Smart city, le città del futuro in un'isola greca e in Giappone. Da Volkswagen a Toyota, ecco i progetti

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Nicola Desiderio

La città del futuro non sarà disegnata dagli architetti, dagli urbanisti o dai sociologi, ma dalle tecnologie che la renderanno intelligente o smart: una città che sarà interamente connessa e percorsa da veicoli elettrici governati dall’intelligenza artificiale e alimentati da energie pulite. Per fare tutto questo, i costruttori di automobili stanno già investendo centinaia di miliardi e allargano il loro perimetro in nuovi ambiti, a tal punto che stanno elaborando piani che riguardano la conformazione e l’organizzazione di quella che potrebbe essere la smart city del futuro, il luogo in cui le nuove tecnologie possono creare un nuovo modello di convivenza. E sono già passati all’azione.

IL MODELLO

Secondo Volkswagen, la città ideale del futuro è l’isola Astypalea o Stampalia. Il costruttore tedesco e il governo greco hanno già firmato una lettera di intenti per trasformare il paesaggio da cartolina di questi 100 km quadrati piazzati nel blu dell’Egeo in un’isola modello dove mettere in atto la strategia che accomuna Volkswagen, la Grecia e tutta l’Unione Europea: diventare carbon-neutrali entro il 2050. Obiettivi decisamente ambiziosi, ma le idee, come enti concettuali, sono nate proprio in Grecia ad opera di un certo Platone che ne “La Repubblica” immaginò la kallipolis, la “bella città” come città ideale, dove tutti possono vivere in armonia ed essere felice coltivando gli obiettivi comuni. Anche Aristotele vide nella città un luogo più che fisico. «Un profondo desiderio ci domina – scrisse lo Stagirita – vogliamo avere ancora delle città in cui vivere, non soltanto sicuri e sani, ma anche felici». Astypalea forse non diventerà la città perfetta, ma nel corso di 6 anni sarà completamente trasformata guardando a ciò che crediamo possa creare le premesse migliori per convivere in armonia con il pianeta. Il sistema energetico, ora basato per intero sugli idrocarburi, sarà reso rinnovabile al 100% grazie all’eolico e al solare e i due bus e 1.500 mezzi che circolano sull’isola saranno sostituiti da 1.000 tra auto, scooter, veicoli commerciali e bici a pedalata assistita tutti elettrici, disponibili attraverso servizi di car sharing e ride sharing e riforniti da circa 230 colonnine di ricarica. Diventeranno elettrici anche i mezzi per la polizia, le autombulanze e tutte le vetture di servizio della municipalità locale. Un sistema teso a migliorare la vita dei 1.300 isolani e reggere l’impatto dei 72 mila turisti che ogni anno sbarcano su quest’isola che si è già dichiarata “smoke free” e vuole diventare la “Smart Green Island” del Dodecaneso, la perla verde delle Cicladi dove divertirsi ad emissioni zero. Per Volkswagen invece si tratta di qualcosa di terribilmente serio visto che il gruppo di Wolfsburg investirà da qui al 2025 nella mobilità elettrica 33 miliardi di euro con l’obiettivo di lanciare 75 nuovi modelli entro il 2029.

ALLE PENDICI DEL VULCANO

E se Volkswagen immagina la città ideale come una sorta di ristrutturazione energetica di un’isola, Toyota immagina di costruirla dalla prima all’ultima pietra ai piedi un antico vulcano a partire dal 2021. Si chiamerà Woven City e sorgerà alle pendici del monte Fuji, nei pressi del centro di ricerca del marchio giapponese e del famoso circuito, una volta teatro della Formula 1 e oggi diventato la pista di prova per i modelli del costruttore di Nagoya. Un’idea di futuro che però ha nel nome le radici nel passato. “Woven” in inglese è infatti il participio passato del verbo “to weave” che vuol dire tessere, intrecciare e Toyota, che nacque come azienda produttrice di telai, vede nella tessitura la metafora di una società dove gli uomini e la tecnologia possono intrecciare i loro destini per costruire l’ordito di un mondo migliore. Woven City sorgerà su un’area di circa 70 ettari e sarà una vera e propria smart city perché non ci saranno solo energie rinnovabili prodotte attraverso l’idrogeno e auto ad emissioni zero, ma anche mezzi a guida autonoma, case dotate di domotica avanzata e robot ad intelligenza artificiale per assistere gli anziani e i diversamente abili e infine una connettività totale realizzata attraverso gli standard più avanzati. Un vero e proprio laboratorio vivente nel quale l’utopia della smart city si mette alla prova in una provetta di mondo reale, come se fosse il vaccino in grado di sconfiggere tutti i mali delle nostre città.

IL PROGETTO

Il progetto è stato affidato all’architetto danese Bjarke Ingels, già autore del World Trade Center di New York, della Lego House in Danimarca e delle sedi di Google a Mountain View e a Londra. La Woven City avrà 3 tipi di strade: una per i veicoli più veloci, una per il traffico a bassa velocità e la terza saranno viali riservati ai pedoni. I quartieri saranno residenziali e lavorativi allo stesso tempo, per favorire la socialità, e le costruzioni saranno in legno sostenibile utilizzando tecniche antiche giapponesi con l’ausilio di sistemi robotizzati. Ci sarà un sistema integrato di raccolta e riciclo delle acque e la vegetazione sarà spontanea o coltivata con tecniche idroponiche. Gli abitanti di Woven City saranno all’inizio circa 2 mila tra coppie di pensionati, commercianti, personale dei partner tecnici che parteciperanno al progetto, scienziati e dipendenti di Toyota con le loro famiglie incaricati di fare “genchi genbutsu”, quello che, secondo la filosofia Toyota, è “andare a vedere di persona” per scoprire se davvero la smart city ci può rendere felici.

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Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 12:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA