Bailey, colpito da paralisi cerebrale
completa la gara di triathlon: è un eroe

Bailey, colpito da paralisi cerebrale completa la gara di triathlon: è un eroe
di Paolo Ricci Bitti
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Martedì 28 Luglio 2015, 09:49 - Ultimo aggiornamento: 20:22
ROMA - Bailey Matthews è IronBoy: ha solo 8 anni ma ha dimostrato come nessun altro che cosa significhi avere forza di volontà.



Il piccolo inglese di Worksop, Nottinghamshire, ha completato una gara di triathlon (nuoto, bici e corsa) entusiasmando la folla che l'ha sostenuto con gli applausi nel rush finale durante il quale si è rialzato da solo ogni volta che è caduto. Un'impresa epica per uno come lui. E per la sua famiglia. E in tanti, tra gli spettatori, non si sono vergognati di nascondere le lacrime.



Bailey, la cui determinazione è subito diventata fonte di ispirazione e coraggio non solo nel Regno Unito, è nato prematuro di 9 settimane, ma solo quando ha avuto un anno e mezzo è stato riconosciuto affetto da paralisi cerebrale.







"Nonostante questo - ha raccontato la madre Julie Hardcastle al MailOnline - fin da piccolo ha sempre cercato di arrangiarsi da solo in tutte le attività quotidiane. Anche solo vestirsi gli richiede sforzi sovrumani ma noi l'abbiamo sempre affiancato in questi tentativi. E' lui stesso a scegliere gli obiettivi da raggiungere e poi a impegnarsi ben al di là di quelle che potrebbero sembrare le sue possibilità".



Nei mesi scorsi, pur con l'aiuto di un semplice supporto con quattro ruote (un deambulatore messo a punto dalla sua stessa famiglia, che comprende anche il fratello Finaly) Bailey si è appassionato alla corsa seguendo il padre Jonathan.



Poi è stata la volta della bici, anche questa adattata, e quasi allo stesso tempo del nuoto, quasi sempre in un lago e non in piscina.



"Sì, perché ben presto - dice ancora la madre - Bailey ha fatto capire che avrebbe voluto tentare una gara di triathlon. Abbiamo immediatamente compreso che anche questa volta stava facendo sul serio e ci siamo tutti messi all'opera per aiutarlo".



E così, dopo allenamenti quasi quotidiani una volta terminati i compiti scolastici, il bambino dalle gambe gracili e dall'andatura sbilenca ma dalla volontà d'acciaio ha macinato chilometri e bracciate sotto la pioggia o con il sole e nei giorni scorsi si è iscritto alla gara del castello di Howard, nello Yorkshire del nord, una delle competizioni più dure dell'Inghilterra: 100 metri a nuoto, 4 km in bici e 1.300 metri di corsa, questa la "tariffa" prevista per la categoria dei bambini di 8 anni. Senza sconti, paralisi cerebrale o no.



Scortato, ma mai sostenuto, dal padre, Bailey, insieme ad alltri 500 bambini e a 2.200 adulti, si è tuffato nel lago, è salito in sella alla bici e infine ha iniziato a correre. Una prova titanica anche per bimbo "normale". Ed è stata proprio l'ultima frazione quella più drammatica ed esaltante al tempo stesso: il deambulatore non è certo leggero e il terreno del percorso è alquanto accidentato, solo negli ultimi metri asfaltato . Così, in vista del traguardo, con gli spettatori travolti dall'emozione, Bailey si è liberato dell'ingombrante sostegno ed è corso, come poteva, come può, verso il filo di lana. Ha traballato ed è caduto una volta. Si è rialzato. Ha perso l'equilibrio ed è caduto un'altra volta. Si è rialzato. Con il padre che ha resistito - chi ce l'avrebbe fatta? - alla tentazione di sollevarlo, tanto mica avrebbero "squalificato" il concorrente. Centimetro dopo centimetro Bailey ha infine raggiunto, in un chiasso celestiale, il traguardo.



Il suo sguardo, il suo sorriso, la sua felicità valgono tutto il film Momenti di gloria, valgono tutti i fotogrammi sgranati e in bianco e nero dell'arrivo di Dorando Pietri alla maratona dei Giochi di Londra nel 1908.



Le immagini degli abbracci strettissimi con la mamma Julie e il papà Jonathan appartengono invece solo all'album della famiglia Matthews, la famiglia di IronBoy.



«Sono stata sopraffatta dalla commozione - ha detto infine Julie - più per le reazioni della folla che per quell'ultimo tratto di gara di Bailey. Io lo sapevo che avrebbe finito la corsa, nessuno può fermarlo quando si mette in testa una cosa. E ogni giorno ci insegna che nessuno può mai arrendersi e dire "Non ce la posso fare"».
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