Derby Jesi-Ancona sul biodigestore Missione: ridurre i costi di un terzo

Venerdì 21 Febbraio 2020
L'AMBIENTE
ANCONA Chissà fino a quando Ancona e gli altri comuni della provincia continueranno a smaltire i propri rifiuti organici in impianti distanti tra 125 e oltre 400 km, sparsi tra l'Emilia Romagna e le province di Bergamo, Mantova e Padova, pagando 135 euro per ogni tonnellata conferita. Chissà quando riusciranno ad abbassare i costi di un terzo, potendo contare su impianto a domicilio, che tagliando le spese di trasporto consentirebbe ai Comuni di smaltire gli stessi rifiuti a 90 euro a tonnellata, con immaginabili effetti benefici sull'importo dei bollettini Tari a carico dei cittadini.
Tutto dipenderà da quando sarà concluso l'iter per il biodigestore, l'impianto per il trattamento della frazione organica degli Rsu che trasforma i rifiuti in biogas e compost . Si attende il via libera definitivo dell'Ata, l'assemblea territoriale d'ambito per il ciclo integrato dei rifiuti di cui fanno parte 47 Comuni anconetani e la Provincia. Il tema era all'ordine del giorno dell'assemblea Ata di martedì, ma non è arrivato il disco verde alla proposta del Comune di Jesi per un biodigestore all'ex Sadam, da costruire e gestire con una società pubblico-privata con un investimento di 25-30 milioni.
La controproposta
È arrivata infatti la controproposta del Comune di Ancona, che non solo mette a disposizione ben tre siti sul proprio territorio per l'impianto di trattamento (uno sulla strada che da Casine di Paterno va verso Camerata Picena, due in zona Vallone), ma vira anche su una soluzione diversa per la costruzione e la gestione dell'impianto, optando per una società totalmente pubblica, costituita tra i Comuni dell'Ata, che consentirebbe di avere piena gestione dell'impianto, mentre nella soluzione di Jesi il partner privato avrebbe il 51% delle quote societarie e il Comune il 25%.
Una mossa che riapre la partita sul biodigestore, richiedendo una nuova istruttoria dell'Ata su siti e forma societaria, e ripropone un derby Ancona-Jesi nella delicata partita del ciclo dei rifiuti. Un bis, dopo l'accesa disputa che due anni fa aveva diviso il capoluogo di regione dalla città di Federico II sulla soluzione da adottare per arrivare al gestore unico del ciclo dei rifiuti, con Jesi contrario all'affidamento in house alla Multiservizi, soluzione poi bocciata, dopo ricorsi di gestori concorrenti, da Tar e Consiglio di Stato.
Jesi ora insiste per mettere ai voti dell'assemblea dei Comuni la sua proposta, formalizzata il 3 agosto scorso. Una soluzione che ha superato sia l'istruttoria tecnica di Ata Rifiuti sulla scelta del sito (che per altro consente di riutilizzare un'area industriale dismessa) sia il vaglio dell'Autorità anticorruzione e del Garante della concorrenza sulla formula societaria. L'unica osservazione di un certo peso fatta da Agcm riguarda il vincolo che l'impianto tratti i rifiuti di tutti i Comuni dell'Ambito, una condizione da eliminare in quanto ritenuta lesiva della concorrenza. Adesso le stesse verifiche, sui siti e sul rispetto della libera concorrenza, andranno fatte per la controproposta del Comune di Ancona, che richiede altro tempo ma conta sul vantaggio di avvicinare l'impianto al capoluogo, che è il principale produttore dei rifiuti organici da trattare. Per valutare l'idoneità delle tre località messe sul tavolo da Ancona bastano un paio di settimane, mentre la verifica sulla possibilità di destinare i rifiuti a un gestore pubblico senza gara richiederà all'Ata, tra interlocuzioni con Agcm e altre verifiche, almeno un mese.
Le obiezioni dei Cinque stelle
Poi ci sono altre variabili. C'è un quinto sito per il biodigestore proposto dal Comune di Fabriano in località Cupo, ritenuto idoneo da Ata. Ci sono i Cinque Stelle che obiettano sulla regolarità della procedura e domani in una conferenza stampa spiegheranno che si sta procedendo con modalità «non pienamente conformi alle normative sulla pianificazione e sulla Vas». E alcuni Comuni, come Osimo e altri soci Astea, sono intenzionati a conferire i propri rifiuti organici nel futuro impianto di Ostra. «Noi andiamo avanti, non siamo in antitesi con Ancona - spiegava ieri il sindaco Pugnaloni -. C'è spazio per tutti, perché il parere Anac afferma che prima vadano utilizzati gli impianti esistenti. Il nostro è in costruzione, Jesi e Ancona sono agli inizi».
Lorenzo Sconocchini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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