Fa la scarpetta, inghiotte un guscio e rischia una emorragia. Il medico: «Mai capitato di dover rimuovere un mosciolo»

Fa la scarpetta, inghiotte un guscio e rischia una emorragia. Il medico: «Mai capitato di dover rimuovere un mosciolo»
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ANCONA - Chissà cosa penserebbe messer Giovanni Della Casa, il primo a mettere al bando la scarpetta. La bollò come una delle peggiori abitudini a tavola, sinonimo di maleducazione e, addirittura, comportamento dannoso per la salute. Ma quando scrisse il suo Galateo, non contemplava certo i rischi di soffocamento connessi all’ingestione dei moscioli: non il frutto succoso e morbido, vanto della città dorica, ma la dura scorza esterna, piuttosto difficile da digerire e potenzialmente letale se si conficca in gola. 


 
E’ proprio quello che è successo a un anconetano che, dopo un pranzo a base di moscioli di Portonovo, è finito all’ospedale. Un’indigestione? Magari. No, semplicemente ha inghiottito un guscio. Non intero, ma un frammento di alcuni centimetri, lungo più o meno come il mignolo di una mano, quanto basta per lasciarci le penne. Lì per lì l’uomo, sulla cinquantina d’anni, non si è accorto di nulla. La scorza è finita giù insieme a un pezzo di pane, come se nulla fosse. Ma dopo un po’ si è reso conto che non riusciva a deglutire bene, come se avesse una spina conficcata in gola. 

L’allarme
Così, preoccupato, sabato pomeriggio si è rivolto al Pronto soccorso di Torrette. Una radiografia ha risolto il mistero: nell’esofago era rimasto incastrato un corpo estraneo, un voluminoso frammento di cozza che non è riuscito a raggiungere lo stomaco, viste le dimensioni. Non c’era tempo da perdere. Subito il paziente è stato trasferito nella Divisione ospedaliera di Gastroenterologia, diretta dal dottor Piergiorgio Mosca, dove la sua équipe l’ha sottoposto a un intervento di rimozione dell’oggetto.

Il timore, infatti, era che la scorza tagliente e particolarmente affilata avrebbe potuto provocare una perforazione dell’esofago, con conseguenze serie e potenzialmente letali perché avrebbe potuto raggiungere il mediastino o lesionare un’aorta. «In queste circostanze si verifica subito l’eventuale danno ad altri organi tramite esame radiologico - spiega il dottor Mosca - perché la perforazione può non essere immediata, ma scaturire a seguito dei movimenti dell’esofago. Scongiurato il pericolo, con l’endoscopio e i nostri attrezzi del mestiere andiamo a catturare e rimuovere l’oggetto in questione, passando dalla bocca fino all’esofago, usando la massima prudenza perché si tratta di una zona anatomica molto delicata». La porzione di cozza, di dimensioni ragguardevoli, è stata estrapolata non senza difficoltà: il paziente stesso è rimasto sorpreso di come abbia potuto inghiottirla. 

La convalescenza

Per due giorni è dovuto rimanere a digiuno, tenuto in osservazione a Torrette, a scopo precauzionale, e sottoposto a trattamento antibiotico: poi è stato rialimentato e dimesso, senza ulteriori complicazioni. «In 40 anni di professione ho visto tanti casi, per lo più spine, protesi dentarie mobili, frammenti di ossi, ma non mi era mai capitato di rimuovere un mosciolo», confessa il dottor Mosca. 

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Corriere Adriatico