Omicron 5, le mascherine servono? Virologi divisi su tutto: cosa dicono i dati

Diversi esperti concordano nel dire che oggi combattiamo una malattia diversa rispetto a quella provocata dalle precedenti varianti e che BA.5 è la più contagiosa al mondo

Omicron 5, le mascherine servono? Virologi divisi su tutto: cosa dicono i dati
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Lunedì 11 Luglio 2022, 12:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 12:37

In America, c'è il professore Eric Topol che sostiene che Omicron 5 sia la variante peggiore che potesse arrivare. In Italia i virologi sono molto divisi su come affrontare questa ennesima ondata di contagi. C'è chi dice che l'isolamento dei positivi asintomatici è diventato superfluo e che il lento ritorno alla normalità non possa essere frenato, che devono poter continuare ed essere organizzati eventi collettivi come i concerti e poi c'è chi continua a pensare che questo sia un virus che debba ancora prevedere percorsi separati e misure di precauzione per proteggere le persone più fragili.

Cosa farà il governo? E come era la situazione un anno fa? 

Topol, professore di medicina molecolare presso lo Scripps Research, sul Washington Post ha detto che Omicron 5 (BA.5) «è la versione peggiore del virus che abbiamo visto» e ha spiegato che BA.5 è l'ultima sottovariante di Omicron che insieme alla variante correlata BA.4 rappresenta circa il 70% di tutte le infezioni negli Stati Uniti. Le due sottovarianti stanno eliminando la BA.2. L'elemento preoccupante che Topol porta all'attenzione è che questa ultima variante del Covid è contraddistinta da una fuga immunitaria in grado di aumenta la trasmissibilità del virus. È vero, come in Italia, anche negli Stati Uniti non c'è stato un marcato aumento delle ospedalizzazioni e dei decessi, dice Topol, perché l'immunità accumulata dall'ondata invernale di omicron è molto alta. Eppure BA.5, spiega il virologo americano, è una variante evoluta: ha una capacità di trasmettere, crescere ed eludere l'immunità perché mostra «una marcata differenza rispetto a tutte le varianti precedenti». Non è ancora chiaro, dunque, se BA.5 porterà a malattie più gravi. Ma sapere che il virus si sta diffondendo, sottolinea Topol, dovrebbe rafforzare la necessità di adottare e prorogare le misure di mitigazione: mascherine FFP2, migliore filtrazione e ventilazione dell'aria ed evitare l'esposizione in ambienti chiusi affollati. 

Esperti divisi: la polemica sui concerti

Matteo Bassetti, Andrea Crisanti, Pierluigi Viale e Roberto Burioni sono concordi nel dire che la situazione è cambiata, siamo di fronte a una malattia diversa e che abbiamo a disposizione armi molto efficaci come i vaccini e gli antivirali. Si discute, tra chi ha questo orientamento, se allentare ulteriormente le misure su isolamento e quarantena per i contagiati che non presentano sintomi. 

Ci sono poi virologi che sono per rimanere nel solco della massima prudenza e pensano sia sbagliato far circolare il virus senza alcun tipo di mitigazione. Medici come Fabrizio Pregliasco, Stefania Salmaso e anche il consulente del ministro Speranza, Walter Ricciardi, la pensano così. Si punta il dito contro gli eventi collettivi come i concerti. Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) torna a parlare (male) del concerto dei Maneskin al Circo Massimo. «Tra 4-5 giorni vedremo l'aumento dei casi Covid a Roma correlato al concerto dei Maneskin di sabato. Tutti i grandi eventi pubblici in questi ultime mesi hanno determinato un incremento dei contagi, inevitabilmente accadrà anche in questo caso. Abbiamo una variante che porta a una altissima circolazione del Covid», ha detto. «Speriamo che essendo la maggior parte dei contagi tra ragazzi, l'incremento epidemico si possa limitare senza una ulteriore trasmissione del virus anche alle persone anziane e fragili. Altrimenti, oltre all'aumento dei contagi, avremo anche quello dei ricoveri che sono già in crescita a Roma», conclude Andreoni.

Restrizioni e misure di mitigazione. Quanto porteremo ancora le mascherine?

Non è un virologo ma un politico: l'assessore alla Salute della Regione Lazio Alessio D'Amato fa una sintesi di buon senso che non si può ignorare: «Dobbiamo imparare a convivere con il virus. È difficile pensare a nuove restrizioni. Ma serve comunque responsabilità. Se sono un paziente fragile, eviterò gli appuntamenti di massa. Se devo vedere un parente anziano, aspetterò una settimana dal grande evento di turno»

Un cambio di passo c'è stato allo Spallanzani, il rinomato ospedale romano specializzato nella cura delle Malattie Infettive e che ha affrontato il Covid per primo e in prima linea (ricordate i pazienti zero, i turisti cinesi? Furono ricoverati allo Spallanzani). Il cambio di passo non consiste certo nel trattare il Covid in modo meno problematico ma nel monitoraggio continuo delle malattie infettive, vecchie e nuove. L'ospedale ha nominato un nuovo advisory board, un tavolo internazionale presieduto dal professor Guido Silvestri, il virologo che fino a qualche mese fa pubblicava sui social un bollettino Covid intitolato "Pillole di ottimismo" in cui spiegava l'evoluzione positiva della malattia e della gestione della malattia.  Il board è composto da altri 15 scienziati impegnati nel campo delle malattie infettive, dei vaccini e delle terapie. 

Il direttore generale dello Spallanzani, Francesco Vaia, descrive questa variante Omicron come un virus che porta a una malattia sostanzialmente diversa rispetto a quella provocata dalla variante precedente. «I ricoveri oggi si sono stabilizzati sui 10-12 ricoveri in terapia intensiva, questa è la realtà - ha spiegato Vaia - perchè già ci avevano detto i colleghi sudafricani che eravamo di fronte a una variante contagiosissima ma poco grave che poi sarebbe declinata in giù e sta accadendo». «Ora si è alzata l'età media - ha continuato -, questi sono dati inoppugnabili e perchè noi oggi diciamo che è una malattia diversa? Io ora non voglio utilizzare un termine un po' polemico ...parlo del mio, è una malattia diversa? Sì, lo vogliamo definire raffreddore? Non lo so, chiamatelo come volete voi, chiamiamolo Covid 22». Tra le ragioni del mutamento della malattia, Vaia ha ricordato che «abbiamo un'alta immunità cellulare». Inoltre, l'età mediana si attesta sui 50 ma è superiore ai 70, «significa che noi dobbiamo guardare a quella fascia lì, il tema oggi è blindare quelle persone che oggi sono ricoverate, a quelle dobbiamo pensare». Per questo Vaia ha insistito sull'aggiornamento dei vaccini e infine sulla ventilazione meccanica «nelle scuole» dove dovrebbe essere implementata grazie al «Pnrr». «Non ce la faccio più - si è anche sfogato - di vedere bambini a scuola con mascherine e cappotti, servono impianti di areazione» ed anche «i concerti vanno fatti, i giovani hanno bisogno di farlo, il tema non è non fare il concerto». Tra gli esperti nominati nel nuovo advisory board dello Spallanzani c'è Arnaldo Caruso docente di Virologia all'Università di Brescia e presidente della Società italiana di Virologi che sostiene che Omicron 5 sia il virus più contagioso al mondo.  «È sicuramente meno aggressivo, ma resta problematico perché nel provocare tante infezioni può arrivare facilmente anche alle persone più fragili», spiega Caruso. Quindi invita a «non sottovalutare» Omicron BA.5 che è destinata a diventare dominante. «Infettando su grandi numeri Omicron 5 può raggiungere più facilmente anche le fasce fragili. Se è vero che la maggior parte di noi, o per la vaccinazione o per l'infezione naturale o per entrambe, ha sviluppato una base immunologica importante» e mantiene uno "scudo" contro Covid grave, «dobbiamo fare comunque molta attenzione e proteggere chi questa base immunologica non ce l'ha: appunto le categorie più a rischio di patologia seria», continua. Insomma, il virus non si è ancora raffreddorizzato? «Certamente gli studi virologici ci dicono che Sars-CoV-2 è cambiato e che non colpisce i polmoni nello stesso modo di prima», premette l'esperto, ipotizzando che «le morti che continuiamo a vedere purtroppo ogni giorno» siano «collegate non a polmoniti virali classiche, bensì a complicanze diverse in pazienti già compromessi da diverse concause. Tuttavia, come tutti i virus, se attacca una persona senza difese immunitarie anche Omicron BA.5 può far male. Del resto - puntualizza lo specialista - può farlo anche la "semplice" influenza che banale non è».

Omicron, contagi: i dati degli ospedali di domenica 10 luglio 2022

Dall'Istituto superiore di Sanità, dove ogni settimana c'0è un monitoraggio dei contagi e delle ospedalizzazioni dovute al Covid, fanno notare che le varianti BA.4, e in particolare di BA.5, hanno una prevalenza in Italia pari a 11,4% e 23,1%, rispettivamente. Attualmente, non c’è evidenza che le infezioni causate da BA.4 e BA.5 siano associate ad un’aumentata gravità delle manifestazioni cliniche rispetto a quelle causate da BA.1 e BA.2. C'è da tenere a mente però che gli esperti dell'Iss segnalano che nel corso dell’ultima settimana risultano in aumento il numero di casi certificati, le ospedalizzazioni, i ricoveri in terapia intensiva e anche i decessi. Inoltre, risultano in aumento rispetto alla settimana precedente la percentuale di casi segnalati con stato clinico iniziale asintomatico (73%). 

Le posizioni dei virologi e l'efficacia vaccinale

Il tasso di ospedalizzazione per i non vaccinati è alto: 56 ricoveri per 100.000 abitanti e risulta all’incirca due volte e mezzo più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da 4 mesi (che è di 22 ricoveri per 100.000 abitanti) e oltre tre volte e mezzo più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (16 ricoveri per 100.000 abitanti). Il tasso di ricoveri in terapia intensiva per i non vaccinati (è di 2 ricoveri per 100.000 abitanti) e risulta doppio rispetto ai vaccinati con ciclo completo da 4 mesi (1 ricovero per 100.000 abitanti) e circa tre volte e mezzo volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (1 ricovero per 100.000 abitanti). Inoltre i non vaccinati muoiono di più: 11 decessi ogni 100.000 abitanti. È un tasso di mortalità risulta sei volte più alto rispetto ai vaccinati (2 decessi per 100.000 abitanti) e circa sette più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster.

Quanto è efficace il vaccino contro Omicron?

È efficace. Aver ricevuto l'inienzione anti Covid previene la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 al 38% entro 90 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, 30% tra i 91 e 120 giorni, e 45% oltre 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale o pari al 52% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster. Previene casi di malattia severa al 68% nei vaccinati con ciclo completo da meno di 90 giorni, 68% nei vaccinati con ciclo completo da 91 e 120 giorni, e 70% nei vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 120 giorni. 

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