Voli in ritardo e treni pieni? Quanto ci manca viaggiare

Sabato 4 Aprile 2020 di Mauro Evangelisti

Il terminal 1 è chiuso, il 3 è un enorme contenitore semi vuoto in cui le voci rimbombano e il rumore dei rari trolley si amplificano. I parcheggi multipiano e i lunga sosta sono deserti. All’aeroporto di Fiumicino, in poche settimane, tutto è cambiato. Nei giorni migliori qui s’incontrava il mondo e anche 100mila passeggeri, oggi sono 5.000 tra chi arriva e chi parte, tra numerose e sacrosante restrizioni, per un totale di appena 100 voli.
 

A Ciampino, dove regnava l’allegra confusione dei viaggiatori low cost, in media più giovani, tutto è chiuso e chissà quando si tornerà a volare, a mettersi in fila per un’avventura a Berlino, la prima esperienza all’estero con destinazione London Stansted, il gruppone della zingarata a Lisbona. Alla stazione Termini c’era quasi mezzo milione di passeggeri al giorno: turisti, uomini d’affari, studenti, pendolari, quelli dell’alta velocità e quelli del lento regionale. Oggi sono poche migliaia, ci si evita, ci si sottopone ai giusti controlli tra moduli e mascherine. Prima ci arrabbiavamo per un volo in ritardo, perché all’imbarco in aereo il trolley era troppo pesante, perché il treno dell’alta velocità sarebbe arrivato 15 minuti dopo il previsto e sul regionale si stava stretti. Vorremmo tornare ad arrabbiarci come prima.
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Ultimo aggiornamento: 10:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA