Ora il virus è sotto casa Da oggi chiusi 8 giorni Ma il governo dice no

Mercoledì 26 Febbraio 2020
LO SCONTRO
ANCONA La rigorosa quaresima dei marchigiani è scattata la scorsa mezzanotte e durerà fino a tutto il 4 marzo prossimo, il tempo deciso nell'ordinanza del governatore Luca Ceriscioli per cercare di arginare il più possibile il diffondersi dell'epidemia da Coronavirus. Un'emergenza che intanto sembra aver varcato per la prima volta i confini regionali, con un caso di contagio evidenziato ieri dai primi test su un paziente della provincia di Pesaro, in attesa di contro-verifica stamani nel Centro diagnostico di riferimento nazionale dell'Istituto superiore di sanità, dopo il caso sicuramente positivo su un cacciatore che abita a Morciano di Romagna, in Valconca, a un tiro di sasso dalle Marche.
E così, con l'epidemia che scende verso sud, scattano misure drastiche di prevenzione anti-contagio nelle Marche, contestate però dal Governo nazionale e dal capo della Protezione civile Borrelli, tanto che si va allo scontro istituzionale con la decisione, presa ieri sera del Consiglio dei ministri, di impugnare l'ordinanza. In questo clima di aperto conflitto istituzionale, sono iniziati otto giorni di tempo sospeso in cui la vita di un milione e mezzo di persone in tutta la regione cambierà radicalmente, scalando la marcia in un ritorno al passato, dove le serate si passeranno più in famiglia e per divertirsi bisognerà inventarsi qualcosa. Perché oltre alle scuole di ogni ordine e grado, dagli asili all'università, saranno chiusi da oggi cinema, teatri e discoteche, non si terranno manifestazioni pubbliche, feste di piazza e sagre di paese, e nemmeno gare di ogni disciplina sportiva, che potranno disputarsi solo a porte chiuse. Chiusi anche musei e biblioteche. Sospese le gite scolastiche sia in Italia che all'estero, rinviati concorsi pubblici, tranne quelli sulle professioni sanitarie che si terranno con guanti, mascherine e candidati distanziati di almeno un metro.
Il virus in casa
E' il sacrificio necessario che le Marche, secondo il governo regionale, dovranno scontare per affrontare l'emergenza Coronavirus, l'aggressivo agente patogeno importato dalla Cina che si diffonde calando dal Nord e ormai è sotto casa, dopo il caso di contagio da Covid-19 accertato nel pomeriggio di ieri all'ospedale di Cattolica e quello probabile del paziente pesarese. «Pensate che domenica sono stato a cena proprio a Cattolica, giusto per dire quanto siamo vicini», svelava ieri pomeriggio il presidente della Regione annunciando che, dopo il rinvio dell'altro ieri chiesto in extremis dal premier in persona, non è più tempo di tergiversare. «Ho concesso 24 ore a Conte e poi ho deciso...», è il passaggio in cui forse il governatore del Pd, messo in discussione per una sua ricandidatura alle Regionali, regola qualche conto sospeso con chi per 24 ore lo ha messo all'angolo come tremebondo e sconfessato da Conte. Tutto per quella telefonata che lunedì, in piena conferenza stampa per illustrare l'ordinanza anti-contagio, lo aveva indotto ad aspettare fino alla mattina successiva, in attesa del coordinamento nazionale tra Governo e Regioni convocato per dare indicazioni omogenee a livello nazionale sulle misure da adottare. Le dichiarazioni del premier Conte, in tarda mattinata, escludevano la chiusura delle scuole in tutte le Marche, visto che nelle linee guida del Governo si estendevano le misure di contenimento più drastiche al massimo solo alle province confinanti con quelle interessate dal contagio. L'ordinanza sembrava applicabile tutt'al più alla provincia di Pesaro-Urbino, confinante con Rimini. Invece alle 18 e 30, con un videomessaggio su Facebook e una conferenza stampa quasi senza preavviso, il governatore ha preso tutti in contropiede, decidendo di sterilizzare dal rischio contagio tutt'e cinque le province marchigiane.
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