Odissea di una fragile: nove ore di treno per fare la terza dose

Martedì 30 Novembre 2021 di Ilaria Bosi
Odissea di una fragile: nove ore di treno per fare la terza dose

SPOLETO - Nove ore e tre minuti di treno per raggiungere l’unica sede vaccinale disponibile, con un dettaglio che non può passare in secondo piano: l’obbligo di mettersi in viaggio la sera prima. Sembra incredibile, invece è l’assurda storia patita da una donna spoletina, over 70 e paziente fragile, alle prese con la prenotazione della terza dose. La signora ha seguito alla lettera le indicazioni fornite dal servizio CovidUmbria, che l’ha invitata tramite sms a prenotare tempestivamente la terza dose di vaccino, ricordando che la sua protezione stava calando, mentre «il contagio aumenta». La signora, che dopo le varie peripezie di salute che ha subito negli ultimi anni è fermamente intenzionata a completare il ciclo vaccinale, si è collegata al link della Regione e, dopo aver inserito il codice fiscale necessario per la prenotazione, ha avuto la prima sorpresa: unica disponibilità a Fabro, più di cento chilometri da Spoleto, per di più nella fascia oraria del mattino. La signora non si è persa d’animo e, pur essendo sola e non nelle condizioni di guidare se non per brevi spostamenti, si è messa al lavoro per pianificare una soluzione alternativa, pensando che il treno fosse la scelta più comoda. Ma proprio a quel punto è arrivata la beffa: Fabro è infatti distante da Spoleto poco più di 100 chilometri e se in auto è possibile raggiungerla in un’ora e mezzo circa, il collegamento in treno è praticamente proibitivo. Tra le pochissime soluzioni disponibili, la più comoda – si fa per dire – è quella che indica come orario di partenza dalla stazione di Spoleto le 22.05, per arrivare a Fabro la mattina alle 7.08. Inutile cercare alternative adeguate: l’unica corsa che consente di collegare, all’andata, la città ducale a Fabro in 2 ore e 20 minuti è quella in partenza alle 12.14, con inevitabile arrivo nella fascia pomeridiana. «Io mi chiedo – lamenta la signora che chiede solo di potersi vaccinare – come sia possibile indicare una località che non solo è lontana e non proprio a portata di mano, ma non è neanche collegata con i mezzi pubblici». Una situazione al limite del paradosso, che si aggiunge a tante altre storie di ordinaria difficoltà non soltanto per prenotare il vaccino, ma anche per raggiungere la località indicata nella prenotazione. Soltanto qualche giorno fa, un signore di Cascia, over 80, ha portato all’attenzione pubblica la sua esperienza: costretto, in sostanza, a fare il tour dell’Umbria per ricevere la terza dose. A Spoleto la situazione è divenuta totalmente fuori controllo dopo la chiusura del Palatenda, la struttura che ha avuto la funzione di centro vaccinale fino alla fine di ottobre. «Domani incontrerò il direttore generale della Asl 2 Massimo De Fino – ha detto ieri il sindaco Andrea Sisti in consiglio comunale – e farò presente che la situazione che si è determinata è a dir poco inaccettabile e va trovata un’alternativa, che può essere il Coc (Centro operativo comunale). Siamo in emergenza e vanno trovate soluzioni adeguate». Del resto, come durante i lavori ha fatto notare il consigliere di minoranza Gianmarco Profili, aver chiuso una struttura di 2.400 metri quadrati e averla sostituita con una di circa 100 metri quadrati (tale è l’attuale sede vaccinale, nella Palazzina di via Manna), non poteva che portare al collasso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA