Eni Joule, la scuola per far crescere start up basate sulla sostenibilità e imprenditori del futuro

Eni Joule, la scuola per far crescere start up basate sulla sostenibilità e imprenditori del futuro
di Jacopo Orsini
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Mercoledì 18 Maggio 2022, 11:02 - Ultimo aggiornamento: 19 Maggio, 08:44

Kimuli Fashionability è una giovane azienda ugandese che coniuga la sfida del riciclo dei rifiuti plastici con il sostegno alle persone con disabilità.

Musa è un’impresa italiana che si propone invece di produrre assorbenti compostabili e accessibili per le donne africane che ancora non hanno accesso ai prodotti per l’igiene mestruale. Sono entrambi progetti che rientrano, direttamente o indirettamente, nell’ecosistema Eni Joule, al fianco delle start up che guardano alla sostenibilità e all’economia circolare. Joule, la scuola per l’impresa del gruppo guidato da Claudio Descalzi, vuole far crescere una nuova generazione di imprenditrici e imprenditori e promuovere una idea di azienda, basata sulla sostenibilità, sulla lotta al cambiamento climatico e sulla decarbonizzazione, anche in settori non legati all’energia. Joule in particolare punta a favorire la crescita di imprese sostenibili attraverso due percorsi, Human Knowledge ed Energizer, dedicati rispettivamente alla formazione e alla crescita delle idee imprenditoriali e ai programmi di incubazione e accelerazione delle start up. Proprio da un programma della scuola dell’Eni è passata Rebecca Cenzato, ceo di Musa. «La nostra idea è stata quella di affrontare la povertà in una sfaccettatura che non sempre viene colta, cioè la povertà mestruale», spiega Cenzato. Il progetto si propone di usare una risorsa locale come la fibra di banana per realizzare un assorbente compostabile e accessibile. Le fibre di banana in India vengono usate infatti per fare bendaggi per curare le ferite da ustione. Musa lo scorso anno ha partecipato allo Human Knowledge Lab, organizzato da Joule. «È stata una settimana intensiva dedicata alla fase di idea validation – racconta ancora Cenzato – È stato importante come punto di partenza, perché abbiamo potuto iniziare a creare un network, conoscere delle storie di successo che ci spronano a credere in quello che stiamo facendo e poi accedere all’ecosistema che Joule offre».

IL MODELLO

 Ma quali possono essere i vantaggi dell’idea di Musa? «A livello ambientale, il prodotto che realizziamo è compostabile – continua Cenzato – si inserisce in un paradigma di economia circolare, e siccome entro il 2050 la popolazione africana crescerà enormemente, il bisogno di assorbenti crescerà enormemente, quindi un prodotto come il nostro eviterà l’uso massivo di plastica. Da un punto di vista sociale il nostro prodotto accessibile rende possibile alle ragazze di continuare ad andare a scuola e alle donne di continuare ad andare al lavoro, e quindi questo migliora la loro condizione socio-economica e questo ha un effetto spill over su tutta la comunità. Inoltre, a livello economico, la comunità intera è coinvolta nella produzione, perché il nostro modello di produzione è delocalizzato in piccoli centri di produzione rurali, e pertanto viene incentivata la crescita economica locale». «Volevamo inventare un nuovo modello di business e realizzare al contempo abiti belli da indossare: una linea di abbigliamento in grado di educare le nuove generazioni alla cultura del riciclo», racconta invece Zaharah Nabirye, fondatrice e direttrice della startup Kimuli Fashionability, impresa che produce vestiti dando lavoro a persone con disabilità utilizzando stoffe riciclate e rifiuti in plastica uniti a tessuti tradizionali africani. La società era tra le imprese ospitate nei giorni scorsi in Italia all’evento organizzato da Joule al PoliHub di Milano all’interno del programma di Startup Africa Roadshow, una settimana di incontri all’insegna della creazione di ponti tra ecosistemi dell’innovazione. «La nostra missione va oltre il profitto – continua Nabirye –. Vogliamo dare lavoro alle donne e salvare l’ambiente. Abbiamo voluto creare qualcosa che non arricchisse solo il portafoglio, ma soprattutto la nostra anima. Proprio per questo portiamo avanti anche campagne di sensibilizzazione, soprattutto nelle scuole, per educare i bambini a riciclare i rifiuti e adottare un approccio in linea con i principi dell’economia circolare».

LO SVILUPPO

 Africa e innovazione è un connubio destinato a segnare lo sviluppo nei prossimi anni ed è proprio per questo che BeEntrepreneurs Aps e l’Ambasciata d’Italia in Uganda hanno deciso di portare in Italia attraverso lo Startup Africa Roadshow alcuni dei progetti migliori della Silicon Savannah, l’ecosistema formato da Kenya, Uganda, Tanzania e Rwanda. Un’area che negli ultimi anni ha fatto registrare una crescente dinamicità con più di 100 tech hubs (tra incubatori, acceleratori e spazi di coworking) e più di 700 milioni di dollari di investimenti attratti dalle startup. L’iniziativa ha dato la possibilità ai primi di maggio scorso a 6 progetti, tra cui Kimuli Fashionability, di presentarsi e incontrare il tessuto economico torinese e milanese, con momenti di formazione e confronto con potenziali investitori. «L’imprenditorialità femminile e l’inclusione delle disabilità e delle diversità in generale sono leve importanti per uno sviluppo sostenibile che non lasci indietro nessuno – sottolinea Marwa ElHakim, responsabile dell’area Diversity & Inclusion di Eni – Non è solo una questione di giustizia sociale ma si tratta di un investimento per un futuro migliore. L’innovazione ha bisogno del talento e delle competenze di ogni persona indipendentemente dai propri tratti di unicità. Per questo Eni vuole costruire un ambiente di lavoro dove ciascuno si senta a proprio agio e percepisca che il suo contributo è richiesto e valorizzato, dove la persona sia sempre al centro. E la persona è anche il focus di Joule, la Scuola di Eni per l’impresa, che si occupa di formare aspiranti imprenditrici e imprenditori e di supportare gli ecosistemi dell’innovazione ovunque Eni sia presente con le proprie attività». 

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