Tumore colon-retto: farmaci bloccano l'autoriparazione delle cellule cancerogene (senza effetti collaterali)

Terapie già usate contro i tumori alle ovaie

Tumore colon-retto: farmaci bloccano l'autoriparazione delle cellule cancerogene (senza effetti collaterali)
Tumore colon-retto: farmaci bloccano l'autoriparazione delle cellule cancerogene (senza effetti collaterali)
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Giovedì 28 Luglio 2022, 14:03 - Ultimo aggiornamento: 29 Luglio, 08:09

Farmaci bloccano il meccanismo di autoriparazione delle cellule cancerogene e, in un caso su tre, i tumori del colon-retto, anche quelli più aggressivi e che non rispondono alle terapie, potrebbero essere fermati. 

Ad aprire la strada a questa nuova strategia terapeutica è una ricerca condotta da ricercatrici e ricercatori dell'Irccs di Candiolo e del Dipartimento di Oncologia dell'Università di Torino pubblicata sulla rivista Clinical Cancer Research dell'American Academy of Cancer Research condotta su112 linee cellulari di tumori del colon-retto differenti per il profilo genomico.

Bloccata l'autoriparazione delle cellule tumorali

 

I risultati indicano che farmaci mirati a proteine coinvolte nei sistemi di riparazione del dna potrebbero diventare una concreta risposta per molti pazienti a oggi senza opportunità terapeutiche: principi attivi di questo tipo sono già in fase I-III di sperimentazione clinica.

Anche per questo motivo, secondo gli autori sarebbe opportuno ipotizzare l'uso di un 'biomarcatore composito' che includa la valutazione di alcuni di questi possibili target terapeutici, così da stratificare più razionalmente i pazienti con tumore al colon-retto e identificare quelli che avrebbero la maggiore probabilità di trarre un beneficio clinico dall'uso dei nuovi farmaci mirati ai sistemi coinvolti nella riparazione del danno al dna.

«Ogni giorno siamo esposti a sostanze chimiche o agenti fisici, come il benzene o i raggi Uv che possono danneggiare il dna: queste lesioni vengono continuamente risolte senza conseguenze per le normali funzioni cellulari grazie a un complesso sistema di riparazione del dna - spiega Sabrina Arena dell'Irccs e del Dipartimento di Oncologia dell'Università di Torino, ideatrice dello studio - questo processo è ancora più importante nei tumori, dove alcuni di questi sistemi di riparazione del dna sono difettosi ed è perciò indispensabile che quelli ancora funzionanti possano portare avanti la loro attività per permettere al tumore di 'sopravvivere'. Tali sistemi conferiscono ai tumori una maggiore aggressività ma si possono rivelare un 'tallone d'Achille' e un ottimo bersaglio molecolare, perché se vengono 'zittiti' le cellule tumorali soccombono ai danni al dna». 

Gli inibitori parp sono farmaci che colpiscono questi sistemi e sono già utilizzati in clinica per tumori alla mammella e all'ovaio; oggi altri farmaci di nuova generazione inibiscono altre componenti del sistema di riparazione del dna e potrebbero perciò diventare un'opportunità preziosa anche nel tumore al colon-retto metastatico che non risponde ad altre terapie a bersaglio molecolare.

I Parp-inibitori, di fatto, causano la morte delle cellule tumorali. Il tumore diventa meno esteso o non cresce più.

I farmaci di questo tipo colpiscono solo le cellule malate e non quelle sane, riducendo gli effetti collaterali delle chemioterapie. 

La ricerca, realizzata grazie al contributo della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e dell'Associazione Italiana per Ricerca e la cura del cancro, ha perciò avuto l'obiettivo di capire se i farmaci di nuova generazione possano essere utili in tumori per i quali a oggi non esistono opportunità terapeutiche efficaci.

«Abbiamo effettuato un screening farmacologico utilizzando principi attivi mirati a proteine coinvolte nei sistemi di riparazione del dna - aggiunge Alberto Bardelli dell'Irccs Candiolo e del Dipartimento di Oncologia dell'Università di Torino, coautore dello studio - i dati mostrano che circa il 30% dei casi, inclusi quelli refrattari alle attuali terapie, potrebbe rispondere ad almeno uno di questi farmaci di nuova generazione in grado di inibire la funzione di diverse proteine coinvolte nella riparazione del danno del dna. È importante sviluppare nuove metodologie diagnostiche che consentano di identificare chi potrebbe beneficiare di questo tipo di terapie, per le quali sono già in corso studi clinici per dimostrarne la reale efficacia sui pazienti: un biomarcatore che valuti i diversi bersagli possibili potrebbe aiutare a stratificare il rischio e individuare i candidati che potrebbero rispondere meglio al trattamento. La strada è ancora lunga, ma questi risultati pongono le basi scientifiche e sperimentali per nuove e più efficaci terapie da applicare in futuro anche ad altri tipi di tumore».

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