Monte Soratte, natura selvaggia e luoghi del silenzio: il sentiero degli Eremi

Domenica 14 Marzo 2021 di Maria Serena Patriarca
Eremo San Silvestro

Ultimo weekend prima delle settimane rosse. Fra gli itinerari più suggestivi del Lazio, a livello naturalistico e storico, ci sono senz’altro i sentieri degli Eremi nella Riserva Naturale del Monte Soratte, cuore verde della Sabina. Dal delizioso borgo di Sant’Oreste si sale, in circa un’ora di cammino, fino a raggiungere la sommità del monte (693 metri di altitudine e un panorama mozzafiato) attraverso boschi e luoghi del silenzio e dello spirito che sono stati tappa degli eremiti nei secoli. Fin dall’epoca preromana il territorio del Soratte fu il fulcro di un insieme variegato di culture e popoli, con insediamenti di Sabini, Capenati, Falisci ed Etruschi. Come spesso succede nella tradizione che accompagna il passaggio dai culti “pagani” a quelli cristiani, anche gli eremi furono costruiti in luoghi prima dedicati al culto di Apollo Soranus, molto diffuso nel periodo romano in quest’area della Regione.

All’inizio dell’Era Cristiana, e poi durante tutto il Medioevo, molti eremiti scelsero di ritirarsi in meditazione e preghiera sul Monte Soratte dove l’altitudine, il silenzio e la natura selvaggia (descritta già da poeti latini come Orzio e Virgilio) creavano il contesto ideale per la ricerca del Divino. L’itinerario che vi suggeriamo oggi si snoda attraverso la chiesetta di Santa Lucia (al cui interno sono presenti affreschi rappresentanti angeli e una statua della Santa), per poi toccare l’Eremo di Sant’Antonio (da visitare con cautela, perché pericolante) e arrivare infine al meraviglioso Eremo di San Silvestro, sulla sommità della montagna, con i suoi stupendi affreschi sacri del Trecento e del Quattrocento.

La leggenda dice che questa chiesa fu edificata, sui resti di un antico tempio pagano, ad opera dell’imperatore Costantino come ringraziamento per la guarigione dalla lebbra grazie all’intercessione di papa Silvestro (la Sabina, infatti, fu per lungo tempo dimora di Papa Silvestro I). L’Eremo di San Silvestro in origine aveva una forma basilicale, ma nel corso dei secoli ha subìto varie modifiche e trasformazioni. Nell’VIII secolo d.C. la chiesa, distrutta dai Longobardi, fu ricostruita ad opera di Carlomanno. Dalla sommità del Soratte, sui cui sorge appunto l’eremo di San Silvestro, si ammira il panorama  delle colline e dei borghi della Sabina e, se il tempo non è nuvoloso, si arriva a vedere persino il lago di Bracciano.

Ritornando verso il paese di Sant’Oreste si può fare tappa alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, con il relativo monastero dove c’è un affresco della Madonna che fu oggetto di particolare venerazione nel XVI secolo. Cultura, arte sacra e natura vanno a braccetto passeggiando fra i boschi del Soratte: la Riserva, infatti, è il regno di una grande varietà di animali, tra cui molti cinghiali, di uccelli variopinti come il picchio rosso, il picchio muratore, la ghiandaia e il pettirosso, e di una moltitudine di fiori, come gli anemoni degli Appennini e i ciclamini. Una volta fatto ritorno in paese, potreste estendere l’escursione con la visita della chiesa di San Lorenzo Martire, edificata dal 1568 su un disegno inziale del Vignola, dove sorgeva una chiesa romanica di cui resta il campanile. Sant’Oreste è oggi anche un borgo letterario, come testimoniano le “Biblio Teche” verdi piene di libri di poesie e romanzi, sistemate nei vicoli del centro storico grazie ad un’iniziativa di bookcrossing promossa dalla Proloco. Tornando verso Roma suggeriamo di fare una sosta nel borgo medievale di Sacrofano, dove fra le stradine e le piazze della parte più antica del paese ci sono le installazioni artistiche della kermesse BorgoDonna, in omaggio alle donne che si sono distinte, in questi mesi, nella scienza e nella medicina per sconfiggere il virus.

 

 

 

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