Zona arancione in Liguria da lunedì. A rischio anche Marche, Lombardia, Calabria e Trento

Da lunedì il cambio fascia per la Liguria. Posti letto occupati, la media nazionale è al 20%. Saranno a rischio Marche, Lombardia, Calabria e Trento

Mercoledì 5 Gennaio 2022 di Valentina Arcovio
Zona arancione in Liguria da lunedì. A rischio anche Marche, Lombardia, Calabria e Trento

Il virus corre veloce: solo nella giornata di ieri sono stati registrati 170.884 nuovi contagi. Questa rapida corsa di Sars-CoV-2, in particolare della sua variante più contagiosa, la Omicron, si riflette sul numero di morti: 259 ieri, una cifra che non vedevamo dallo scorso aprile. E si riflette inevitabilmente sul numero dei ricoveri e, di conseguenza, sul colore delle Regioni. Secondo i dati Agenas relativi al 3 gennaio scorso, a livello nazionale, il tasso di occupazione di posti letto nei reparti ordinari è salito al 20% e, in 24 ore, è cresciuto in 17 regioni. Le situazioni più critiche, e ampiamente sopra la soglia del 15% che porta in zona gialla, sono: Valle d'Aosta (45%, con un balzo del +9%), Calabria (31%) e Liguria (30%).

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I posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti con Covid-19 sono saliti al 15% a livello nazionale e, nelle ultime 24 ore, sono cresciuti in 9 regioni: Friuli Venezia Giulia (al 17%), Lazio (17%), Marche (21%), Molise (5%), Provincia Autonoma di Bolzano (18%), Piemonte (18%), Puglia (7%), Sardegna (9%) Umbria (12%). Gran parte dell'Italia è quindi gialla, ma molto presto alcune Regioni si coloreranno di arancione. Del resto la soglia che decreta il passaggio da zona gialla a zona arancione è strettamente legata al tasso di occupazione degli ospedali. Più precisamente si passa al colore di rischio «intermedio» al raggiungimento del 30% dei ricoveri nei reparti ordinari e del 20% nei reparti di terapia intensiva.

Zona arancione: quali regioni cambiano 

Questo significa che, già da lunedì prossimo, la Liguria diventerà arancione. Secondo i dati elaborati da Ceds Digital per il Messaggero, con il 29% dell'occupazione dei posti letto ordinari e il 21% di quelli intensivi il passaggio sembra essere inevitabile. La Liguria sarà la prima a fare questo scatto, ma probabilmente non sarà l'ultima. Infatti, a essere in una situazione simile è la Provincia Autonoma di Trento con il 22% dei posti occupati in area medica e il 24% nelle terapie intensive. Seguono le Marche con il 23% dei ricoveri ordinari e il 20% in terapia intensiva e la Calabria, rispettivamente al 30% e al 17%. Vicino, ma «in contrazione», anche il Veneto con lo stesso tasso di posti letto occupati nei reparti ordinari e in terapia intensiva, il 19%. I numeri sono destinati a peggiorare nelle settimane successive.

Le proiezioni elaborate da Ceds Digital indicano che fra una ventina di giorni, da lunedì 24 gennaio, le Regioni arancioni saranno molte di più. In particolare a rischiare sono la Lombardia, la Sicilia, la Toscana e il Piemonte. La Lombardia fra meno di due settimane potrebbe avere una percentuale di posti occupati in area medica pari al 25% contro il 16% in terapia intensiva. La Sicilia potrebbe raggiungere rispettivamente quota 25% per i ricoveri ordinari e 15% per quelli in terapia intensiva. La Toscana, invece, raggiungerebbe quota 18% e 16% e il Piemonte, 26% e 20%.
Tutte le restanti Regioni, invece, sono a rischio zona gialla, eccetto Basilicata, Molise, Puglia e Sardegna. Campania ed Emilia Romagna sono ad alto rischio; Toscana e Abruzzo a rischio moderato. Umbria e Valle d'Aosta sono al limite della soglia delle terapia intensive (9% su 10%), ma è sufficiente un paziente ricoverato in più per causare il passaggio in più per causare il passaggio in zona gialla.

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«L'attuale situazione epidemiologica - dice Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm) - che vede una diffusione ampia dei contagi sta portando molte Regioni a cambiare fascia d'attenzione, passando in giallo o addirittura in arancione». Stando alle attuali norme di comportamento e gli obblighi derivanti, il passaggio in fascia gialla o in arancione non comporta una significativa riduzione o cambiamento dell'attività sociale. «Ma chiaramente rappresenta un segnale di attenzione se non di pericolo - sottolinea Maga - perché significa che non siamo stati in grado di limitare in maniera efficace i contagi e, quindi, la pressione sul sistema sanitario sta aumentando. Per cui la priorità in questa fase è ricorrere a due strumenti fondamentali: la vaccinazione, soprattutto con le terze dosi quando raccomandate e con l'accesso al vaccino a tutte quelle persone che oggi non hanno fatto neanche una dose; e l'utilizzo di dispositivi di protezione personale, le mascherine sempre, anche all'aperto, ed evitando assembramenti non necessari».

 

 

Ultimo aggiornamento: 10:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA