Ragazzino umiliato, papà si sfoga
«Che tristezza i compagni in silenzio»

Ragazzino umiliato dai bulli
a scuola. I compagni
in silenzio l'ira del papà
FABRIANO - «Mio figlio è forte, non è abituato a farsi giustizia da solo ed è rimasto vittima dell’arroganza dei suoi compagni, ma è possibile che per tutelarlo lo devo iscrivere a un corso di arti marziali?». A casa del dodicenne vittima di episodi di bullismo nella scuola media Marco Polo di Fabriano non c’è rabbia per quanto accaduto, ma delusione e voglia di rimboccarsi le maniche per far capire anche a quei genitori che sapevano cosa stava succedendo a ricreazione, che restare in silenzio è sempre sbagliato. I coniugi hanno deciso di parlare perché credono nell’educazione come unica forma di crescita.

Tra i banchi sembra tornata la serenità. Anche se un minimo di sospetto resta, c’è la voglia di fare le cose di tutti i giorni con una consapevolezza in più: i figli vanno seguiti con cento occhi perché anche nelle nostre zone episodi di bullismo possono capitare. Il momento più difficile è quello della ricreazione o della sosta in bagno dove nessuno vede mai nulla. Preso in giro con soprannomi offensivi, percosso più volte con pugni alla schiena e al viso anche davanti ai compagni che sono rimasti in silenzio, il 12enne è alla ricerca delle spensieratezza rubata. «A casa non mangiava. Quando masticava qualcosa aveva difficoltà a deglutire – confida il babbo commosso – e ci siamo preoccupati. Inizialmente, però, sia noi genitori che uno specialista, abbiamo dato la responsabilità al terremoto, ma così non era. Aveva gli occhi spenti, non era più vivace, c’era qualcosa di serio che lo minava nell’intimo».
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Venerdì 24 Febbraio 2017, 05:25 - Ultimo aggiornamento: 24-02-2017 23:16

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