Italiani morti sulle Alpi, l'ultimo messaggio della prof Elisabetta Paolucci: «Parto per la mia grande avventura»

Italiani morti sulle Alpi, l'ultimo messaggio della prof Elisabetta Paolucci: «Parto per la mia grande avventura»
Italiani morti sulle Alpi, l'ultimo messaggio della prof Elisabetta Paolucci: «Parto per la mia grande avventura»
3 Minuti di Lettura
Martedì 1 Maggio 2018, 10:21 - Ultimo aggiornamento: 11:50

«Parto domani per la mia grande avventura». È quanto ha scritto Elisabetta Paolucci il 24 aprile ad un amico il giorno prima della partenza. Insieme a Marcello Alberti (53 anni) e Gabriella Bernardi (53 anni), marito e moglie, Elisabetta, insegnante di italiano a Bolzano si preparava a partire con i suoi amici e compagni di cordata da tempo, per compiere la Haute Route dal Monte Bianco al Cervino con gli sci. «Lo zaino è pronto. Le gambe speriamo che reggano ai chilometri e al dislivello», scrive Paolucci ancora nel suo messaggino all'amico.

Tragedia sulle Alpi, il superstite: «Ecco come mi sono salvato»
 

 


Elisabetta, detta Betti, era una grande appassionata dello sport all'aria aperta. La professoressa di italiano di un liceo bolzanino si era presa un anno sabbatico per approfondire gli studi, ma anche per compiere delle escursioni in montagna e in barca a vela. La notizia della morte dei tre amici, che da tempo stavano preparando questa impresa alpinistica con una guida alpina, ha suscitato grande sconforto a Bolzano. Inoltre, Marcello Alberti era un commercialista molto noto in città.
 


I tre bolzanini erano soci esperti del Cai di Bolzano e le rispettive famiglie sono state avvisate ieri sera della loro morte. Elisabetta Paolucci, era figlia d'arte per la sua professione abituale d'insegnate: il padre, Mario Paolucci, era un ex professore del liceo Carducci di Bolzano, di cui era stato una colonna, e nello stesso istituto aveva insegnato anche la madre, Silvana Dalla Torre. La coppia, Marcello Alberti e Gabriella Bernardi, non aveva figli e Alberti era un noto commercialista del capoluogo altoatesino, che lavorava nello studio fondato dal padre. La donna invece lavorava come manager alla Thun, responsabile delle risorse umane.

Da tempo i tre parlavano dell'escursione sull'alta via Chamonix-Zermatt, una delle più note e impegnative per gli appassionati, agli amici del Cai e li aggiornavano in tempo reale sulla situazione con fotografie sui social network. Fatale sarebbe stata la notte tra domenica e lunedì, trascorsa all'aperto a quota 3.150 metri, a causa di una tempesta che ha impedito al gruppo di proseguire il cammino per trovare un riparo. Proprio dal rifugio dove il gruppo era atteso, la capanna Vignettes, alle 6.30 di ieri mattina era stato lanciato l'allarme. Nel gruppo, oltre a italiani, c'erano francesi e tedeschi.

Oltre alla quarta vittima, Marco Castiglioni, 59 anni, nato a Como e residente in Svizzera, guida alpina che conduceva il gruppo, c'era anche un altro lombardo a compiere l'escursione: Tommaso Piccioli, architetto milanese, era amico dei tre bolzanini morti e aveva frequentato proprio al Cai di Bolzano dei corsi di scialpinismo. A ieri sera non risultano notizie sulla sua situazione. Delle quattro vittime, una era già stata trovata morta e le altre tre erano decedute poco dopo l'arrivo in ospedale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA