LIVINI: «NON SI NEGOZIA SULLE FIALE. È GIÀ TANTO AVERLE A DISPOSIZIONE»

Giovedì 8 Aprile 2021
LA PANDEMIA
FERMO Se il buongiorno si vede dal mattino, per il centro vaccinale di Fermo, quella di ieri non è stata proprio una buona giornata. Al banco di prova delle prime 450 dosi, la don Dino Mancini è arrivata col fiatone. La fila davanti alla scuola elementare s'è creata già alle prime ore del mattino. I due tendoni montati per far aspettare la gente non sono bastati. Per ripararsi dal freddo pungente, gli anziani ci si sono rifugiati sotto, facendo saltare ogni distanza di sicurezza. Di persone stranite per la lunga attesa ce n'erano a bizzeffe. Dopo più di un'ora e mezza d'attesa, difficile dargli torto.
Le proteste
«È vergognoso afferma un anziano , dopo tutto questo tempo, hanno scelto una struttura inadeguata». Le perplessità, quando fu fatto il nome della scuola elementare, non erano mancate. Preoccupavano i pochi parcheggi e il traffico di viale Trento, soprattutto in vista della riapertura delle scuole. Ieri s'è capito che i problemi non sono solo quelli. L'ha ammesso senza girarci attorno il direttore dell'Area vasta 4, Licio Livini.
L'organizzazione
«Siamo i primi a renderci conto che le cose vanno migliorate. Questo è un punto vaccinazioni su cui contiamo molto e che deve fare numeri. Per farli, deve essere bene organizzato», il commento di Licio Livini che ieri pomeriggio ha convocato un incontro online con Prefettura e Protezione civile per raddrizzare il tiro. Che la giornata non fosse partita con piede giusto l'ha dimostrato anche la visita lampo della prefetta Vincenza Filippi, che davanti alla scuola è rimasta solo qualche minuto. «La logistica è improponibile. Lasciare persone di più di ottant'anni a lungo all'aperto è gravissimo», dice una donna che accompagna la madre. Nel malcontento generale, c'è chi si lamenta per le distanze che non vengono rispettate, chi perché i disabili non hanno una corsia preferenziale e chi perché dice «se hai appuntamento tra le 10 e le 11, perché arrivi alle 9?». Se con 450 vaccini, tra prime dosi e richiami, lo scenario era quello, che succederà oggi che i vaccini saranno raddoppiati? Per prima cosa dovrebbe essere montato un altro gazebo, più grande degli altri due, per l'attesa. Non è comunque semplice organizzare un servizio di questo genere e alcuni diguidi possono avvenire. Ma il vero problema sarebbe un altro. Almeno secondo il sindaco Paolo Calcinaro che ieri era al centro vaccini già di prima mattina.
I rifiuti
«Il tappo ha spiegato si crea al momento dell'anamnesi, perché AstraZeneca non lo vuole nessuno e la contrattazione del vaccino fa perdere tempo». In pratica, sarebbe il rifiuto del vaccino tanto discusso e il tentativo dei medici di convincere i pazienti a farlo a formare le code. E aumentare i punti di somministrazione (adesso sono dieci) non risolverebbe il problema. «Non è il caso di negoziare sul vaccino. È già una fortuna averlo. Fino a qualche giorno fa scarseggiava in maniera troppo significativa», dice Livini e precisa: «Se dall'inizio avessimo avuto tanti vaccini, avremmo scelto una sede provinciale». Nel centro di Fermo vengono somministrati Pfizer e AstraZeneca. Sono i camici bianchi a decidere quale fare, in base alle condizioni di salute dei pazienti. I medici sono quelli dell'equipe di Montegranaro, più quelli di famiglia di Fermo e qualcuno di Porto San Giorgio.
Le prenotazioni
Se i primi vaccinano seguendo le prenotazioni della piattaforma delle Poste, gli altri possono anche portare i loro pazienti che rientrano nelle categorie da vaccinare. Ieri, a vaccinarsi sono stati gli over 80 e una parte del personale sanitario rimasto indietro. A metà mese partiranno gli over 70. Oggi, intanto, riapre il centro vaccinale di Montegranaro. Quello di Falerone sarà attivo dal 14, giorno in cui si deciderà il futuro di quello di Amandola. Sant'Elpidio a Mare e Santa Vittoria si sono organizzati con equipe territoriali autonome. Ancora da sciogliere, invece, il nodo di Petritoli. In miglioramento la situazione contagi. Ieri, nel Fermano, i nuovi casi sono stati 21. Torna a respirare il Murri, dove oggi sarà riaperta un'unità di Terapia intensiva no-Covid con quattro posti letto. Ieri, i ricoverati positivi nell'ospedale di Fermo erano 66 (7 in Terapia intensiva, 31 in Malattie infettive, 28 in Medicina Covid). Ieri infine è morta una 85enne di Fermo.
Francesca Pasquali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA