«Doppio vaccino o niente lavoro». Confindustria spinge sul governo per limitare i positivi

Mercoledì 21 Luglio 2021 di Rosario Dimito
«Doppio vaccino o niente lavoro»: Confindustria spinge sul governo

Il green pass per contrastare la ripresa dei contagi non divide solo il governo, ma mette in subbuglio anche le associazioni di categoria, già sensibilizzate per le polemiche sullo stop ai licenziamenti tranne in tre comparti. Con una mail interna, nei giorni scorsi la direttrice generale della confederazione degli imprenditori, Francesca Mariotti, ha scritto alle imprese associate per informarle delle interlocuzioni avviate con il governo, basate sulla possibilità di richiedere ai dipendenti il certificato verde digitale Covid-19 al fine di garantire la salute dell’ambiente di lavoro.

E nel caso in cui il dipendente non l’avesse, potrebbe essere cambiato di mansioni oppure sospeso con effetti sulla retribuzione. In queste ore febbrili - domani la cabina di regia convocata da Palazzo Chigi esaminerà il contenuto della bozza di decreto sul green pass all’esame del Cdm - una posizione così dirompente getta benzina sul fuoco perché si aggiunge agli smarcamenti che dalla politica fino alle imprese direttamente coinvolte tra cui quelle ferroviarie dell’Alta Velocità, influiscono sulle decisioni che il governo Draghi dovrà adottare per fronteggiare la risalita dei contagi.

 

 

La proposta per limitare i positivi in azienda

«Nonostante la campagna vaccinale abbia registrato finora un buon andamento - scrive la direttrice generale dell’associazione degli imprenditori in una comunicazione che secondo le intenzioni avrebbe dovuto rimanere riservata - numerose imprese associate hanno segnalato la presenza di percentuali consistenti di lavoratori che scelgono liberamente di non sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid, esponendo di fatto a un maggior rischio di contrarre il virus se stessi e la pluralità di soggetti con cui direttamente o indirettamente entrano in contatto condividendo in maniera continuativa gli ambienti di lavoro».

La preoccupazione dell’associazione datoriale è di stendere una rete di sicurezza su tutti i lavoratori impegnati nello «svolgimento dei processi produttivi, nel pieno rispetto delle libertà individuali». È per queste ragioni che «Confindustria ha proposto l’estensione dell’utilizzo delle certificazioni verdi per accedere ai contesti aziendali/lavoristici, avviando interlocuzioni con il governo ai fini di una soluzione normativa in tal senso».
Mariotti fornisce la sua chiave di lettura alla proposta destinata a sollevare interrogativi, non solo presso i no-vax. «L’intento - scrive - è di consentire ai datori di lavoro di richiedere l’esibizione di una certificazione verde valida ai fini di regolare l’ingresso nei luoghi di lavoro e/o lo svolgimento delle mansioni lavorative dei vari soggetti».

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L’associazione degli imprenditori evidenzia «che l’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro». Per queste ragioni, come «il datore ove possibile potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione; qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione temporanea della retribuzione in caso di allontanamento dall’azienda».

Immediata la reazione dei sindacati i quali, pur ribadendo l’importanza dei vaccini, si sono già detti contrari al controllo in una situazione nella quale l’obbligo al vaccino non c’è. Tuttavia, secondo Michel Martone, ex viceministro al Lavoro e docente alla Sapienza di Roma, il lavoratore che sceglie di non vaccinarsi può essere sospeso dal lavoro e dalla retribuzione senza perdere il posto, dopo aver verificato se sia possibile svolgere la sua attività da casa o se sia possibile adibirlo ad altre mansioni “protette”. Si attende l’opinione del governo.

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Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 10:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA