Dalle mini pale eoliche alle antenne per trasmettere corrente elettrica senza fili: le rinnovabili a portata di mano

Mercoledì 17 Marzo 2021 di Nicolas Lozito
Dalle mini pale eoliche alle antenne per trasmettere corrente elettrica senza fili: le rinnovabili a portata di mano

Fonti rinnovabili prêt-à-porter. Ecco cosa ci attende il futuro. Innovazioni tecnologiche da installare dietro casa, a bordo strada, in mezzo ai boschi, in cima a stadi o grattacieli così da integrare la rete energetica pre-esistente, o crearne una nuova, indipendente e a basso livello di emissioni. L’obiettivo è proprio questo: trovare soluzioni che si muovano in parallelo all’ormai tradizionale eolico e fotovoltaico e siano alternative alle fonti fossili. Perché la strada per un mondo a emissioni zero passa per una vasta e diversificata conversione energetica. Tutto il mondo si muove, come potete leggere dagli esempi in questa pagina, e i progetti nascono e si sviluppano rapidamente. Molti sono ancora in fase embrionale, altri sono più che prototipi, altri ancora forse un giorno falliranno. Ma la ricerca e lo sviluppo di queste tecnologie è fondamentale e si inserisce in un più grande percorso per rimpiazzare petrolio, gas e carbone dal nostro mix energetico, soprattutto nei prossimi anni in cui la domanda energetica crescerà in tanti Paesi. A oggi l’umanità emette 51 miliardi di tonnellate di CO2 e (dove la e sta per equivalente, ed è l’unità di misura della combinazione di tutti i gas clima-alteranti). Entro il 2050, secondo gli scienziati e gli organi internazionali, dobbiamo arrivare a un bilancio netto zero. Una riduzione che serve a evitare che la terra si surriscaldi più di 2°C, il valore considerato come soglia massima per evitare le peggiori conseguenze del surriscaldamento globale. Ecco perché ogni sforzo è necessario e ogni idea vale, almeno fino a prova contraria.

Un pavimento che assorbe l’energia cinetica. Pale eoliche verticali, come quelle che stanno installando sopra The O2 Arena a Londra. Tegole fotovoltaiche. Blocchi di cemento prodotto con materiale edilizio di scarto che diventano “batterie” da tenere dietro casa. Persino uno specchio in cima alla montagna, come succede in Val d’Ossola, che riflette la luce del sole nei bui mesi invernali è una piccola rivoluzione. Perché se è vero che non ha generato nuova energia, tantissima ne ha risparmiata. E sicuramente ha reso più sorridenti i 204 abitanti del paesino di Viganella. Alcune invenzioni si riveleranno troppo costose, e fra 20 anni riguarderemo con ironia a certi progetti arditi. Oppure altre devono ancora arrivare, e ci stupiranno come i migliori colpi di genio sanno fare. Che i singoli progetti vincano o perdano però non è la cosa più importante. Perché la corsa al verde non è la corsa all’oro. Non importa chi arriva prima, né importa trovare le pepite più luccicanti. La corsa al verde vede tutti sulla stessa barca. Anzi sulla stessa carovana, una carovana grande come l’intero pianeta.

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REGNO UNITO

Il pavimento che assorbe i nostri passi

A ogni passo una piccola scossa di energia. Che viene assorbita e rimessa in circolo. Le smart-city del futuro avranno tutti i marcapiedi fatti così? Una pavimentazione capace di utilizzare l’energia cinetica dei nostri movimenti è l’idea alla base della società inglese Pavegen, che ha sviluppato dei prototipi che funzionano sia all’aperto sia indoor, come in palestra. Per la startup non è solo una faccenda di energia sostenibile (da fonte umana), ma anche un esperimento di cittadinanza attiva. Stando alle loro intenzioni, le persone che notano il pavimento intelligente saranno invogliate a compiere certi percorsi al posto di altri (più sicuri, o più integrati con commercio e servizi), e vorranno muoversi con più intensità per generare maggiore energia, svolgendo quindi anche del pratico e sano esercizio fisico. Sono già 200 i progetti realizzati da Pavegen in 36 diversi Stati: fiere, negozi sportivi, aziende particolarmente attente alle energie verdi. Ma anche importanti città. La foto qui a fianco è stata scattata a Londra, e più precisamente a Oxford Street, celebre e lussuosa via dello shopping. L’energia prodotta è usata per l’illuminazione pubblica, un sottofondo musicale, e per la raccolta ed elaborazione dati, con cui migliorare la tecnologia e prevedere meglio quali aree sono più “calpestate” di altre. 
 

ITALIA

Un mega-specchio per ritrovare la luce

Ombra ogni giorno. Dall’11 novembre al 2 febbraio, da sempre. È questa la condizione con cui si è convissuto a Viganella, paese piemontese in Val D’Ossola, abitanti 204, dove per tutto l’inverno manca la luce diretta del sole. La soluzione, inaugurata nel 2006, è stata tanto semplice quanto fantascientifica: uno specchio rotante da montare in cima alla montagna, capace di riflettere i raggi solari sulla piazza. La struttura non è così grande come si pensa: ha una superficie di 40 metri quadri, pesa 11 tonnellate ed è stata ideata dall’allora sindaco Franco Midali, con la collaborazione dell’architetto Giacomo Bonzani. Per raggiungere la vetta del monte ci è voluto un elicottero e il costo totale dell’operazione è stato intorno ai 100.000 euro. Il sole artificiale non fa comodo solo agli abitanti, ma negli ultimi anni ha attratto turisti incuriositi dall’opera. C’è chi in paese rimane incantato a guardare all’insù e chi decide di avventurarsi tra i sentieri di montagna per vederlo da vicino. Tradizione vuole, poi, che l’ultimo giorno in cui lo specchio è in funzione tutto il paese organizzi una festa dedicata alla celebrazione, in concomitanza con la ricorrenza religiosa della candelora. Il sole artificiale di Viganella è quindi uno strumento di energia verde ipersostenibile e i suoi benefici vanno oltre alla sola questione energetica: una giornata di sole aiuta anche lo spirito.

 

NUOVA ZELANDA

Ripetitori di elettricità wireless

In inglese si chiama Wireless Power Transfer, WPT: una tecnologia che permette di trasferire l’energia elettrica senza l’utilizzo di fili. E in Nuova Zelanda una start-up sta provando a rendere il sistema replicabile in quei punti dell’isola irraggiungibili in altro modo. Come le foreste millenarie o le vette impervie, rese famose in tutto il mondo grazie ai film del Signore degli Anelli, girati proprio in Nuova Zelanda. L’azienda Emrod ha appena avviato dei progetti sperimentali di “tele-energia”. Il primo è un prototipo da usare in spazi chiusi, che la start up sta realizzando con il sostegno del governo e di Powerco, tra i più grossi provider energetici neozelandesi. Il secondo è ancora più ambizioso: stanno eseguendo dei test per trasmettere energia elettrica da un gruppo di pannelli fotovoltaici a un ricevitore posto a qualche chilometro di distanza. Il principio alla base di questi strumenti è semplice, seppur ancora difficile da rendere scalabile: l’energia viene convertita in radiazione elettromagnetica e trasmessa da un’antenna a un’altra antenna ricevente, che converte di nuovo la radiazione in energia elettrica. Ci sono delle controindicazioni, però: al momento la quantità trasferibile di energia è ancora bassa, e il fascio delle microonde trasmesse può provocare danni se animali, uomini o piante rimanessero a lungo esposti.

PAESI BASSI

Rifarsi il tetto con le tegole solari

Addio pannelli fotovoltaici, benvenute tegole solari. Adattabili a qualsiasi superficie, mettono d’accordo anche gli amanti dell’estetica minimale. Le più famose tegole solari sono di Tesla, la società di Elon Musk. Dalla forma piatta, le loro performance sono tre volte superiori rispetto alla media dei normali pannelli. Anche l’Europa si muove velocemente verso questa tecnologia, adattabile a tantissime superfici. L’olandese Hanenergy ha sviluppato le Hantiles, che replicano la forma ondulata delle tegole classiche. Sono composte da cinque strati hi-tech: all’esterno c’è un vetro curvo resistente a qualsiasi condizione, all’interno una speciale pellicola fotovoltaica. Questa particolare forma permette di essere sfruttata su ogni punto del tetto, conservando le funzioni classiche di scolo e isolamento delle tegole. 

SVIZZERA

La batteria di cemento da 35 tonnellate

Il progetto è ambizioso già a partire dal nome. Energy Vault, una “cassaforte energetica”, da sfruttare per compensare l’intermittenza tipica delle fonti rinnovabili, come l’eolico o il solare. Nei momenti in cui l’energia prodotta in loco è massima, una parte di essa viene usata per azionare una gru meccanica che solleva un blocco di cemento da 35 tonnellate. Una volta sollevato al massimo dell’altezza, il blocco può essere fatto ridiscendere all’occorrenza: il suo movimento verso il basso, lento e controllato, alimenta una generatore elettrico proprio come farebbe la dinamo di una bicicletta, restituendo l’energia accumulata. Energy Vault, al momento in fase di studio in Svizzera, è quindi una batteria sostenibile che può essere costruita con materiali edilizi anche di scarto ovunque serva. Anche dietro casa.

TURCHIA

Piccole turbine mosse dal traffico

L’energia eolica è una delle principali anime della tanto voluta transizione energetica basata su fonti energetiche rinnovabili. Ecco perché proprio in questo campo sono sempre di più i progetti che provano a rendere più efficiente la tecnologia. Dimenticate, quindi, per un attimo le ormai diffusissime pale eoliche e gli enormi spazi necessari per posizionare un gruppo eolico. L’azienda inglese Alpha 311 sta installando 10 turbine verticali alte 68 centimetri sopra la O2 Arena di Londra. La startup Devecitech vuole posizionare le sue turbine verticali Enlil lungo le strade trafficate di Istanbul. La tecnologia permette di ricavare energia dal normale vento, ma soprattutto sfrutta il flusso d’aria creato nella corsa di automobili e tir. Un altro progetto merita di essere raccontato: si tratta dell’azienda Vortex Bladeless che produce turbine eoliche senza pale. La produzione di energia avviene tramite le oscillazioni della colonnina, costruite per sfruttare al massimo la scia dei vortici e la risonanza. 

Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 11:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA