Delitto Vannini, mamma Marina: "Marco, ora avrai i fiori che ti avevo promesso"

Marina Conte, mamma di Marco Vannini, seduta davanti alla gigantografia del figlio
Marina Conte, mamma di Marco Vannini, seduta davanti alla gigantografia del figlio
di Emanuele Rossi
3 Minuti di Lettura
Venerdì 2 Ottobre 2020, 18:24


«E ora finalmente potrò portare al cimitero quei fiori che avevo promesso a mio figlio». La sentenza di mercoledì pomeriggio Marina Conte, madre di Marco Vannini, l'ha vissuta come un senso di liberazione dopo un'angoscia di oltre 5 anni tra perizie, udienze e sentenze. L'ultimo provvedimento letto da Gianfranco Garofalo, presidente della Corte d'assise d'appello, che in sostanza ha inflitto una pena a 14 anni per omicidio volontario ad Antonio Ciontoli e 9 anni e 4 mesi, per lo stesso reato in concorso anomalo, ai suoi familiari Maria Pezzillo, la moglie, Federico e Martina, i figli, ha sollevato i genitori della vittima. E qualche sorriso è venuto anche fuori dopo tante lacrime. «Nessuno ci ridarà indietro Marco commenta Marina Conte però gli avevamo assicurato che ci saremmo sempre battuti io e mio marito per rendergli giustizia. La verità magari non la sapremo mai, perché i Ciontoli non ce l'hanno mai raccontata. Ma la giustizia sì, quella ce l'aspettavamo e sappiamo che ancora non è finita».
LA SOLIDARIETÀ
Ieri sia Marina che Valerio sono stati raggiunti da centinaia e centinaia di telefonate. Cerveteri e Ladispoli ma anche altre città si sono mobilitate per i genitori della vittima. Due i nodi cruciali a livello giudiziario. Si tratta di un verdetto sulla scorta di quanto tracciato dalla Cassazione lo scorso 7 febbraio, che ha stabilito un appello-bis per il delitto Vannini. Non bisogna forse tralasciare nemmeno la strategia dell'accusa. È stato Vincenzo Saveriano, procuratore generale di Roma, a chiedere per i Ciontoli l'omicidio volontario e 14 anni di carcere per l'ex 007 nella sua requisitoria di fronte al Collegio giudicante. Con una novità che ha spiazzato anche la difesa. In subordine, ha richiesto 9 anni e 4 mesi solo per i familiari del sottufficiale della Marina che ha premuto il grilletto quella maledetta sera del 17 maggio 2015 condannando a morte il giovane cerveterano. Una mossa che ha dato i suoi frutti poiché è stata riconosciuta una maggiore colpevolezza dell'uomo che ha sparato, assumendosi la responsabilità del colpo di pistola, pur se all'inizio dando versioni false agli inquirenti, e una pena ridotta per moglie e figli che comunque avrebbero potuto salvare Marco se solo avessero chiamato in tempo i soccorsi. Una vicenda «gravissima e disumana» era stata definita in questo modo da Elisabetta Ceniccola, sostituto procuratore della Cassazione dove in quei 110 minuti interminabili nessuno degli imputati ha fermato l'agonia di Marco Vannini conclusasi purtroppo con il decesso nel posto di primo intervento di Ladispoli dopo oltre 3 ore. Sempre Saveriano, nel precedente appello nel gennaio del 2019, aveva preteso 14 anni per tutti, senza fare distinzioni. Stavolta ha consentito ai giudici di poter prendere in considerazione una soluzione alternativa e il suo piano è andato in porto.
LE MOSSE LEGALI
E ora che cosa accadrà? Da scartare naturalmente un ricorso dei Vannini e del magistrato rappresentante dell'accusa. È probabile invece l'impugnazione della difesa come confermato a denti stretti dall'avvocato Andrea Miroli uscito mercoledì dal tribunale scuro in volto: «Faremo ricorso», ha risposto il legale dei Ciontoli. «Leggeremo le motivazioni, non ci sono ulteriori commenti da fare al momento», è la precisazione invece del collega Pietro Messina. Entro 60 giorni arriveranno le motivazioni della sentenza e dopo quella data è possibile dunque una mossa concreta della difesa. La palla a quel punto passerebbe di nuovo alla Suprema Corte con data che non verrebbe fissata, per questioni di tempistica, prima di marzo 2021. «È necessario naturalmente conclude Celestino Gnazi, avvocato della famiglia Vannini - attendere il deposito delle motivazioni ed esaminarle in modo approfondito. A mio avviso, in ogni caso, la Procura generale non proporrà ricorso, mentre lo faranno certamente le difese. Come sempre, noi ci saremo».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA