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La storia dell area marina protetta assomiglia tanto ai Promessi sposi

La storia dell’area marina protetta assomiglia tanto ai Promessi sposi

di Roberto Danovaro
4 Minuti di Lettura
Giovedì 20 Gennaio 2022, 10:05

La storia infinita dell’area marina protetta assomiglia sempre di più a un romanzo storico. È una sorta di rivisitazione dei Promessi sposi in cui il matrimonio tra Renzo e Lucia “non s’ha da fare”. Il matrimonio in questione è quello tra la Costa del Conero e l’area marina protetta. Il Don Rodrigo di turno ha usato i suoi “bravi” per invalidare la richiesta di un referendum popolare, cosa formalizzata pochi giorni fa. La similitudine è molto forte: nei Promessi sposi, uno dei dieci bravi al servizio di Don Rodrigo, Grignapoco, lavorava per ingannare Agnese e sviare le indagini. Il Grignapoco della commissione istituita dal Comune di Ancona, totalmente composta da uomini alla faccia della parità di genere, in questo caso ha dichiarato che il quesito referendario per l’istituzione di un’area marina protetta non era chiaro. Il quesito proposto era: “È favorevole all’istituzione dell’Area Marina Protetta Costa del Conero nel tratto di costa del Comune di Ancona che va dal Passetto allo scoglio della Vela, ai sensi delle leggi n. 979 del 1982 e n. 394 del 1991?”. Per renderlo più chiaro la commissione del Comune ha chiesto ai proponenti del referendum di riformularlo in un poema di 167 parole e 38 righe, nelle quali si metteva in guardia il cittadino sul fatto che con l’area marina protetta, tra le altre cose, non sarebbe stato possibile lo svolgimento di attività pubblicitarie (in mare?) o l’introduzione di armi, esplosivi, e altre corbellerie (tipo che non sarebbe consentita la navigazione a motore, quando è ben noto che, questa, nelle aree di tutela B e C previste dalla proposta ministeriale, è sicuramente consentita). Quindi, se fosse stato accettato il testo errato proposto dalla commissione del Comune di Ancona, il referendum sarebbe comunque stato invalidato per inapplicabilità dei riferimenti del quesito. Si tratta quindi della rivisitazione di un romanzo storico in cui il Comune di Ancona e la Sindaca in prima persona si stanno prendendo la responsabilità di rifiutare un diritto democratico, quello del referendum. Cosa che assomiglia alla mancanza di democrazia che caratterizzava la prima metà dell’800. Questo evento ha profili di incostituzionalità che potrebbe vedere certamente favorevole un ricorso alla Presidenza della Repubblica. Spero sinceramente che qualche gruppo consigliare voglia fare propria l’iniziativa ponendo fine a questa incredibile vicenda, altrimenti lo potranno fare comunque altri soggetti accreditati per legge come le associazioni ambientaliste Wwf Italia o Legambiente. Il comportamento del Comune di Ancona non sorprende visti gli incredibili ritardi nella risposta ai promotori del referendum arrivati a nove mesi (invece dei due mesi necessari), oltre a modalità non rituali della commissione che si permette di proporre una riformulazione del quesito. Sicuramente la vicenda imbarazza la Sindaca Mancinelli che è anche uscita sui giornali per spiegare l’inspiegabile. La Sindaca ha sempre dichiarato di credere nell’espressione popolare del voto, ma che sia proprio lei per tramite di terzi a negare il diritto di espressione dei cittadini è una cosa grave che potrebbe avere ripercussioni politiche serie. Anche perché questa assurda vicenda sta diventando un caso nazionale. Ormai è chiara la strategia del Comune: rimandare a dopo le elezioni del 2023 ogni decisione, ma in politica non decidere è chiaro segno di incapacità. Che si tratti di un’ evidente ingiustizia è chiaro anche ai cittadini più distratti di questo capoluogo, ma sono fiducioso che questo inspiegabile rifiuto non ponga la parola fine alla vicenda. Alla fine Renzo e Lucia si sono sposati, certo passando attraverso tante difficoltà, ma ci sono riusciti. Lo stesso succederà per l’area marina protetta del Conero. Anche perché l’assurdità della posizione del Comune è evidenziata dal rilancio della procedura per la costituzione dell’area marina del Piceno. La Costa del Piceno non può vantare la bellezza e il pregio naturalistico di quella del Conero, ma è un’idea bellissima perché rappresenta un’idea moderna di “parco” per la protezione e gestione sostenibile delle risorse della fascia costiera. La protezione del mare è parte integrante della strategia del Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per l’ampliamento delle aree marine protette italiane che sono ancora lontanissime dal 30% del territorio marino previsto entro il 2030. Quindi parafrasando il monito dei bravi dei Promessi sposi, potremmo dire che il “matrimonio s’ha da fare” e credo che si farà nonostante i politici locali che non mostrato visione e intelligenza per poter capire che il mondo è cambiato e non siamo più nell’800.


*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto
nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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