giocare e con la nostra convinzione». 

Tra gli atleti alle Olimpiadi chi l’ha colpita di più?
«Non posso citarne uno… È difficile. Tutti si devono ricordare e l’unico dispiacere è non aver visto il pubblico alle Olimpiadi: anche le vittorie sarebbero state accompagnate in modo diverso. Sono stati ragazzi fantastici». 

C’è un rischio gratitudine verso il gruppo o le scelte saranno fatte a prescindere?
«Non abbiamo gerarchie tra i 26 dell’Europeo… Se uno sta meglio gioca. La prima partita è sempre la più difficile e gioca chi sta meglio. È giusto che tutti siano qui, lo hanno meritato, poi vedremo. Stiamo pensando di chiamare Calabria, Belotti non sta molto bene (sta rientrando a Torino, ndr). Calabria sta giocando bene da tempo. Anche se lo avevamo chiamato una sola volta a marzo scorso. Tanti non li abbiamo convocati per questioni numeriche, ma lo avrebbero meritato».  

La foto di Jesi ha fatto il giro del mondo…
«Ero davanti alla salumeria perché più di due non si poteva entrare, ma la bresaola era molto buona…». 
Parola di ct campione d’Europa.

Ultimo aggiornamento: 20:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA