Covid, ivermectina per cavalli come farmaco contro il virus: l'ultima follia negli Usa

L'ultima follia negli Usa: vermifugo per cavalli come farmaco anti-Covid
L'ultima follia negli Usa: vermifugo per cavalli come farmaco anti-Covid
di Francesco Malfetano
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Domenica 29 Agosto 2021, 09:19 - Ultimo aggiornamento: 15:19

«Non sei un cavallo, non sei una mucca. Seriamente, tutti quanti ora basta». Con questo singolare messaggio qualche giorno fa la Food and drug administration (Fda) si è rivolta ai cittadini americani. Un duro avvertimento che, complice l'allusione veterinaria, è immediatamente diventato virale sui social. Dietro al cinguettio però non c'è un'operazione simpatia dell'agenzia del farmaco a stelle e strisce, ma un'allerta vera e propria.

Il riferimento infatti è all'incredibile aumento registrato al di là dell'Atlantico degli avvelenamenti da ivermectina. Ovvero un antiparassitario usato di solito sugli animali. Il perché una fetta consistente di americani abbia iniziato ad ingerire pasticche per cavalli è presto detto: senza alcuna evidenza scientifica acclarata da studi rigorosi, l'ivermectina è stata trasformata dalla propaganda no-vax nell'ultima frontiera delle cure domiciliari anti-Covid.

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IL FARMACO

Prima di capire in che modo ciò è potuto accadere, va precisato che si sta parlando di un farmaco antielmintico. Cioè di un antiparassitario ad ampio spettro che uccide o promuove l'espulsione di vermi e parassiti intestinali negli animali; compresse che vengono utilizzate anche per trattare scabbia o infestazioni da pidocchi. In alcuni casi inoltre ne è autorizzato l'uso per gli uomini, sempre per eliminare l'eventuale presenza di parassiti.

Al di là dell'uso tradizionale però, da mesi sul web vengono citati alcuni studi - una ricerca israeliana e una giapponese, quest'ultima però si è rivelata inesistente - che sostengono come l'ivermectina possa essere utilizzata per il trattamento preventivo delle infezioni da Sars-Cov2. Un'evidenza che però, come dimostra la presa di posizione dell'Fda, è assolutamente contestata dagli scienziati di tutto il mondo che puntano l'attenzione sui tantissimi effetti collaterali causati dall'assunzione dell'antiparassitario.

Eppure le voci sulla potenziale efficacia dell'ivermectina come cura fai-da-te hanno preso talmente tanta forza nell'universo no-vax da finire con l'essere confuse con le indicazioni ufficiali. Così non solo migliaia di americani hanno iniziato ad assumerla in dosi massicce, ma è anche finita tra i farmaci consigliati nelle linee guida inviate dalla Regione Sardegna ai medici di famiglia per il trattamento domiciliare del Covid - con fortissime polemiche da parte dell'ordine dei medici isolano.

Come al solito in pratica, grazie alla forte spinta della propaganda no-vax, sul web il farmaco è diventato una possibile terapia da preferire alle vaccinazioni al pari dell'antireumatico colchicina e della clorochina. Tutti preparati già bocciati dai test clinici, che però chi rifiuta il vaccino accusandolo di essere sperimentale assume serenamente. E le conseguenze ci sono. Tant'è che per le autorità sanitarie negli Stati Uniti sono quintuplicati negli ultimi mesi i casi di avvelenamento. E non è neppure ipotizzabile il numero di persone che la sta assumendo a rischio di nausea, vomito, diarrea, tremolii incontrollati, gonfiore agli occhi o alle articolazioni, febbre, orticaria e vesciche.

Non proprio una buona idea insomma, come hanno chiarito negli Usa. «L'ivermectina al momento non è autorizzata o approvata dall'Fda per il trattamento del Covid-19 - hanno spiegato le autorità sanitarie - Inoltre il National Institute of Health ha determinato che al momento non ci sono dati sufficienti per il trattamento del Covid-19».

Già a marzo peraltro sul tema si erano espresse anche Ema, l'agenzia europea dei farmaci, e Aifa, chiarendo che se anche «Studi di laboratorio hanno mostrato che ivermectina potrebbe bloccare la replicazione del SARS-CoV2» lo fa solo «a concentrazioni molto più elevate rispetto a quelle raggiunte con le dosi autorizzate». Inoltre «Gli studi clinici hanno prodotto risultati diversificati: alcuni non hanno dimostrato alcun beneficio, mentre altri hanno indicato un beneficio potenziale». In conclusione: «le evidenze non sono sufficienti a supportare l'uso di ivermectina per Covid19 al di fuori degli studi clinici».

 

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