"Se non rispondi ti blocco"
Ecco le app per controllare i figli

Lunedì 5 Ottobre 2015

ROMA - Da “Ignore no more” a “Teen Safe”, sono diverse le app che permettono ai genitori, ansiosi per le sorti dei propri figli, di controllare cosa stanno facendo, dove si trovano, in compagnia di chi e, soprattutto, perché non rispondono al telefono.

Era questa, infatti, la croce che affliggeva Sharon Standifird, scalatrice, veterana della Guerra del Golfo e madre di un adolescente affetto (come molti) da dipendenza dal cellulare, ma che risultava sempre irreperibile quando lei lo cercava con chiamate o messaggi, magari perchè impegnato a giocare o a navigare su internet. Arrivata al culmine dell’esasperazione, ha ideato “Ignore no more”, ovvero “Basta ignorarmi”, l’app che blocca il telefono se non si risponde alle telefonate dei genitori. Non aveva alcuna esperienza nella progettazione di applicazioni, le è bastato fare una semplice ricerca su Google per creare un sistema di blocco dell’operatività del telefono.

Funziona così: basta associare un codice di quattro cifre al numero che si vuole bloccare; quando il figlio "scapestrato" si accingerà ad usare il telefono, lo troverà a schermo nero; per recuperarne la piena funzionalità, dovrà selezionare uno dei contatti presenti in una lista preventivamente stilata dai genitori: solo loro potranno disattivare il blocco. Una sorta di ricatto, insomma, ma a fin di bene.

Spiega Sharon: «Se il figlio ignora in maniera reiterata le chiamate e i messaggi dei genitori, interverrà il blocco, consentendogli di fare solo chiamate d’emergenza. L’unico modo per sbloccarlo, quindi, è rispondere alle telefonate di mamma e papà». La signora Standifird assicura sull’efficacia del metodo: da quando ha ideato “Ignore no more”, infatti, suo figlio risponde sempre, o almeno più spesso di prima.

Ma c’è anche “Teen Safe”, che ha già riscosso il successo di oltre 500mila mamme che vi si sono iscritte: è un sistema più invasivo dato che consente di vedere dove si trova il proprio figlio e con chi, che tipo di messaggi riceve o invia e, in generale, che uso fa del dispositivo; lo si può usare da smartphone, tablet o computer fisso. Dice addirittura se il figlio sta salendo in macchina con un conducente che ha bevuto. È insomma la punta di diamante delle app che monitorano a distanza i figli, in quanto si può persino risalire alla cronologia della navigazione, ai messaggi cancellati, alle chiamate, ai profili Facebook e Instagram. Zero privacy, in poche parole.

Ma non è da meno in quanto a invasività “Life360”, l’app (gratuita) che non può neanche essere cancellata dal figlio che tenta di sfuggire al controllo paterno. Permette di effettuare un auto-checking periodico, in modo da sapere quando il figlio entra a scuola o quando rincasa. Tutte le volte che lo richiederà il genitore, il proprietario del telefono monitorato dovrà indicare dove si trova esattamente. La stessa tecnologia potrà essere utilizzata nel caso di furto o di smarrimento del dispositivo.

“Canary” è più specifico: invia una sorta di allarme ai genitori tutte le volte che il figlio avvia una chiamata, manda un messaggio o chatta mentre sta guidando. È previsto anche un avviso quando la velocità a cui si viaggia scende al limite consentito. Anche questa è gratuita. “Norton Family” si focalizza, invece, sui contenuti di pagine web preventivamente indicate dai genitori come “vietate”, segnalando il tentativo di accesso alla lista dei siti proibiti. Monitora, quindi, ciò che un ragazzino scarica da internet. Decisamente completa è invece “My personal Watchdog” che, come detto dal nome, è un vero “cane da guardia” dei figli: permette un controllo pieno sui messaggi di testo, le chiamate, le foto, l’uso di internet e la cronologia; addirittura, consente una limitazione dell’uso nelle ore scolastiche o notturne. Grazie al GPS, permette anche di localizzare il punto preciso in cui si trova lo smartphone, e quindi il suo possessore. Unico svantaggio, non è gratuita: costa 5 dollari al mese, 45 all’anno.

“Footprints”, infine, è incentrata sul concetto di localizzazione, dando ai genitori la possibilità di sapere non solo dove si trova il figlio in un preciso momento, ma anche dove si trovava prima, indicando quindi tutti i suoi spostamenti. I papà e le mamme possono perfino segnare il territorio oltre il quale al figlio è interdetto l’accesso, ricevendo un alert tutte le volte che i confini vengono oltrepassati. In pratica, vita dura si prospetta per quei figli non ubbidienti e, soprattutto, non reperibili.

Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 11:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA