Varsavia e Lodz da vedere, da fare e da mangiare: le cose da non perdere nella Polonia post-industriale

Un city break alternativo tra insoliti musei dei neon e della vodka, ex centrali elettriche rinate locali e distretti malfamati riqualificati, oggi di tendenza

Museo del neon a Varsavia (© Ale di Blasio photography)
Museo del neon a Varsavia (© Ale di Blasio photography)
di Sabrina Quartieri
10 Minuti di Lettura
Venerdì 22 Luglio 2022, 11:18 - Ultimo aggiornamento: 25 Luglio, 15:25

Gli edifici di mattoni dal colore rosso sbiadito, retaggio della Polonia industriale del Novecento, si rivedono in questi giorni nella deliziosa miniserie “Queen Loretta” in onda su Netflix. È la storia di un sarto polacco che vive a Parigi e di notte si esibisce nei teatri nei panni di un’affascinante drag queen, ma a un certo punto, chiamato ad affrontare il passato, torna nel suo Paese d’origine. Quei palazzi dallo stile inconfondibile sono le fabbriche che si incontrano, ancora oggi, nelle località che un tempo sono state “abitate” da potenti industriali e laboriosi operai. Come Łódź, non distante da Varsavia e “sopravvissuta” a un secolo (il ‘900) dove nel suo centro urbano si contavano migliaia di ciminiere, oltre a 1900 industrie, in primis del tessile ma anche fonderie. Terza città della Polonia, questa meta è, insieme alla capitale, la destinazione insolita per un city break alternativo, da vivere nell’oggi senza timori (il Paese, invece, solo per ragioni di prossimità territoriale paga un prezzo altissimo, in termini di presenze straniere calate drasticamente, a causa della guerra in corso in Ucraina). Una volta arrivati a Łódź, in molte delle sue strade si avrà come la sensazione di esserci già stati. La cittadina, infatti, è stata e continua a essere “set” di diversi film, anche con nomination agli Oscar, come “The promised land” di Andrzej Wajda del 1974. Ecco, allora, cosa non perdere di una vacanza nella Polonia post-industriale, tra indirizzi di design e quartieri riqualificati tutti da scoprire. 

Fabbriche e centrali elettriche dismesse rinate in musei, distretti di tendenza e una scena culinaria contemporanea: cosa non perdere a Varsavia e Łódź 

Un viaggio ideale, anche solo per un city break, per chi vuole conoscere la Polonia più alternativa. Si comincia facendo tappa nella capitale Varsavia, dove si scoprono locations trendy in ex fabbriche e insoliti siti culturali in quartieri che un tempo erano malfamati, come il distretto Praga. Poi ci si sposta a Łódź, città dal passato operaio e con una rinomata scuola di cinema, da esplorare passo dopo passo. I suoi spot più iconici sono la ex centrale elettrica a carbone, oggi imperdibile museo interattivo, le industrie dismesse del tessile rinate luoghi di aggregazione e la street art che occupa inaspettati spazi urbani.

1. A Varsavia tra musei dei neon e della vodka e biblioteche “instagrammabili”

Della bella Varsavia degli anni Venti e Trenta del secolo scorso, con le sue sontuose residenze aristocratiche, è rimasto poco o niente, perché la capitale della Polonia, durante il Secondo conflitto mondiale e l’occupazione nazista, è stata quasi completamente rasa al suolo dai tedeschi. Per ammirare quel che resta dell’architettura d’epoca si pernotta al boutique hotel H15, circondato da alcuni eleganti palazzi dei primi Novecento sopravvissuti alla devastazione. L’indirizzo promette un soggiorno all’insegna del lusso contemporaneo, in una location d’eccezione: a fine ‘800 qui avevano luogo le riunioni segrete dei giovani che preparavano le lotte per l’indipendenza del Paese; durante la Seconda Guerra mondiale l’edificio era invece la sede della Wehrmacht, le forze armate del Terzo Reich, mentre subito dopo la disfatta nazista, per lui arrivava il tempo di ospitare gli uffici ministeriali della Repubblica Popolare di Polonia, a guida marxista-leninista, alleata dell’Unione sovietica e firmataria del Patto di Varsavia. Di questa ultima pagina di storia, nella capitale polacca resta ancora un simbolo. In città lo chiamano “Il mostro”, riferendosi al Palazzo della Cultura e della Scienza regalato al Paese da Stalin nel 1955. Oggi, però, i 237 metri di tale architettura, tipica del realismo socialista e un tempo l’edificio più alto della città, si confrontano con le alte quote raggiunte da quei grattacieli che hanno fatto entrare Varsavia nel futuro, dalla “Varso Tower” alla lussuosa torre Zlota 44 dell’architetto polacco Daniel Libeskind. Ma mentre tutto si trasforma, per mettere in ombra un passato che si vuole dimenticare (cancellare, persino, se solo si potesse), ai margini della citta alcuni quartieri conservano ancora molto dei decenni della Polonia filo-sovietica. Su tutti, è il distretto Praga, oggi riqualificato, a raccontare ancora che lì, nella seconda metà del XX secolo si viveva alla meno peggio, tra lavori di fortuna, criminalità e mercato nero, con lo smercio di contrabbando dei dollari, delle sigarette, dei profumi e dei blue jeans. Il luogo della “memoria” è il mercato di via Brzeska, dove di fronte si trova il murale dello street artist di Napoli Diego Miedo, realizzato nel 2012 con i disegni suggeriti dai bambini del quartiere. Multiculturale fin dall’800, abitato da ebrei polacchi, da russi (lo dimostra la presenza di una chiesa ortodossa) e da operai locali impiegati nelle fabbriche della zona, Praga è un dedalo di strade tutto da esplorare: al seguito di una guida (come Joanna Guida di Varsavia, che parla benissimo l’italiano), ci si muove tra insolite sculture di angeli custodi color azzurro; poi, si entra nei cortili dei palazzi e si ammirano alcuni dei set del celebre film “Il Pianista” di Roman Polański o anche delle Madonnine, gli altari di preghiera costruiti durante la Seconda Guerra mondiale, quando con il coprifuoco non si poteva uscire per andare in chiesa. Ma sono il Museo della vodka polacca e il Museo del neon i due “gioielli” da non perdere in questa zona. Il primo offre un tour negli ex stabilimenti della distilleria costruita dai russi nel 1897 per rifornire della bevanda di cui sono grandi consumatori, i loro soldati. L’edificio conserva l’insegna originale e ospita una incredibile collezione di bottiglie di vodka. Sono quelle realizzate fino al 1970, ultimo anno di attività della fabbrica. Ci sono la Wyborna, prodotta tra le due guerre mondiali, la lussuosa Luksusowa e la popolarissima Wyborowa, servita anche durante il primo volo del Concorde. Alla fine, è irrinunciabile la degustazione di vodka. Per 60 złoty (12,50 euro) si assaggia anche l’Exquisite Wyborowa, creata con un segale pregiatissimo. I brindisi, richiesti a ogni cambio di bicchiere, sono rigorosamente in polacco, ripetendo insieme “Na zdrowie”. Unico in Europa, è il Museo del neon a Soho factory, uno spazio espositivo privato con 125 insegne luminose esposte, tutte originarie dei Paesi dell’ex blocco sovietico e salvate dall’abbandono da Ilona Karwinska, una fotografa antropologa, e da David S. Hill, un graphic designer. Tornando verso l’hotel vale la pena fermarsi alla Biblioteca dell’Università di Varsavia, una struttura decisamente “instagrammabile”, con i colori lilla e verde del ferro all’esterno, e il grigio del cemento all’interno, dove un gigante libro di rame è sovrastato da un grande lucernario e da un panoramico rooftop con le fattezze di un giardino pensile.

Biblioteca dell’Università di Varsavia (© Ale di Blasio photography)

2. A Łódź tra opere di street art, vicoli di specchi a forma di rosa e musei nelle ex centrali elettriche 

Da centro urbano di industriali, fabbriche del tessile, fonderie e laboriosi operai, ad agglomerato di spazi riconvertiti aperti alla città. È Łódź, a due ore di treno da Varsavia, una meta risparmiata dalla furia nazista che si presta a essere scoperta passeggiando con occhi curiosi. Superati gli ormai fatiscenti palazzi dello Jugendstil della Polonia anni Trenta, si incontra qualcosa di inaspettato, per la storica vocazione della destinazione: la sede della Filharmonikaintitolata ad Arthur Rubinstein, il celebre compositore e pianista con premio Oscar originario di Łódź. Lo stesso che, poco oltre, è protagonista del murale del brasiliano Eduardo Kobra. Subito accanto, ma in un altro edificio, la versione sbiadita di un graffito della propaganda comunista si affaccia sulla piazzetta del mercato nero della Polonia filo-sovietica, dove si trovavano i dollari necessari per comprare beni di lusso altrimenti inaccessibili. Una volta raggiunta Piotrkowska, la strada da passeggio più lunga d’Europa rinomata per la Star Line polacca dedicata alle celebrità del cinema, ci si imbatte invece in un teatro d’epoca, nella casa dove visse Rubinstein, in un’antica stamperia di un giornale e nei palazzi abitati un tempo dagli ebrei polacchi (si riconoscono dalle verande di legno che sporgono dalle facciate). Svoltando in via Moniuszki (set di film come “The promised land” e “The cold war”), al civico 2 ci si ritrova davanti all’ex ingresso di Honorakta, un locale esclusivo e molto polveroso attivo fino agli anni ’80 del secolo scorso, dove il “gotha” del cinema, come il regista polacco Roman Polánski, incontrava attori in cerca di una parte davanti a un caffè corretto (sotto banco) al brandy. Ancora, nel museo a cielo aperto di Łódź si mostrano diverse opere d’arte. Come “The Birth of the day” del polacco Wojciech Siudmak, realizzata assemblando dei pannelli di ceramica che riproducono creature fantasiose sulla facciata di un palazzo; o anche “Rosa’s Passage”, un intero vicolo in cui le pareti degli edifici sono ricoperte da milioni di piccoli specchi che creano la forma delle rose. È un’installazione dell’artista Joanna Rajkowska dedicata a sua figlia Rosa, che prima di guarire da un tumore agli occhi, vedeva il mondo in frantumi. Tipiche di Łódź sono poi le fabbriche dismesse come Manufaktura, rinata come luogo di aggregazione e sede del più grande museo di arte dell’Avanguardia in Polonia. Simile, ma più autentico, perché sembra essersi fermato agli anni in cui era la sede della laboriosa industria tessile del “re” del cotone Karl Scheibler, è il complesso del 1875 oggi sede dell’Accademia delle Belle Arti. Il modello inclusivo che caratterizzò la sua lunga vita, facendo convivere in un unico vasto spazio la residenza dell’industriale, le fabbriche e le case degli operai (due di esse vantano i natali di due grandi musiciste e compositrici, Grażyna Bacewicz e Maria Szymanowska), ha fatto sì che divenisse monumento storico. Il “palazzo” degli Scheibler è invece il tour da non perdere tra stanze boudoir, sale da ballo, antichi samovar, chandelier e tappezzeria ricamata. Ma a Łódź c’è  anche la visita “family friendly” che mette d’accordo tutti, grandi e bambini: è il tour alla Centrale elettrica del 1906, che alimentandosi con il carbone delle miniere del Sud, in passato illuminava la città e faceva muovere i tram. Tra macchinari, ingranaggi e grandi turbine originali, nel ciclopico edificio si gioca a “produrre” l’energia elettrica da soli.

Il murale di Arthur Rubinstein a Łódź (© Ale di Blasio photography)

3. A tavola a Varsavia e a Łódź tra mercatini, bistrot bio e ristoranti rétro 

Tra pierogi ripieni e zuppe di barbabietola o di segale fermentato, le tappe culinarie da non perdere a Varsavia, mentre si esplora il distretto Praga, sono la storica latteria Bar Ząbkowski, risalente agli anni della Polonia filo-sovietica, e il bistrot di via Brzeska con gli appetitosi “Pyzy”, dei grandi gnocchi di patate conditi in vari modi, che si consumano nel barattolo di vetro. Per immergersi invece in una fiera campestre urbana si va al “market” della colazione di Mokotów . Qui si fa incetta di miele, succhi di ibisco e mela, formaggi tipici della Masuria e pane di segale, ma anche di specialità francesi e italiane. Prodotti di qualità disponibili pure a portar via, magari per godersi un picnic domenicale al Giardino reale, il parco della residenza estiva di Poniatowski, mentre si ascolta un concerto gratuito per pianoforte con mazurche e Notturni del compositore polacco Fryderyk Chopin (alle ore 12 e alle ore 16). Ancora, nella ex Fabryka di Norblin, con le sue caratteristiche pareti di mattoncini rossi, BioBazar propone un pranzo di tre portate a 39 złoty, poco più di 8 euro. La cena in una location particolare è da Dock19, nella ex Centrale elettrica a carbone, tra lampadari di fusibili e antichi pannelli di accensione della luce. Ai tavoli si consumano piatti contemporanei, cocktail signature e vodka polacca. Spostandosi a Łódź, lungo Piotrkowska, l’insegna da provare è il Klub, un ristorante storico, frequentato in passato dall’upper class polacca e dall’atmosfera d’antan, tra vetrate decorate e boiserie. La pausa pranzo veloce è nel ristoro con vezzi da alta borghesia di fine ‘800 del café ospitato nella serra di “palazzo” Scheibler. Si cambia scenario ma non epoca raggiungendo nelle ex residenze degli operai della fabbrica il locale Coffeehood con Roastery. Per la cucina kosher e “veg”, c’è Imber nel cuore di Łódź. La scritta sui tavoli “Hope, Faith and Love” (che sta per “Speranza, fede e amore”) fa da cornice a tante prelibatezze, come la tradizionale zuppa Zalewajka. Infine, per una buona birra si va nello storico birrificio Browary Warszawskie, ritornato al suo antico splendore.

Bar Ząbkowski a Varsavia (© Ale di Blasio photography)

 

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