ANCONA
Il rumore del porto che lavora, di notte, al Guasco è un sottofondo

Giovedì 17 Settembre 2020
ANCONA
Il rumore del porto che lavora, di notte, al Guasco è un sottofondo continuo. Così, al primo botto, intorno alla mezzanotte di martedì, la preoccupazione è stata relativa. Il secondo e il terzo scoppio, in rapida successione, sono stati invece il segnale dell'allarme. Al resto hanno pensato il chiarore delle fiamme e la colonna di fumo che si è subito alzata: il porto in fiamme, brucia l'area ex Tubimar. Trenta minuti dopo la mezzanotte sotto gli Archi di via Marconi un brulicare di persone, per lo più straniere: operai e addetti della pesca si dividono. Chi va verso il Mandracchio e l'ex Fiera della Pesca; chi sale la rampa dell'asse per vedere l'inferno dall'alto. Il primo sbarramento, a mezzanotte e mezzo, è di una pattuglia della Guardia di finanza che, allo svincolo per il porto turistico, impedisce l'accesso.
Lo sbarramento
«Tutti indietro», gridano i baschi verdi. Dopo i vigili del fuoco, sono stati i primi ad arrivare sul posto, appena usciti dalla caserma sul lungomare di via Vanvitelli: anche per loro il chiarore delle fiamme è stata la bussola con cui orientarsi. A cronisti e fotografi, si aggiungono i curiosi. Molti riprendono con il telefonino, altri chiamano a casa: in paesi lontani compaiono così le immagini de porto di Ancona in fiamme prima ancora che nei telegiornali. Alte fino a 10 metri, dai tre capannoni proprio davanti al cavalcavia del by-pass escono lingue di fuoco; il vento spinge l'incendio verso gli altri siti industriali, il fronte del rogo si allarga. Sui tetti, bagliori rossastri illuminano le nubi nere di fumo: si accendono annunciate da un forte boato. Il fronte dei pompieri di Ancona si allarga a quelli dell'aeroporto con mezzi ancora più potenti: poco dopo l'una una piccola colonna imbocca contromano l'asse per non perdere tempo. Dalla folla, si alza un timido applauso di sostegno. C'è anche il mezzo specializzato del nucleo Nbcr, che sottolinea l'eccezionalità del momento. Due camionisti con il Tir nell'area di sosta si disperano: anche loro però non possono passare. I vigili del fuoco circondano l'edificio, gli idranti sparano acqua, si teme il crollo del tetto, che in parte viene giù. È il momento in cui tutto sembra in bilico: ce la faranno? Qualcuno, affacciato alle finestre spalancate sull'inferno del porto o agli schermi degli smartphone che rimandano dirette via social, teme un effetto Beirut, una catastrofica esplosione. I vigili del fuoco però ce la fanno, anche se ci vorranno diverse ore per averne la certezza.
La notte più lunga di Ancona, dopo quella della frana che il 13 dicembre 82 fece scivolare verso il mare la collina di Posatora, finisce intorno alle quattro, quando il funzionario dei vigili del fuoco che coordina le operazioni di spegnimento, dichiara che il peggio è passato, l'incendio è confinato nel recinto ex Tubimar, anche se per spegnere gli ultimi focolai non basterà poi una giornata intera. Il sospiro di sollievo, intanto, riguarda l'effetto domino scongiurato dal super-lavoro dei vigili del fuoco (50 uomini e 30 mezzi), visto che le fiamme erano spinte dal vento verso nord, in direzione di un distributore del metano e del deposito della Sol Spa, che produce bombole di gas compressi e liquefatti. Intanto però le fiamme, che hanno camminato veloci sul tetto bruciando i pannelli dell'impianto fotovoltaico, si sono propagate su una superficie coperta di circa 4 ettari. Devastati dalle fiamme due terzi dell'area ex Tubimar (60mila mq in tutto) di proprietà dell'Autorità di sistema portuale, che l'ha affidata in gestione a 11 concessionari operativi nel maxi-capannone, con magazzini per attività logistiche, tre depositi per la cantieristica navale, uno per piattaforme mobili. Le fiamme, alimentate anche da balle di poliuretano espanso, hanno danneggiato soprattutto i capannoni gestiti dalle ditte di logistica Ase del gruppo Morandi e Frittelli Maritime Group dell'imprenditore portuale Alberto Rossi. All'ospedale regionale di Torrette ci si era preparati al peggio, facendo scattare il Piano di emergenza interna per l'afflusso massiccio dei feriti, ma per fortuna il bilancio finale conta solo due vigili del fuoco finiti al pronto soccorso con intossicazioni lievi per aver respirato fumo.
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