Ancona, studente si getta dal terzo piano: preside o prof, in quel liceo chi ha mentito deve eclissarsi

Considerando le persone abilitate all'insegnamento in una scuola superiore - o meglio, quelle che presiedono alla gestione del corpo docente - dotate di un coefficiente di...

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Considerando le persone abilitate all'insegnamento in una scuola superiore - o meglio, quelle che presiedono alla gestione del corpo docente - dotate di un coefficiente di intelligenza superiore alla media, si fatica a comprendere che cosa sia passato per l’anticamera del cervello alla preside Bertini, già professoressa di filosofia e ora responsabile del liceo Savoia, che domenica - con un ragazzo di 14 anni ancora in pericolo di vita dopo essersi lanciato dalla finestra della sua classe, al terzo piano dell'edificio, altezza 10 metri - ha pensato di redigere e inviarci una irritante smentita sulla minuziosa ricostruzione dell'episodio che avevamo pubblicato, firmata da colleghi di categoria superiore sui quali solo qualche coniglio da tastiera poteva nutrire dubbi. 

La preside 

Ricostruzione elaborata dopo aver ascoltato e letto: insegnanti, psichiatri e affini, forze dell'ordine, genitori 1 e genitori 2, compagni di scuola e di merenda, stipiti delle porte, diari e quaderni. In realtà questa precisione del compasso era superflua, bastava la logica e neppure aristotelica: se dopo un'interrogazione alla lavagna un giovane si butta di sotto, che la causa sia l'interrogazione andata male lo deduce anche l’ottusangolo. La preside Bertini ha invece volato dove non osano neppure le aquile: «Nessuna connessione causa-effetto, nessun 2 nel registro, solo un'annotazione didattica». In compenso pensieri per lo studente in prognosi riservata: zero. Uno si interroga: dietro cotanto capolavoro deve esserci un clone di Ionesco, se non fosse che il parto assurdo è avvenuto proprio dopo un fitto colloquio con la prof di matematica, che le ha «assicurato di non aver assegnato alcun voto (quindi la prof dopo le interrogazioni non mette i voti, che sensibile), e nessuna nota», figurarsi il 2 inventato da quei molestatori seriali del Corriere Adriatico.

Il cortile della scuola

Ora però che tutto il pianeta, compreso il devastato padre del ragazzo, ha confermato la nostra versione - voto, nota e umiliazione compresi - si pone un dilemma atroce. Chi ha mentito e fatto passare il giovane per un malato psichiatrico colto da raptus che improvvisamente apre la finestra e si lancia nel vuoto? La prof alla preside nel trust a quattr’occhi o la preside al resto del mondo per insabbiare l'onda anomala che stava per travolgerla? Nel primo caso la prof di matematica non può stare seduta su una cattedra di quella scuola un secondo di più; nel secondo - assai più grave - è la preside che a passi svelti deve eclissarsi, avendo messo nero su bianco la menzogna più inutile, sapendo di mentire.

E se nulla di croccante possiamo aspettarci dalla fresca direttrice scolastica regionale D’Amico - titanica nell’impresa di far rimpiangere il nostalgico Filisetti - il bizantino ministro Valditara potrebbe donare un afflato della sua esistenza anche alle isolate Marche, via mail magari che se prova a prendere Aeroitalia atterra a Pasqua. A meno che la preside sorprenda e tolga il disturbo con imbarco prioritario dopo il gesto più nobile: assumendosi la colpa, che sia sua o meno. Riabiliterebbe se stessa e la scuola, che resta un’eccellenza di questa regione. Magari smentendo quel piccolo scrittore di romanzi rosa che 200 anni fa spiegò come il coraggio uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare. Altrimenti dovrà ripassare pure Manzoni. E all’interrogazione il voto sarà automatico: 2.
 

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Corriere Adriatico