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Omicron 5, quarantena e rientri, cosa deve fare chi si contagia all'estero? Regole diverse per ogni paese

Le regole sanitarie diverse da Paese a Paese

Omicron 5, quarantena e rientri, cosa deve fare chi si contagia all'estero? Regole diverse per ogni paese
di Andrea Bulleri
4 Minuti di Lettura
Martedì 12 Luglio 2022, 13:38 - Ultimo aggiornamento: 14 Luglio, 12:27

Isolamento obbligatorio o soltanto raccomandato, quarantena di 5 oppure di 7 giorni. È un dedalo di regole sanitarie diverse da Paese a Paese quello in cui dovranno districarsi i turisti che quest'estate si metteranno in viaggio verso l'estero. Perché mentre la pandemia torna a farsi sentire in tutta Europa,  ogni Stato del Vecchio Continente disciplina in modo diverso il comportamento che deve tenere chi risulta positivo al Covid-19 sul proprio territorio. Che deve fare, dunque, chi scopre di essersi contagiato durante un periodo di vacanza fuori dall'Italia?

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Le regole, come detto, cambiano a seconda di dove ci si trova. In Francia, ad esempio, l'isolamento in caso di positività al coronavirus è ancora obbligatorio: 7 giorni in caso di sintomi, oppure 5 in assenza di manifestazioni del virus e con tampone negativo. Dunque, nessun rientro in Italia consentito prima dello scadere del termine. E in caso di prolungamento del soggiorno, le spese sono a carico dello sfortunato viaggiatore. 

Succede lo stesso in Grecia, dove i contagi negli ultimi giorni si sono impennati soprattutto nella fascia 18-24 anni, in particolare sulle isole più frequentate dai turisti. La quarantena imposta dal governo di Atene, per i positivi, è di «almeno 5 giorni». E in caso di febbre o altri sintomi, non si può uscire di casa (o dal proprio albergo) fino alla conferma di guarigione con un test negativo. 

Non così invece in Spagna, dove non sono più richiesti né Green Pass né tampone e la mascherina è obbligatoria soltanto sui mezzi pubblici. Chi si contagia, almeno per il momento, non è obbligato a osservare alcun periodo di isolamento, quindi può anche tornare liberamente a casa. In ogni caso, il governo consiglia ai positivi di evitare interazioni sociali e indossare sempre la mascherina. 

 

Va così anche in Regno Unito, dove la quarantena (di 5 giorni) è soltanto consigliata, così come si raccomanda di evitare incontri con persone fragili e di coprire sempre naso e bocca. Anche in questo caso, insomma, i turisti che dovessero scoprire di essersi positivizzati nella terra della Regina, possono fare rientro nel proprio Paese. Anche perché per viaggiare da e verso la Gran Bretagna non è più necessario mostrare il Green Pass, né l'esito di un tampone negativo. 

E fuori dal Vecchio Continente? La situazione, anche in questo caso, cambia.  Negli Stati Uniti ad esempio, dove si entra solo mostrando il passaporto vaccinale, chi si ammala deve osservare 5 giorni di isolamento. E non può rientrare prima dell'avvenuta guarigione, da dimostrare con un test negativo. In caso di ricovero in ospedale, poi, la fattura è a carico del paziente. Motivo per cui il ministero degli Esteri italiano consiglia a chi dovesse mettersi in viaggio di «contemplare anche la possibilità di dover trascorrere un periodo aggiuntivo all’estero, nonché di dotarsi di un’assicurazione sanitaria che copra anche i rischi connessi a Covid-19». 

La raccomandazione della Fanresina, a prescindere dalla meta, resta quella di informarsi prima della partenza sulle norme sanitarie vigenti nel Paese di destinazione. E anche sul tipo di spese a cui si può andare incontro, specialmente in caso di sistemi sanitari privati o misti. Il consiglio, quindi, è quello di consultare i siti istituzionali come www.viaggiaresicuri.it, quelli delle ambasciate o dei governi dei singoli  Paesi. 

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