L’economia e la semantica per il tempo che viviamo

L’economia e la semantica per il tempo che viviamo

di Rossano Buccioni
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Martedì 2 Agosto 2022, 14:38

In sociologia si teorizza l’esistenza di uno stretto rapporto tra struttura sociale e sua semantica disponibile. Cos’è la struttura di una società? In condizioni di bassa complessità, quindi di limitate relazioni tra i nodi della rete sistemica (il cui scopo ultimo è di legittimare costantemente la rappresentazione corrente della realtà), ci potranno essere delle istanze esterne - principi morali, religiosi o metafisici - capaci di influire sui rapporti di forza, sulle organizzazioni del potere e sulla distribuzione delle risorse. Aumentando le relazioni tra i nodi, gli assetti alla base della legittimità di una struttura sociale inizieranno ad oscillare; le oscillazioni iniziano ad aumentare perché c’è un sistema sociale dominante che, di secolo in secolo, emerge sugli altri, imponendo la propria costruzione della realtà. Negli ultimi due secoli è stata l’economia a fare la parte del leone, con un grande incremento del benessere e con l’emersione di gravi problemi socio-ambientali derivanti dalla sua incapacità di leggere alcuni parametri della realtà. La semantica è il patrimonio di concetti con cui un sistema di civiltà legittima la propria visione del mondo e di sé stesso. E’ la cassetta degli attrezzi con cui funziona culturalmente una certa epoca ed anch’essa subisce erosioni e rimaneggiamenti. I concetti possono anche radicalmente mutare la loro strategia significante, costretta in un primo momento ad osservare in modo laterale rispetto alla piena corrispondenza tra parola e cosa (M. Foucault), poi in modo marginale ed alla fine - seguendo modalità opposte a quelle statuite nella fase aurea - avallando l’auto-esclusione dall’ambito delle idee e delle articolazioni relazionali più significative che contribuiva a costruire. La semantica non sarà solo la storia di un concetto, di un costume o di una pratica culturalmente accettata, ma anche la garanzia di sostanziale prevedibilità delle strategie di comportamento di ego su alter e viceversa. La struttura della società si basa sul riconoscimento di un sistema di aspettative reciproche, senza il quale diventa difficile garantire l’ordine sociale. Dunque, ad un certo patrimonio concettuale farà riscontro una determinata struttura sociale, attualmente in mano all’economia di mercato, capace più di altre opzioni, di interpretare l’esigenza di un forte slegamento degli individui dagli assetti normativi tipici dei sistemi di civiltà precedenti. L’iper-soggettivazione va di pari passo con la crescita dell’individualismo possessivo, con homo oeconomicus che diventa sempre meno politicus, nel senso che diviene sempre più difficile accordarsi su istanze generali, valide per tutti. Questo è il dramma dei sistemi democratici, vittime della loro formula di contingenza (N.Luhmann), cioè ricercare l’autodeterminazione e la felicità delle persone a fronte di risorse sempre più scarse. La disperante aleatorietà e ristrettezza delle diverse offerte politiche, la vergognosa banalità delle loro personalizzazioni ad uso del gusto più stravagante e della scelta più distratta, disegna il sostanziale svuotamento della funzione politica di mediazione e rappresentanza per il semplice motivo che sono state ampiamente sostituite dall’operatività normale di altri sistemi sociali. Qui ritorna il tema della semantica: stiamo vivendo una situazione in cui le decisioni da assumere non riguardano più sfere di vita sulle quali poteva essere solo la politica a determinare un rapporto di mediazione con la persona, ma in ambiti come quello tecnologico/finanziario, aquisitivo-esperienziale, comunicativo-performativo (che notoriamente si governano da soli) il cittadino definisce in prima persona le proprie competenze attoriali in modo altamente sofisticato ed in diretto rapporto con i sistemi sociali di riferimento. Nonostante ciò accada regolarmente, preferiamo derivare il nostro senso di realtà dalle inadempienze criminali di una classe politica che gioca impunemente con la funzione che una semantica incapace di determinare nuova struttura sociale ancora gli garantisce. Da decenni assistiamo all’esplosione dei campi semantici dell’economia e dell’informazione e quella attuale è una condizione nella quale a fronte della nutritissima falange di addetti ai lavori, il ruolo sociale del politico si va costantemente restringendo: altamente significativo per la struttura sociale di altre epoche storiche, ora risulta del tutto disfunzionale anche all’ordinaria amministrazione (inefficienze, burocratizzazione, bizantinismi decisionali), fino a configurarsi come contro-funzionale in contesti di assurda campagna elettorale permanente. Il collasso della politica sembra evidente alla luce del costante incremento di forme economiche di gestione dell’esistente e di pro-determinazione medica, mediatica ed algoritmica del destino individuale. Se il governo della cosa pubblica è chiamato ad operare sulla società degli individui, la fortissima singolarizzazione in tutti gli ambiti della scelta personale rende gran parte del lessico politico – tra cui il concetto fossile di “Patria” - inservibile nelle normali percezioni che i soggetti hanno di sè stessi e del mondo. Del resto, alcune forme di ri-semantizzazione violenta - della religione o della guerra - operate contro l’epoca storica nella quale si verifica una particolare accelerazione sociale, dimostrano come si verifichino dei colpi di coda di forme del sentire che, decisamente scavalcate dal contesto storico, cercano di sopravvivere alla loro archiviazione operando in direzione opposta al mandato sociale originario. Le inadempienze del gioco democratico - come il tragicomico ritorno dell’autocrazia - sono le lunghe ombre del sole calante della politica.

*Sociologo della devianza e del mutamento sociale

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