I sindaci dell'entroterra: «Detenuti nei cantieri? Idea lodevole ma ora bisogna rafforzare i controlli»

I sindaci dell'entroterra: «Detenuti nei cantieri? Idea lodevole ma ora bisogna rafforzare i controlli»
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MACERATA -  Fa discutere la possibilità di impiegare i detenuti per lavorare nei cantieri della ricostruzione pubblica e delle chiese delle zone terremotate. Alcuni sindaci dell’entroterra pongono alcune questioni da considerare prima di dare il via concreto al progetto, formalizzato qualche giorno fa con un accordo tra ministero della giustizia, struttura commissariale, Cei, Ance ed Anci.

 

«È un provvedimento di buon senso, prevedere azioni di rieducazione per chi ha sbagliato nella vita - spiega Mauro Falcucci sindaco di Castelsantangelo sul Nera - immagino che ci sarà una selezione in base alla tipologia di detenuti, ma per esprimermi nel merito attendo di conoscere i dettagli. Rappresenta un’occasione per far recuperare una dignità di vita ai detenuti. Mi permetto di suggerire che per lo stesso progetto possa essere impiegato chi percepisce il reddito di cittadinanza». Chiede idonee garanzie di sicurezza Sandro Botticelli, sindaco di Gagliole: «Sono sensibile al tema della rieducazione dei condannati, a Gagliole in Comune abbiamo i tirocini di inclusione sociale, dunque ben venga l’uso di detenuti per finalità di reinserimento nella società, grazie alla ricostruzione. Va considerato l’impatto sui diversi territori però, io ricevo segnalazioni dai cittadini anche se transita qualcuno che è sconosciuto, questo progetto va organizzato e gestito in modo da non creare allarme sociale, i cittadini devono potersi sentire tranquilli sotto l’aspetto della sicurezza». 

Il sindaco Baroni: serve potenziamento delle forze dell'ordine
 

Secondo il sindaco di Muccia Mario Baroni serve un potenziamento dell’organico delle forze dell’ordine: «Ben venga l’impiego di persone detenute nei cantieri di ricostruzione pubblica. Come ogni cosa bisogna valutare come viene realmente organizzata e gestita, dipende da quale tipo di persone si scelgono per questa mansione e l’impatto che avranno sul nostro territorio. Servono garanzie che non ci siano problematiche relative alla sicurezza o all’ordine pubblico: non vorremmo che questa scelta possa creare ulteriore allarme sociale tra i cittadini. Le forze dell’ordine sono davvero ridotte all’osso nella caserma di Serravalle di Chienti che ha competenza sul nostro territorio, come fanno ad effettuare i controlli necessari? Al di là del progetto è necessario per tutto il processo pluriennale della ricostruzione un potenziamento della dotazione organica delle forze dell’ordine».

 

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Corriere Adriatico