Sizikova, l’arresto nella sala massaggi al Roland Garros per aver "truccato" un game

Sabato 5 Giugno 2021 di Piero Valesio
Sizikova, l’arresto nella sala massaggi al Roland Garros per aver "truccato" un game

L’arresto nella sala massaggi con i gendarmi che entrano in colluttazione con gli uomini della sicurezza del Roland Garros deve essere stato qualcosa di simile a Louis De Funes che, col giornalista Fandor, cerca di acchiappare Fantomas. Una gazzarra quasi comica. Verrebbe da ridere se la questione non fosse seria. Che nel bel mezzo di uno Slam la Gendermerie prelevi, è successo giovedì sera, una doppista russa di 26 anni sconosciuta ai più ritenendola rea di aver truccato un match nel Roland Garros dell’anno scorso è fatto clamoroso. Che in noi italiani evoca il ricordo, allargando lo sguardo, di quando le forze dell’ordine entrarono in auto all’Olimpico, il 23 marzo dell’80, per gli arresti del primo scandalo scommesse nel calcio italiano.
IL GAME
Yana Sizikova avrebbe “truccato” un game del match di doppio della scorsa edizione di cui era protagonista in coppia con l’americana Brangle e contro le rumene Mitu-Tig, che poi vinsero l’incontro. Gli inquirenti avrebbero rilevato un flusso di scommesse “anomalo” su chi si sarebbe aggiudicato (le rumene) il quinto gioco del secondo set. La russa, tu guarda la combinazione, proprio in quel gioco commise due doppi falli e sul punto che portò allo 0-40 non scattò propriamente come un coguaro per prendere una palla che mosceggiava a metà campo. Sui due doppi falli si può discutere: se chiunque ne compie un paio in un game dovesse finire in galera uno come Benoit Paire sarebbe alla Santè da tempo. Ma guardando e riguardando lo scatto non proprio felino di cui la moscovita si rese protagonista diciamo che qualche sospetto è autorizzato.
Le scommesse su match truccati rappresentano una piaga nel tennis. La frammentazione della realtà la porta però a essere, se vogliamo, ancor meno identificabile perché si tarocca un game o magari un singolo punto. E sempre in incontri che non destino alcun sospetto: o di tornei minori o con giocatori di quarta o quinta linea, che faticano a sopravvivere con i guadagni dei tornei, non hanno sponsor e possono più facilmente cedere alla lusinghe di una qualche mala (quella russa è da sempre la più indiziata) che organizza queste operazioni. I più ricorderanno il caso Davydenko: il russo nel 2016 fu accusato di aver truccato un match contro Vassallo Arguello. Ma dopo anni di processi ne uscì pulito. Un campione (e Davydenko lo era) attira troppa attenzione, meglio puntare (sorry) su soggetti meno “illuminati”.
La domanda è ora se l’arresto della Sizikova porterà allo scoperchiamento di un nuovo vaso di Pandora. Ammetterà? Parlerà? Denuncerà? Certo pare quasi che ci sia una sorta di regìa incaricata di attirare attenzione sul tennis femminile: dato che i personaggi scarseggiano e abbiamo fatto l’abitudine pure alle tutine di Serena ecco che stavolta ci si deve concentrare su questioni extrasportive. Certo è che per lei ed eventuali sue sodali non si è aperto un periodo facile. Pensate: a dieci anni dai fatti l’azzurro Potito Starace, accusato nel 2011 di match fixing e poi assolto per non aver commesso il fatto dalla giustizia ordinaria, è stato invece nel 2018 ri-condannato dalla Tennis Integrity Unit a dieci anni di squalifica. Potito ha avanzato ricorso al Tas di Losanna. Il giudice che avrebbe dovuto emettere la sentenza definitiva è morto il giorno prima dell’udienza. Poi c’è stato il Covid. E ora la stessa udienza è stata fissata per il 21 settembre. D’accordo: Starace era un asso delle partite al quinto set: ma così è un po’ troppo.

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