Boniperti, addio a un protagonista del "calcio di una volta": dai gol in campo alla presidenza della Juventus

Venerdì 18 Giugno 2021 di Piero Mei
Boniperti, addio a uno dei protagonisti del "calcio di una volta": dai gol in campo alla presidenza della Juventus

“Sognavo da bambino di giocare una partita in maglia bianconera: mi sarebbe bastata una volta sola per essere felice per sempre” ha detto una volta Giampiero Boniperti che se n’è andato nella notte torinese per una crisi cardiaca a 92 anni, quasi 93: era del 1928, nato il 4 luglio, come il titolo del film di Oliver Stone. Quella maglia che una volta sarebbe bastata, la indossò, invece, 443 volte. Sempre e solo quella.

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Dal 22 maggio 1946, quando l’Italia era ancora un regno, fino al 10 giugno 1961. Si sfilò, quel giorno, la maglia numero 4 che indossava nell’occasione, si tolse gli scarpini, chiamò il magazziniere e glieli porse: “Tienili tu, Crova, a me non servono più”, gli disse. Non erano tempi di partite d’addio, tricche e ballacche e sermoni. Il calcio, come il mondo, era altro: non sapeva di plusvalenze e procuratori. Il bonus del gol, per Boniperti, era una mucca da scegliere nelle mandrie di casa Agnelli. Le selezionava di persona e indicava sempre una (o più, in caso di doppietta) gravida. Così anche il bonus cresceva come la mandria sua. Nemmeno Mino Raiola ne avrebbe studiata una così. Peccato per Boniperti che la regola della mucca non ci fosse ancora il primo giorno bianconero quando, pagate dalla Juve le 60 mila lire d’acquisto dalla squadra del Momo Novarese, l’allenatore di allora, Felice Borel, chiese un supplemento di indagine e lo schierò in una amichevole contro il Fossano: 7 a 0 per la Juve, sette gol di Boniperti, una stalla intera.

Morto Giampiero Boniperti, sua la frase: «Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta»

Nell’ultima partita, quella con il numero 4, non segnò, anche se la Juve ne fece 9.  Sivori ne fece sei, un record. L’Inter era l’avversario, ma l’Inter dei ragazzini schierati per protesta contro una delle tante decisioni federali che andavano (andavano?) a favor di Juve. Esordì quel giorno, in nerazzurro, Sandro Mazzola, il figlio di Valentino, quel Valentino del Toro che secondo Boniperti “sì Pelè, Maradona, Crujiff, Platini, Di Stefano… però Mazzola…”. Comunque gli studiosi dei big data dicono che in totale Boniperti di gol ne fece 178 in campionato. Il primato lo ha battuto Del Piero.

 

Da giocatore ha vinto tutto: scudetti e Coppa Italia, il “Trio Magico” con Charles e Sivori, centravanti e poi centro-campista, parola che, con il trattino, raccontano che Gianni Brera avesse inventato per lui; un’altra parola che gli fu affibbiata era “Marisa”: dicono per i riccioli biondi che ispirarono il soprannome a Benito Lorenzi, l’interista che, svelto di lingua e di gamba fallosa, chiamavano “Veleno”.

Da dirigente vinse anche di più: dopo la magnifica carriera in campo fu messo alla scrivania dall’Avvocato e dal Dottore, Gianni e Umberto Agnelli. Cercò di prenderne lo stile, il famoso “stile Juve” del tempo che fu: se ne andava all’intervallo come l’Avvocato e seguiva il resto con la radiolina di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Diceva che “l’importante non è vincere, la vittoria è la sola cosa che conta”. Da presidente, gli scudetti, le coppe e i campioni scovati furono un rosario. Però non prese Maradona, raccontava Gianni Agnelli. “Suggeriva” ai suoi giocatori di presentarsi al ritiro con i capelli corti, “il calcio vuole la testa leggera”; fu messo da parte prima per la rivoluzione Maifredi, poi per un altro trio, Bettega-Giraudo-Moggi e richiamato in servizio onorario dopo calcio poli e tutto il resto.

E’ stato partecipe e protagonista del “calcio di una volta”, giocato e poi parlato. Celebre la “questione di centimetri”: eravamo negli Anni Ottanta, proprio all’inizio, 10 maggio 1981, e il campionato viveva una grande rivalità, quella tra l’”antipatica” Juve (“è invidia” diceva Boniperti) e la Roma di Dino Viola che stava costruendo la sua favola. Juve-Roma, segnò Ramon Turone, il gol del sorpasso scudetto giallorosso, quel gol che era “bbono” ma si alzò la bandierina del guardalinee e non lo fu. “Questione di centimetri” commentò Viola; Boniperti, che era geometra, mandò un righello omaggio a Viola, per misurare meglio. Fu rispedito al mittente: “Il righello è da geometri, io sono ingegnere”. Musica d’altri tempi, sportivi e no. I tempi di Giampiero Boniperti.
 

Ultimo aggiornamento: 15:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA