Libero De Rienzo, Sydney Sibilia: «Era un uomo fiero, aveva carisma e sceglieva da artista»

Sabato 17 Luglio 2021
Libero De Rienzo, Sydney Sibilia: «Era un uomo fiero, aveva carisma e sceglieva da artista»

Anche Sydney Sibilia è rimasto sconvolto dalla morte improvvisa di Libero De Rienzo. «Non riesco a crederci. Vorrei che fosse uno scherzo dei suoi e che Picchio riapparisse da un momento all'altro facendosi una bella risata», dice il regista affranto, subito dopo aver appreso la notizia. Tra il 2014 e il 2017 Sibilia, 39 anni, ha diretto l'attore in tre film, tutti campioni d'incasso: Smetto quando voglio, Smetto quando voglio - Masterclass, Smetto quando voglio - Ad Honorem.

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Nella brillante saga che ha per protagonisti dei ricercatori universitari disposti a rispondere alla disoccupazione fabbricando e spacciando smart drugs, De Rienzo interpreta Bartolomeo Bonelli, un economista che cerca di applicare al poker le sue abilità nel calcolo matematico.
Come mai ha pensato a lui dal primo film dalla saga?
«Ho avuto in mente Libero proprio mentre scrivevo la sceneggiatura. Lo immaginavo come l'anima della storia e il suo Bartolomeo ha finito per essere il mio personaggio preferito. Quando gli ho sottoposto il copione l'ho avvertito: Se non lo fai tu, non lo farà nessuno».
E sul set com'è andata?
«Ci siamo divertiti tantissimo, oltre ogni previsione. Picchio era gigantesco, dotato di un talento fuori dal comune. Ma al di là della tecnica della recitazione, possedeva un grande carisma. Sprigionava una magia capace di arrivare a tutti».
Cosa ha messo di suo nel personaggio di Bonelli?
«Lo ha impreziosito con la sua personalità, il suo disincanto. Riusciva a immedesimarsi in qualunque ruolo. Alla fine era diventato Bartolomeo».
Si era sviluppata un'amicizia tra di voi?
«Certo, era impossibile non voler bene a Libero. Ci sentivamo spesso e ci vedevamo ogni volta che veniva a Roma. Parlavamo di girare altri film insieme, avevamo dei progetti. Poi è arrivata come uno schiaffo la notizia della sua morte, uno choc per tutti».
Era contento, Di Rienzo, della sua carriera o pensava di aver dotto troppi no e perso delle occasioni?
«A quanto mi risulta, era felicissimo di tutto quello che aveva fatto e sapeva di aver conquistato un posto di rilievo nel cinema italiano. A renderlo fiero era soprattutto la certezza di aver sempre e solo scelto i film in cui credeva davvero, senza perdersi in considerazioni o strategie di tipo commerciale, non artistico».
L'autopsia stabilirà le cause della morte, ma lei ha mai pensato ad esempio che Libero potesse avere una vita meno che regolata, magari far uso di stupefacenti?
«Ma quando mai. Per quanto ne so io, Libero era un grandissimo professionista. Sempre pronto a rispondere, sempre disponibile e preparato. Sul set non ha mai fatto un minuto di ritardo. Era un attore speciale e una bella persona, un amico che non smetto di piangere. Mancherà moltissimo a me a tutti quelli che l'hanno conosciuto».
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA