Un Europeo che sembra un Mondiale: Francia, Belgio e Spagna le favorite

Venerdì 4 Giugno 2021 di Benedetto Saccà
Un Europeo che sembra un Mondiale: Francia, Belgio e Spagna le favorite

 

Prima che a qualcuno passi per la testa di inventarsi una Superlega a base di nazionali (ormai può benissimo succedere di tutto), vale la pena di provare a godersi gli Europei VentiVentuno – VentiVenti, per gli amici. Squadroni, campioni, tecnici illuminati: in una categoria compresa tra «Gli anni d’oro del grande Real» e «Serie C non in schedina» il torneo pronto al decollo potrebbe trovarsi non lontano dal grado di «grandiosamente spettacolare». Perché ospiterà il ballare pazzo di 24 squadre – appena otto meno rispetto ai Mondiali – e, del resto, se per puro paradosso partecipassero Brasile, Argentina, Senegal e Giappone sarebbe una competizione francamente di rara magnificenza. Sbilanciatissima, simile a una Superlega mondiale (ma allora è un vizio), però aggressivamente principesca. A pochi giorni dalla partenza, può essere affascinante capire che è ora sia nella vita delle partecipanti – e quali le favorite e le possibili sorprese.

LA GRIGLIA

E dunque. Tralasciando l’Italia, non è del tutto folle immaginare che dalla pole position scatterà un trio di squadre. E cioè. La Francia di Deschamps, il Belgio dello spagnolo Roberto Martinez e la Spagna dell’ex romanista (e non solo) Luis Enrique. Di statura e taglia smisuratamente maggiore, la Francia (giusto a margine: campione del mondo...) è oggettivamente impressionante. Per avere una vaga idea è sufficiente lasciar cadere distrattamente l’occhio su sei nomi: Kanté, Varane, Griezmann, Pogba, Mbappé e soprattutto Benzema, rientrato dopo una damnatio memoriae durata cinque anni. Può bastare? Insomma. I Bleus sono senz’altro i favoriti per qualità della rosa, per risultati, per bravura del ct, per continuità di sentiero tecnico seguìto dopo il Mondiale, cui non si è rivelato estraneo un certo raffinamento dell’intelaiatura.

Quanto al Belgio, terzo in Russia nel 2018, dispone di un dispositivo offensivo degno dell’armata napoleonica (che poi infatti perse in Belgio): formato da tre tipetti come De Bruyne, Hazard e Lukaku, ha le capacità di radere al suolo qualsiasi ipotesi di opposizione nemica con la forza cieca di tonnellate di esplosivo muscolare. Tra l’altro ha vinto tutte le 10 partite di qualificazione – come l’Italia e nessun altro. E poi, va detto, Roberto Martinez, ovviamente trattato come l’ultimo degli ultimi al Wigan e all’Everton, si è segnalato come un allenatore più che bravo. Ma, del resto, da perfetto catalano (di Balaguer) ha individuato da tempo in un certo Guardiola un padre spirituale.

E a proposito. Si diceva della Spagna. Vacillante in difesa (manca un terzino destro) ma risoluta in avanti, la nazionale di Luis Enrique ha un centrocampo di inimitata solidità – equipaggiato di Busquets e Thiago Alcantara – e un attacco che poggia su Morata e Oyarzabal. Luis, como siempre, si è divertito a turbare mezzo Paese con aria furbetta e, nell’ordine: non ha convocato giocatori del Madrid (scandalo a corte), ha escluso Nacho e Jesus Navas e ha chiamato gente che ha giocato niente in nazionale tipo Adama Traoré, Sarabia e Laporte. Da segnalare la convocazione del piccolo Pedri, 18 anni, mezzala del Barcellona con l’infinito negli occhi e nel destino. «Tecnica sopraffina», giurano.

LA SECONDA FILA

All’Inghilterra di Southgate e Kane, quarta in Russia, non si può certo non dar credito, se non altro per la serietà del progetto tecnico e per la robustezza dell’organico, innervato da gente tipo Sterling, Kane e Rashford. Il Portogallo di Fernando Santos ha – ed è – Cristiano Ronaldo. E poi si concede serenamente il lusso di portare ancora a spasso Pepe il terribile, 38 anni suonati.

Mai sottovalutare, poi, la Germania di Werner, Sané, Gnabry e Havertz, figurarsi. Ecco, il punto però è che la squadra la troviamo in un periodo di transizione, in bilico tra la bellezza dei ricordi e le urgenze del futuro. Ed è scivolata nel girone della Francia. Tre parti di gioventù e una di coraggio: è l’Olanda di Frank de Boer, che affascina per il sfrontatezza delle scelte nelle convocazioni. Nuova generazioni? Macché: nuovissime. Ne attinge generosamente pure la Polonia di Paulo Sosa, trascinata a spalla da un Lewandowski ormai nelle vesti di Giove Tonante.

La Croazia di Dalic è finita in un girone terrificante insieme alla Repubblica Ceca, all’Inghilterra e alla Scozia, d’accordo, ma se riuscisse mai a saltare l’ostacolo dimostrerebbe ipso facto di aver maturato le capacità per candidarsi al ruolo di sorpresona europea. Una parte cui ambirà pure l’allegra Svizzera, chiedendo permesso magari all’Italia: ché Shaqiri, Seferovic e il ct Petkovic, sissì, l’ex laziale, esatto, vorranno dimostrare di valere – di non essere solo copie di mille riassunti.

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