Wall Street non crede in Metaverso e Facebook crolla in Borsa

Wall Street non crede in Metaverso e Facebook crolla in Borsa
di Flavio Pompetti
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Mercoledì 16 Febbraio 2022, 14:04 - Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 08:58

La caduta del titolo Facebook alla Borsa di Wall Street non si è fermata con il capitombolo dello scorso 3 febbraio.

È continuata nei giorni successivi con un’ulteriore perdita del 7,5% che si aggiunge al crollo del 26,4% nel giorno in cui la società ha dovuto comunicare il primo arresto di crescita del suo bacino di utenti in diciotto anni di vita. Il valore di una singola azione è così passato nel giro dodici giorni da 323 a 219 dollari.

LA MOTIVAZIONE

 La caduta sta avvenendo nel clima generale di svendita che accompagna i sinistri segnali di guerra provenienti dall’Ucraina, ma i problemi di Facebook sono più seri e meno contingenti di quelli sofferti da altri titoli azionari, specialmente nel settore tecnologico. L’azienda soffre per via della scommessa che il suo fondatore Mark Zuckerberg ha piazzato nell’evoluzione verso Metaverso, ovvero il passaggio dalla piattaforma di comunicazione tra utenti che è stata Facebook, all’universo di piena immersione virtuale che è in via di costruzione. Questo processo durerà anni, forse un intero decennio durante il quale il ritmo della spesa per realizzare la transizione crescerà in modo esponenziale. Una fase di passaggio nella quale la crescita sarà congelata, nella migliore ipotesi; e con essa potrebbero subire una battuta di arresto i profitti dell’azienda. Queste sono le considerazioni che gli investitori, spiazzati dalla mossa a sorpresa, si trovano a fare di fronte ai piani annunciati da Zuckerberg. Le conclusioni che ne vengono tratte sono sotto gli occhi di chi segue l’andamento della Borsa. E il futuro non appare certo più roseo. Un segnale di scricchiolio dell’impalcatura è venuto con l’abbandono della poltrona di consigliere di Facebook da parte di Peter Thiel, il focoso creatore-investitore che ha lanciato in passato brand del calibro di Paypal, Airbnb e Palantir. L’entusiastico sostenitore di Donald Trump era entrato nel board di Facebook nel 2015, l’anno dopo la sua creazione, con un contributo di mezzo milione di dollari che gli aveva conferito il 10% del controllo della proprietà. La sua uscita ha molto a che fare con la divergenza di opinioni politiche con Zuckerberg, ma la concomitanza con l’incidente di Borsa nel quale è incorsa l’azienda aggiunge una luce non rassicurante alla vicenda. I problemi di Facebook non finiscono qui.

GLI ALTRI PROBLEMI

Una pericolosa vertenza si sta sviluppando in Europa riguardo alla disciplina della pirateria cibernetica e dell’antitrust, con i legislatori di Bruxelles orientati tra l’altro a vietare il trasferimento dei dati fuori dal continente. Una minaccia che per il momento sembra destinata a restare tale, ma Zuckerberg ha già risposto che un eventuale blocco danneggerebbe la sua rete sociale al punto di renderla incapace di continuare a fornire i servizi di Instagram e di Facebook nei paesi dell’Unione. Una minaccia che però Bruxelles giudica poco concreta, vista la violenta reazione che di sicuro si leverebbe da parte di centinaia di milioni di utenti. E in ogni caso, senza la piena circolazione globale dei dati personali all’interno del gruppo, Metaverso perderebbe la capacità di massimizzare gli introiti pubblicitari che sono il motore dei libri contabili delle sue aziende, e si indebolirebbe ancor più nel mezzo del passaggio già difficile tra Facebook e Meta. Sicché, l’esito di questa partita potrebbe avere effetti nefasti sul futuro della società e su quello del suo fondatore, il quale a febbraio ha già perso 35 miliardi del suo patrimonio personale.

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