Alberto Rossi alla presentazione di Af Mia: «Priorità alla Penisola, chiave di volta del porto di Ancona. L’ex Bunge? Nel 2025»

Alberto Rossi alla presentazione di Af Mia: «Priorità alla Penisola, chiave di volta del porto di Ancona. L’ex Bunge? Nel 2025»
DURAZZO La metafora del mare, Alberto Rossi la racconta osservando l’Adriatico, che accarezza Durazzo. «Vede le foto delle mie barche da regata alle pareti?»....

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DURAZZO La metafora del mare, Alberto Rossi la racconta osservando l’Adriatico, che accarezza Durazzo. «Vede le foto delle mie barche da regata alle pareti?». Con la fierezza da Cavaliere del lavoro e la concretezza dell’amministratore di Adria Ferries, esalta il particolare: «Al timone ci sono sempre io, col mio team che mi riconosce il ruolo. In gara, come in azienda».

 
Una navigazione, la sua, che non ha mai escluso dai radar l’Albania, come dimostra questa giornata-evento sulla “Af Mia”, tirata a lucido. 
«Sono arrivato qui 31 anni fa per aiutare un popolo in difficoltà; nel 2004 ho aperto i collegamenti, con un traghetto da 20 camion e 80 passeggeri. Ora è cambiato il paradigma». 

Come? 
«Siamo nel salotto di un’imbarcazione da 1.600 viaggiatori, 320 tir, 25 nodi di velocità, alta qualità dei servizi. Innanzitutto, sostenibile». 

Un’altra sfida vinta che piazza nel suo palmares?
«Vorrei sfumare la prosa».

Dissolva pure. 
«Ho interpretato correttamente la voglia di crescita degli albanesi, mettendomi al loro fianco. Sono convinto di aver contribuito allo sviluppo di questa nazione. Ho trasportato milioni di persone».

Impostiamo le coordinate del viaggio di ritorno. La sindaca della seconda città del Paese delle Aquile ha parlato dell’impegno sulle infrastrutture. Elemento fondante, dice lei. Una lezione? 
«Loro scrivono su un foglio bianco. È più semplice». 

L’effetto tabula rasa, da contrapporre ai condizionamenti che rallentano l’espansione del porto dorico? 
«Quello che lei descrive come una debolezza del nostro scalo marittimo lo decodificherei così: abbiamo avuto dei momenti difficili, avevamo gli strumenti a disposizione, ma si faceva fatica a fare sintesi». 

Semplifichi.
«Le coperture finanziarie c’erano, ma si presentavano degli ostacoli indipendenti dalla volontà dei singoli». 

Un esempio su tutti? 
«Me ne conceda due: i dragaggi, per i quali i soldi ci sono, e la banchina 27, rimasta bloccata da una causa giudiziaria». 

Passiamo al presente.
«Penso positivo, poiché ho visto le opere che l’Autorità portuale vuole realizzare nel 2024. Deve sfruttare la sintonia con Regione e Comune. C’è voglia di fare. La Dorica sta cambiando, nei particolari, come il decoro».

Indichi la precedenza. 
«Concentrarsi sulle priorità, là dove c’è convergenza».

I dettagli? 
«Il mega-progetto della Penisola, la madre di tutte le banchine. La soluzione. Ne parlai nel 2003: portare i traghetti alla nuova darsena. Sono passati vent’anni, il tempo che molti prevedono per la sua realizzazione. Oggi si sarebbe potuto tagliare il nastro».

Accorcia le distanze? 
«Consideri che quel piano è modulare, può essere reso operativo per gradi. Iniziamo a modificare il metodo». 

Cominciamo da lei. A che punto è il suo progetto Eagle, targato Frittelli Maritime, nell’ex area Bunge? Ventimila metri quadrati di depositi, uffici nei silos e spazi per eventi.
«L’opera di demolizione è già terminata, stiamo ristrutturando l’esistente».

Avanti, corra. 


«I primi magazzini sono stati consegnati, i secondi saranno pronti a giugno, a dicembre 2025 scriveremo la parola fine, con tanto di impianto fotovoltaico da 2,5 megawatt: alimenterà, con energia pulita, le banchine 19, 20 e 21. Si può». Leggi l'articolo completo su
Corriere Adriatico