Senigallia, la vittima dello stalker uxoricida: «Quella pena non basta»

Senigallia, la vittima dello stalker uxoricida: «Quella pena non basta»
SENIGALLIA La vittima di stalking di Jurgen Mazzoni impugna il verdetto che ha condannato il senigalliese e ricorre in appello. L’obiettivo è quello di ottenere una...

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SENIGALLIA La vittima di stalking di Jurgen Mazzoni impugna il verdetto che ha condannato il senigalliese e ricorre in appello. L’obiettivo è quello di ottenere una pena maggiore per il suo aguzzino, per cui il giudice aveva stabilito lo scorso maggio tre anni e sei mesi di reclusione.

Uno sconto notevole rispetto ai sei anni chiesti dal pm Ruggiero Dicuonzo per l’uxoricida di 42 anni già condannato nel 2002 per aver ucciso la moglie Federica Gambardella. Il ricorso è stato depositato negli uffici del tribunale dagli avvocati Ruggero Tomasi e Mary Basconi che assistono le parti civili costituite in primo grado. Erano sia la studentessa di 24 anni diventata l’ossessione amorosa di Mazzoni che i suoi genitori. Il giudice Elisa Matricardi aveva assicurato alla ragazza un risarcimento danni del valore di 30 mila euro, mentre ai suoi familiari di 20 (10 mila ciascuno). Nonostante la condanna, i legali hanno impugnato la sentenza, contestando un punto: l’equivalenza delle attenuanti generiche con le aggravanti.
   
Una parità che ha giocato un ruolo fondamentale sul calcolo della pena. «Nel ricorso, sollecitiamo – afferma l’avvocato Tomasi – la procura generale a una rivalutazione del bilanciamento tra le attenuanti e le aggravanti, ritenendo queste ultime prevalenti sulle altre». Nelle aggravanti era stato preso in considerazione il rapporto affettivo, seppur non stabile ed esclusivo, intercorso tra Mazzoni e la sua vittima, e il fatto commesso da una persona travisata (lo stalker perseguitava la 24enne attraverso un profilo Facebook falso). Nella concessione delle generiche, il giudice – nella sentenza – si era soffermato sulla condotta processuale collaborativa tenuta da Mazzoni. Durante l’esame testimoniale, tra l’altro, l’imputato aveva riconosciuto le sue responsabilità. «Sono dispiaciuto per quello che è successo – aveva detto in udienza – ma ero innamorato e ferito dal fatto che il mio amore non fosse corrisposto». Per l’imputato era stata comunque riconosciuta la recidiva specifica, considerando il passato da uxoricida del senigalliese, recluso a Montacuto da quasi un anno. Scontata l’impugnazione della sentenza di primo grado anche da parte della difesa, rappresentata dal legale Andrea Natalini. Era stata la 24enne a sporgere denuncia contro Mazzoni con cui aveva dato il via a una frequentazione. Amicizia per lei. Amore sfociato nell’ossessione per lui. Il sentimento non corrisposto gli avrebbe fatto perdere la testa, tanto da spingerlo a perseguire la 24enne con messaggi minatori, celati sotto un profilo Facebook fittizio, e lettere inquietanti.
Le minacce

In una erano contenuti quattro proiettili. Nell’altra, mai arrivata a destinazione, c’era la promessa di tagliare la testa alla ragazza. Mazzoni potrebbe presto essere di nuovo a processo. La procura ha infatti chiuso le indagini su una serie di incendi e danneggiamenti ai danni delle vetture dei genitori della vittima di stalking. Atti vandalici che gli inquirenti attribuiscono al 42enne. Lui ne ha sempre rigettato la paternità. Leggi l'articolo completo su
Corriere Adriatico