Statali, busta paga extra a fine mese
con gli arretrati: ecco l'una tantum

Statali, busta paga extra
a fine mese con gli arretrati
Ecco l'una tantum
di Luca Cifoni
Arretrati alla fine di questo mese e aumenti definitivi nello stipendio di marzo. Si è concluso anche formalmente - con la firma finale presso l’Aran, l’agenzia pubblica che si occupa della contrattazione, il rinnovo contrattuale per 240 mila dipendenti pubblici delle amministrazioni centrali. L’intesa raggiunta a fine dicembre viene quindi resta definitiva dopo i previsti passaggi alla Ragioneria generale dello Stato e alla Corte dei Conti: prevede per i lavoratori dei ministeri delle agenzie fiscali e degli altri enti l’incremento medio di 85 euro al mese. L’una tantum con gli arretrati avrà invece un valore compreso tra i 370 e i 712 euro, relativi agli aumenti (parziali) già maturati dal 2016 in poi.

A questo punto dopo l’accordo già raggiunto per scuola e università (che a sua volta dovrà essere formalizzato) e quello per militari e forze di polizia (da tradurre in un decreto del Presidente della Repubblica) restano da definire i rinnovi di altri due pezzi molto importanti della macchina amministrativa pubblica: autonomie locali, ovvero Regioni e Comuni, e sanità. Per il primo comparto, nel quale si trovano poco meno di 550 mila lavoratori, i tempi dovrebbero essere piuttosto stretti: dopo che il ministero dell’Economia ha dato il via libera all’integrazione dell’atto di indirizzo, per domani è fissato un appuntamento all’Aran che potrebbe sfociare in un’intesa già entro la settimana. Le risorse necessarie a garantire l’incremento contrattuale, sempre parametrato sugli 85 euro medi, sono già state reperite dalle amministrazioni interessate. Come avvenuto per lo Stato centrale, la questione dell’ordinamento professionale, che rischierebbe di incrementare il fabbisogno di risorse finanziarie, verrà probabilmente rinviata al lavoro di un’apposita commissione in vista della successiva tornata contrattuale 2019-2021.

 

Una parziale eccezione potrebbe però riguardare la fascia più bassa dei lavoratori, la categoria A, quella che corrisponde a mansioni come usciere o addetto alle fotocopie. L’idea delle amministrazioni, condivisa dai sindacati, è superarla visto che si tratta di funzioni in buona parte superate anche dall’evoluzione tecnologica e organizzativa. L’idea è portare queste persone (alcune migliaia in tutto quelle rimaste) nella successiva categoria B: senza miglioramenti retributivi nell’immediato ma con la possibilità poi di progredire senza necessità di un concorso interno. Resta da vedere se questa impostazione sarà effettivamente accolta dal governo che vuole evitare anche il rischio di un incremento dei costi previsti. Si discuterà poi sulla definizione di due apposite sezioni contrattuali per vigili urbani e dipendenti di scuole materne e asili.
Più complessa la partita sulla sanità. In settimana dovrebbe arrivare dalle Regioni (che gestiscono il settore) l’atto di indirizzo integrativo, con la proposta sul delicato nodo delle risorse: si tratta di attingere al Fondo sanitario nazionale senza compromettere le spese necessarie al funzionamento di Asl e ospedali, all’acquisto dei farmaci e così via. Siccome difficilmente dal governo potranno venire stanziamenti aggiuntivi, va trovato un escamotage. Che dal punto di vista dei sindacati non potrà però essere uno slittamento della decorrenza degli aumenti alla parte avanzata dell’anno. Insomma si tratta di un nodo non facile da sciogliere anche se il governo ha tutto l’interesse a chiudere prima del voto anche questa trattativa, sulla quale premono anche agitazioni e scioperi già dichiarati nel settore.
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Marted├Č 13 Febbraio 2018, 08:51 - Ultimo aggiornamento: 13-02-2018 12:29

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