Transizione energetica, dal Lazio alla Puglia i nuovi impianti eolici galleggiano in mare

Due parchi con le turbine di tipo floating hanno appena ottenuto la Valutazione di impatto ambientale: il primo a poca distanza da Marsala e l’altro a 40 km da Civitavecchia

Transizione energetica, dal Lazio alla Puglia i nuovi impianti eolici galleggiano in mare
di Francesco Bisozzi
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Mercoledì 22 Maggio 2024, 12:03 - Ultimo aggiornamento: 23 Maggio, 07:37

In Francia il consorzio tra Elicio, produttore internazionale di energia eolica, e BayWa re, sviluppatore di rinnovabili, si è appena aggiudicato la gara d’appalto per la realizzazione del primo parco eolico galleggiante offshore al largo delle coste del Paese, nel sud della Bretagna, davanti Lorient.

Il parco avrà una potenza compresa tra 230 e 270 Megawatt. Nelle acque orientali della Scozia sorgerà invece il primo parco eolico offshore galleggiante europeo utility scale, denominato Green Volt. Sarà sviluppato da Vårgrønn, joint-venture tra Eni Plenitude e HitecVision, e con i suoi 35 aerogeneratori avrà una potenza di 560 Megawatt e produrrà 1,5 TWh annui. L'impianto fornirà elettricità non soltanto alla rete britannica, ma anche alle piattaforme petrolifere offshore situate nell’area a est di Aberdeen. 

Qualcosa si muove (finalmente) anche in Italia. Ha da poco superato l'esame della Valutazione di impatto ambientale il progetto per un parco eolico di tipo floating da 250 Megawatt proposto da 7Seas Med, partnership tra GreenIT, la joint venture italiana per le energie rinnovabili tra Eni Plenitude e Cdp Equity, e Copenhagen Infrastructure Partners. La futura centrale conterà venti aerogeneratori. Sarà posizionata nel Canale di Sicilia, a circa 35 chilometri dalla costa di Marsala, e si candida a diventare il primo parco eolico di questo tipo nel Mediterraneo. 

L'EVOLUZIONE

A rallentare finora lo sviluppo dell'eolico offshore in Italia non sono stati solo i complessi processi autorizzativi. Anche i fondali del Mar Mediterraneo, che diventano rapidamente profondi, non hanno aiutato. L’arrivo della tecnologia flottante, che prevede l’uso di piattaforme ancorate al posto dei tradizionali blocchi di cemento, ha aperto però un nuovo capitolo per l’energia del vento. Le strutture flottanti, infatti, possono essere ancorate anche in fondali profondi oltre 100 metri, quindi molto più lontano dalla terraferma rispetto alle piattaforme fisse, e questo ha il doppio vantaggio di ridurre al minimo le battaglie Nimby (“non nel mio giardino”). Le turbine galleggianti, poi, hanno minori conseguenze sugli habitat, la flora e la fauna marina. 

Un altro progetto ad aver da poco ottenuto l'ok del ministero dell'Ambiente è quello presentato da Tyrrhenian Wind Energy – Copenhagen Infrastructure Partners, Eni Plenitude e Cassa Depositi e Prestiti – per la costruzione di un grande parco eolico galleggiante al largo di Civitavecchia: distante tra 22 e 40 chilometri dalla costa, sarà ancorato a fondali profondi fino a 400 metri.

Il parco, con 27 turbine, dovrebbe generare 540 Mw di elettricità pulita. L'impianto in mare sostituirà la centrale a carbone di Torrevaldaliga nord, che Enel ha confermato di voler chiudere entro il 2025 insieme a quella di Brindisi. Ma oggi sono moltissimi i progetti in attesa del via libera per la realizzazione di impianti eolici di tipo floating, soprattutto al largo della Sardegna, della Sicilia e della Puglia.

Proprio in Puglia, nello specchio di mare compreso tra Brindisi e San Cataldo, in provincia di Lecce, Renantis punta a realizzare un parco eolico marino galleggiante con BlueFloat Energy, con una capacità installata di 1,17 Gw e una produzione annuale stimata pari a circa 3,4 TWh, equivalente al consumo di circa un milione di utenze domestiche. Sempre Renantis ha proposto un progetto per sviluppare un altro parco simile al largo della costa meridionale della provincia di Lecce, con 1.300 Megawatt di capacità e una produzione annuale stimata pari a circa 4 miliardi di Kwh/anno.

L'OBIETTIVO

Attualmente l'Italia può contare solo su 30 Megawatt di capacità eolica installata, ma punta ad arrivare a 2,1 Gigawatt entro il 2030, grazie soprattutto alla tecnologia floating. Un traguardo ambizioso che per essere raggiunto prevede il collocamento in mare di almeno trenta “floater”, le piattaforme galleggianti, ogni anno. 
Secondo le stime del Global Wind Energy Council, l’Italia è il terzo potenziale mercato mondiale per eolico galleggiante. Il Marine Offshore Renewable Energy Lab e il Politecnico di Torino hanno calcolato che il potenziale italiano dell’eolico offshore di tipo floating è di ben 207,3 Gigawatt in termini di capacità e di 540,8 TWh/anno in termini di generazione.

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