IL RETROSCENA
C'è un tema che si sta stagliando sullo scivoloso crinale

Martedì 31 Marzo 2020
IL RETROSCENA
C'è un tema che si sta stagliando sullo scivoloso crinale tra politica e sanità di urgenza. L'utilità della struttura di Civitanova da 100 posti letto di terapia intensiva e l'impegno di progettazione e realizzazione affidato alla Fondazione del Corpo Italiano di soccorso dell'Ordine di Malta sono diventati un argomento di pubblico dibattito negli ultimi tre giorni.
Gli imprenditori in stand by
Con gli imprenditori marchigiani che aspettano il progetto definitivo della Fiera trasformata in ospedale provvisorio (la posizione rimane identica: «Siamo sempre disponibili ma non abbiamo ricevuto il progetto. Rimane il nostro impegno purché tutta l'opera sia trasparente, attuale e verificabile») c'è anche una parte di opinione pubblica - ieri si è accodata anche la Cgil - che si domanda la legittimità della partenza di questo grande progetto di emergenza-urgenza da una parte e di solidarietà dall'altra. In Regione la linea di Ceriscioli, per ora, è stata improntata al basso profilo: nessuna risposta diretta ai dubbi avanzati da chi vorrebbe mettere il piede sul pedale del freno a tutta questa storia.
Il diktat del governatore
L'attenzione pratica e anche quella mediatica deve essere convogliata sull'unico obiettivo tangibile: garantire la salute e la sicurezza delle persone e dei lavoratori in un momento che nessuno può certificare con certezza come picco. O dintorni del picco, se vogliamo essere fiduciosi. Il problema non è soltanto legato alle necessità urgenti per i pazienti affetti da Coronavirus. Nella grande trasformazione, improvvisa e stravolgente, che ha catapultato la sanità marchigiana in una dimensione parallela c'è tutto un universo di prestazioni, diagnostica e di impegni con i pazienti ordinari che è slittato nell'agenda delle priorità. A meno che non rientrasse nella sfera delle prestazioni urgenti o da realizzare a breve. La previsione della prima linea dei manager di palazzo Raffaello e della Asur è che lo sforzo immane prodotto per il Covid-19 e il recupero delle prestazioni - fulcro dei mesi estivi - possa presentare un conto altissimo.
Il recupero dei blocchi chirurgici
Non solo: con i blocchi chirurgici quasi completamente impegnati per destinare gli spazi ai pazienti Covid c'è anche la parte della sanità interventistica da riprendere nel tempo minore possibile. Con essi la necessità di garantire al personale medico e infermieristico un supporto concreto che possa alleviare la condizione di sforzo ultra massimale prodotto in queste settimane drammatiche. Avere una struttura che concentra i posti, invece che disperderli, significa recuperare circa il 25-30% in termini di utilizzo del personale.
La possibile seconda ondata
Fermo restando, e qui rientriamo anche in ambito Covid 19, che c'è l'esigenza di tenersi stretti una struttura che resti dedicata al 100% al virus quando, si spera nel tempo minore possibile, ripartirà buona parte dell'attività. Ipotizzando che le scuole non riaprano (è quasi sicuro) ma che si rimettano in moto le fabbriche si ritiene molto probabile che ci possa essere una seconda ondata di contagi.
a. t.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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