Pesaro, carissima ripresa: aumenti fino al 32% in tutti i settori, preventivi in dubbio e aziende rallentate

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Véronique Angeletti
Metano sempre più caro, foto tratta dal Web

PESARO - La carenza e l’impennata dei prezzi delle materie prime non sono solo un freno per la ripresa ma rappresentano una vera e proprio minaccia per le medie e piccole imprese del Pesarese. Luca Bocchino, analista del Centro Studi di Confartigianato Imprese, quantifica l’aumento del 32% e stima che sul Pil delle Marche, seconda regione manufatturiere d’Italia, incide per il 3,3%. I rincari toccano anche l’agricoltura. Per la Coldiretti, i costi energetici delle lavorazioni per la semina, per riscaldare le serre, dei materiali d’imballaggio stanno mettendo a dura prova i bilanci aziendali. Costi che, a cascata, andranno a pesare sui prezzi al consumo. 

 
«Purtroppo – entra nel merito Lorenzo Ricci di Laser Idea a Canavaccio di Urbino – abbiamo già dovuto avvertire i nostri clienti che, da novembre, i nostri listini aumenteranno del 10%». L’azienda, da 34 anni, taglia, incide, piega, curva, salda tutti i tipi di materiali. Dal plexiglass al forex, dall’acciaio al ferro, dal mdf al legno di betulla, di pioppo e realizza pareti, divisori, vetrine anche pezzi unici e di design. «Dopo le ferie – conferma - il mercato è diventato particolarmente dinamico. Stanno arrivando tuttora tante richieste e di tutto i tipi. Nel mese di settembre, il commercio on line del nostro negozio virtuale è addirittura aumentato del 40%. Tuttavia, oggi abbiamo difficoltà a reperire materiali, i prezzi non soltanto sono lievitati ma i tempi di consegna si sono dilatati». Stesse problematiche per Bruno Ricciardelli della “Mare e Terra”, azienda fanese specializzata nella consegna chiavi in mano di arredi di lusso per aree civili e interni di yachts. Purtroppo, patisce delle turbolenze di un mercato che fa notare «offre le opportunità per lavorare tutti e bene» ma che purtroppo «non dà le condizioni per farlo». Spiega che lavorano con preventivi chiusi mesi prima con prezzi nettamente inferiori a quelli del materiale che devono acquistare oggi. «Impossibile fare magazzino, pertanto dobbiamo farsi carico dell’aumento che incide anche del 20% sull’importo contrattuale. E questo è solo il danno economico diretto ma quello che temo di più – incalza - è il danno indiretto. Il fatto che non possiamo prevedere l’evoluzione dei prezzi, che i tempi di consegna si riverberano sui cronoprogrammi dei lavori e mettono a rischio la programmazione futura della produzione». L’azienda dà lavoro a una ventina di operai altamente specializzati. 

Nell’edilizia, il superbonus 110% e altri vantaggi, hanno messo il turbo ad un mercato martoriato dal 2008 diventato tutto d’un tratto trainante. «Salvo che i prezzi di tutti i materiali si sono impennati dal ferro al legno, dall’acciaio alle materie plastiche» commenta Enrico Mancini della Mancini Costruzioni di Pesaro. «Anche degli isolanti, del Pvc, dei capotti che si cercano all’estero norma». Chiede che ci siano incentivi a fondo perduto per le aziende che devono onorare preventivi in perdita e poi, che ci sia una programmazione a più lungo termine del superbonus. «Se devono essere dei strumenti di rilancio del settore, meriterebbe di essere operativo almeno per 6 e 8 anni affinché le imprese siano in grado di pianificare gli interventi». E anche di avere ricadute nel mercato del lavoro. 

E poi, al caro materiale si aggiunge il caro e raro metano. Il costo dei rifornimenti da 2 a 2,5 volte superiori fa lievitare il prezzo delle consegne «a cui si aggiunge un altro grave problema ambientale» sottolinea Federica Bartolomeoli alla guida con il padre e il fratello, di un’azienda di autotrasporto a Montecchio di Vallefoglia. «Manca l’urea - osserva - il composto antismog derivato dal metano senza il quale i motori di nuova generazione si bloccano». 

 

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