Osteoporosi, più malati soprattutto tra gli uomini: per tutti c'è lo scudo della vitamina D

Osteoporosi, più malati soprattutto tra gli uomini: per tutti c'è lo scudo della vitamina D
di Maria Rita Montebelli
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Giovedì 10 Novembre 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 15:40

L'osteoporosi non è una malattia “femminile”.

Lo sottolineano a chiare lettere gli specialisti, forti dei dati di prevalenza italiani: a soffrire di questa condizione, sono tre milioni di donne e ben un milione di uomini. Con numeri in crescita per l’invecchiamento della popolazione. Ma gli uomini sembrano ignorarlo. «Una delle conseguenze – spiega la professoressa Maria Luisa Brandi, presidente Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso – è che quando arrivano da noi, sono già gravi, con fratture multiple, perché non pensano di poter essere vittime di fragilità ossea». E per la stessa ragione, sono anche impermeabili alla prevenzione. «Se prescriviamo loro una MOC, la mineralometria ossea computerizzata – prosegue la Brandi – rimangono sorpresi, come se il problema non li riguardasse». Insomma, bisogna continuare parlare di osteoporosi, rafforzando i messaggi di prevenzione per le donne e facendola scoprire all’universo maschile. Fondamentali per la salute dell’osso sono gli estrogeni, che nella donna sono prodotti in grande quantità dall’ovaio, fino alla menopausa. Estrogeni che sono una sorta di costola d’Adamo, perché derivano sempre dagli androgeni, sia che vengano prodotti dall’ovaio, che in periferia (dal tessuto adiposo, attraverso l’enzima aromatasi), in entrambi i sessi. «Gli uomini – spiega la specialista – sono più protetti dall’osteoporosi perché partono da una maggior massa ossea e la perdono più lentamente, perché l’andropausa è più graduale. Ma in età avanzata, uomini e donne hanno un rischio di frattura comparabile». Oltre alle osteoporosi “involutive” (quella post-menopausale e dell’anziano) ci sono tutte le forme “secondarie” a malattie (diabete, malattie reumatiche) o a farmaci (cortisonici, farmaci anti-ormonali), che interessano in egual misura entrambi i sessi. «Per inquadrare il rischio frattura – spiega la Brandi – si parte dalla valutazione del paziente e dei suoi fattori di rischio. Vanno inoltre esclusi malassorbimenti di calcio da malattie infiammatorie intestinali, celiachia e ipogonadismo in età giovanile. Oltre alla MOC, gli esami di screening prevedono il dosaggio nel sangue dei biomarcatori di funzione ossea. Per la prevenzione è importante assicurare un adeguato introito di calcio con la dieta, esporsi alla luce del sole almeno una mezz’ora al giorno per sintetizzare la vitamina D e fare attività fisica regolare. Ma attenzione – ammonisce la Brandi – anche la nostra pelle invecchia e col tempo è meno performante nel sintetizzare la vitamina D. Per questo, è necessario prescrivere supplementi di vitamina D a tutti gli anziani, a tutte le persone con deficit di vitamina D e a chi è in terapia con farmaci anti- osteoporosi». «Le fratture da fragilità – ricorda il dottor Andrea Giusti, responsabile Malattie Metaboliche Ossee e Prevenzione delle Fratture nell’Anziano ASL3 Genovese – sono molto frequenti nell’anziano. Causano disabilità e aumentato rischio di mortalità. I maschi sono meno colpiti, ma le conseguenze sono molto più drammatiche che nelle donne». E nell’anziano il problema della fragilità non si limita all’osso ma coinvolge anche il muscolo. La perdita di massa ossea porta a fragilità dello scheletro e la ridotta performance muscolare aumenta il rischio di cadute. «La prevenzione – spiega Giusti – deve iniziare presto, dalla gravidanza, perché una carenza di vitamina D della madre influenza la densità ossea del bambino. Fondamentale è condurre una vita sana, limitare gli alcolici, abolire il fumo e seguire una dieta appropriata e fare attività motoria, vera e propria terapia perché preserva la massa ossea e muscolare e previene le cadute. Il terzo pilastro è l’integrazione alimentare con calcio e vitamina D in particolare».

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