Virus, Il fisico che anticipò la fine della terza ondata:
«Il Covid va trattato come un incendio»

Virus, Il fisico che anticipò la fine della terza ondata: «Il Covid va trattato come un incendio»
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Domenica 30 Maggio 2021, 10:47



PERUGIA Il virus come un incendio, per domare il quale non basta spegnerlo se poco dopo qualcuno lascia nel bosco un mozzicone acceso. Luca Gammaitoni, fisico sperimentale e direttore del NiPS Laboratory dell’Università degli studi, usa la metafora del fuoco per descrivere il SarsCov2 e quanto sia ancora insidioso e presente in Umbria. Un nemico invisibile e scomodo che ha solo un killer: il vaccino da somministrare al più grande numero di persone e nel più breve tempo possibile.
Professor Gammaitoni, a marzo, disse che l'Umbria sarebbe stata tra le prime regioni a uscire dalla terza ondata. Quali indicatori lo facevano presagire?
«Allora, anche a motivo di certi comportamenti imprudenti durante le festività natalizie, l’Umbria è stata tra le prime a sviluppare un terzo picco. In un certo senso abbiamo anticipato la terza ondata che poi, di fatto, ha interessato tutta l’Italia. Poiché tutti i picchi pandemici hanno certi andamenti caratteristici, conoscendo il momento di raggiungimento del massimo si poteva stimare, sebbene con una certa approssimazione, l’evoluzione futura».
Il suo modello ha “visto” l'impatto delle varianti in Umbria?
«La seconda ondata è stata caratterizzata da una velocità di crescita molto elevata che ha raggiunto oltre 700 nuovi contagi al giorno. Questa violenza è molto probabilmente dovuta ad una maggiore contagiosità del virus che è proprio tipica delle varianti successive. In questo non c’è da stupirsi perché il virus subisce migliaia di variazioni ogni settimana e riescono a propagarsi solo le varianti che risultano “più efficaci”, rispetto alle versioni precedenti. Le nuove varianti che riescono a resistere abbastanza per essere notate, quindi, per definizione, sono più contagiose».
Cosa dicono i numeri oggi sull'evoluzione del contagio?
«Il modello proietta una decrescita continua e costante la cui velocità però può variare in relazione ad alcune condizioni ambientali, quelle che chiamiamo misure di lockdown. I numeri assoluti dei positivi al virus in Umbria sono ancora significativi: se pensiamo che abbiamo attualmente circa 1.600 attualmente infetti quando al massimo della prima ondata ne avevamo 1.100, si capisce quanto ancora sia diffuso il Covid e come ci sia ancora un po’ di strada da percorrere prima di vedere questi numeri scendere a zero».

É possibile capire l'incidenza delle vaccinazioni?
«I modelli che descrivono la diffusione dell’epidemia sono simili a quelli che descrivono il propagarsi degli incendi. Quando ce n’è uno, una delle misure più efficaci è quella di circoscrivere il focolaio e, se possibile, sottrarre le zone limitrofe al fuoco. Il ruolo di vaccini è proprio quello di togliere legna a questo incendio che è la pandemia. Quindi, l’effetto dei vaccini si vede ed è importantissimo».
Dal 7 giugno l'Umbria dovrebbe essere in zona bianca ma ci sono alcuni territori ancora a rischio. Cosa ne pensa?
«Quando guardiamo i numeri medi in Umbria non dobbiamo mai dimenticare che sono ottenuti tenendo conto delle varie situazioni territoriali che possono essere molto diverse. Nelle ultime settimane, ad esempio, abbiamo osservato una situazione in controtendenza nel comune di Umbertide, che ha sviluppato localmente una crescita preoccupante, mentre in media tutta la regione continuava a calare. I territori a rischio vanno monitorati e in caso di nuovi focolai bisogna agire subito con isolamento e tracciamento. Questa vigilanza dovrà continuare per tutto l’anno e non possiamo credere di essere fuori pericolo. L’esempio dell’incendio boschivo ci ricorda quanto anche un solo mozzicone di sigaretta acceso, se ignorato, possa essere pericoloso».
Cosa suggerisce per il futuro?
«Occorre ricordare che le misure di distanziamento, coprifuoco, lockdown e mascherine, pur utilissime, non servono a battere l’epidemia ma solo a contenerla. Il vero killer dell’epidemia è il vaccino. Bisogna vaccinare il maggior numero delle persone, nel minor tempo possibile. Questo anche per evitare che la libera circolazione del virus possa generare nuove varianti non coperte dagli attuali vaccini. Finora non è accaduto ed è importante evitare che accada. Più si aspetta a vaccinare e maggiore è il rischio.


 

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