Alexa e Siri, le assistenti vocali ora vigilano sulla salute

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Michele Boroni
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Fino a pochi mesi fa consideravamo gli assistenti vocali e in generale le piattaforme di intelligenza artificiale applicate alla voce come strumenti pratici, ma fondamentalmente ludici: l’idea di chiedere informazioni, formulare domande o impartire ordini a un barattolo cilindrico o a una sfera e alla suadente voce femminile che ci rispondeva in fondo ci divertiva, e sollevava la nostra pigrizia atavica dall’incombenza di accendere le luci, cambiare canali del televisore o regolare il termostato di casa.

EFFETTO LOCKDOWN

Forse però con il lockdown abbiamo avuto anche maggior tempo e modo per riflettere sul fatto che i vari Alexa, Siri, Assistant e Cortana (i sistemi vocali implementati rispettivamente da Amazon, Apple, Google e Microsoft) potessero avere anche altri utilizzi decisamente più utili per la società. Amazon Alexa ha lanciato una funzione gratuita all’interno del proprio assistente virtuale che permette di connettersi con un dispositivo Echo a casa di genitori o parenti non più giovani che necessitano di attenzioni, effettuando un check-in da remoto. Il progetto parte dagli Stati Uniti e si chiama Care Hub. Basta avere l’applicazione Alexa installata sul proprio smartphone per capire se l’anziano sta bene. Si può vedere quando ha interagito con Alexa o se invece non c’è interazione. Genererà un circolo virtuoso con i competitors che lanceranno servizi sempre più sofisticati e utili. James Barrat, documentarista e saggista, nel suo best seller globale “La nostra invenzione finale” (edito anche in Italia da Nutrimenti) ci aveva avvertito delle opportunità – ma anche dei rischi – dell’intelligenza artificiale e del machine learning legati agli assistenti vocali. «Nel giro di cinque anni gli assistenti avranno fatto tanti di quei passi avanti da essere irriconoscibili. Pensate solo alle possibilità come principale interfaccia per una popolazione sempre più anziana e che fa fatica a leggere. L’Alexa e il Google Assistant di domani avranno anche una memoria, a differenza di quella di oggi, e ricorderà molto di quel che facciamo. Il potenziale insomma è enorme, così come i rischi di concentrazione», scriveva solo due anni fa Barrat.

LE PROSPETTIVE

Le vendite degli smart speaker – ovvero quei dispositivi che stanno al centro di questa rivoluzione – stanno crescendo: alla fine del 2020 nel mondo si conteranno 320 milioni di smart speaker in funzione, e gli analisti di Canalys prevedono che la cifra sia destinata a raddoppiare entro il 2024, quando gli altoparlanti con assistente vocale saranno 640 milioni. La crescita maggiore si è avuta in Cina (+16%), nel resto del mondo l’incremento nel 2020 è stato del 3%. Ancora Barrat: «Nei prossimi anni gli assistenti vocali saranno in grado di riconoscere tono e inflessione delle richieste da parte dell’uomo, in modo tale da fornire risposte e consigli sempre più puntuali e personalizzati». Il futuro degli assistenti vocali si preannuncia pieno di novità.

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ORIZZONTE 2021

I colossi si alleano per un unico sistema

L’ultima notizia arriva da Zigbee Alliance, un’associazione che riunisce 145 tra produttori e sviluppatori con l’obiettivo di realizzare l’Internet of Things. Un gruppo di aziende, tra cui Apple, Google e Amazon, ha affermato di essere pronto per il lancio nel 2021 di un unico standard nel campo dei dispositivi intelligenti. Il progetto, chiamato “Project Connected Home over IP” ha l’obiettivo di creare uno standard di connettività affidabile e unico per i dispositivi smart home: questo significherebbe in pratica che non ci saranno più restrizioni e non dovremo scegliere dispositivi di IoT appartenenti allo stesso sistema. 

Ultimo aggiornamento: 20 Novembre, 17:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA