Vanessa, finalmente la medaglia: «Volevo sentire l'inno. Magari a Parigi...»

Martedì 3 Agosto 2021 di Gianluca Cordella
Vanessa, finalmente la medaglia: «Volevo sentire l'inno. Magari a Parigi...»

dal nostro inviato a Tokyo

«Finalmente ce l’ho fatta». La rincorsa di Vanessa Ferrari alla medaglia olimpica è finita. Un inseguimento partito nel 2008, passato per due beffe datate 2012 e 2016, e che ora può serenamente trasformarsi nella quiete prima della tempesta.
Perché adesso l’oro va prenderselo a Parigi, giusto?
«Non lo so, ci devo ancora pensare». (ride, ndi)
Ma il suo tecnico Enrico Casella dice di sì…
«Eh ma Enrico dice quello che vuole… Vediamo». (e ride ancora)
Cosa le è passato per la testa quando ha finito l’esercizio?
«Ero felicissima, l’ho fatto come lo avevo sognato. Mi è riuscito tutto, ho fatto tutti gli elementi bene. Volevo che la coreografia emozionasse la giuria e tutti quelli che mi guardavano e credo di esserci riuscita».
Non le resta il rimpianto per il primo posto?
«È chiaro che sono venuta qui perché volevo far risuonare l’inno italiano. Ma la Carey aveva un coefficiente di difficoltà più alto, mentre io ho puntato di più sull’esecuzione. Avrei potuto fare un esercizio più difficile anche io ma non so se la giuria l’avrebbe pagato come quello che ho fatto. Quindi è andata bene così».
I fantasmi di Londra e Rio si sono fatti vedere?
«No, ci sono solo rimasta male nel vedere assegnati i due bronzi ex aequo. Nella stessa situazione a Londra decisero di premiare solo la Mustafina e io persi la medaglia. So che ci sono più criteri per queste decisioni: quando capirò cosa ha guidato queste scelte mi metterò il cuore in pace».
È difficile sfidare avversarie di dieci anni più giovani?
«Non ci penso mai. Credo che con il giusto allenamento puoi raggiungere i tuoi obiettivi indipendentemente dall’età».
Le fa effetto essere la prima individualista italiana a medaglia?
«Io sono sempre stata molto focalizzata sulla gara in sé. Queste cose fanno il contorno e ci penso poco».
Nella sua carriera martoriata dagli infortuni ha mai pensato di non farcela a rientrare per l’ennesima volta?
«Quando mi sono rotta il tendine nel 2017 ho avuto paura, è stato il mio infortunio più grave. Dopo 500 giorni sono rientrata e dopo tre gare ho dovuto rioperarmi perché non stavo ancora bene. E’ stato un percorso durissimo. Ci si sono messi anche dei problemi alla tiroide. Siamo arrivati così a tre settimane dalla partenza per Tokyo e ancora non sapevo se sarei riuscita a salire su quell’aereo».
La sua storia è simile a quella di Gianmarco Tamberi. Lui ha focalizzato l’obiettivo e per cinque anni la medaglia è stata la sua ossessione…
«Sì, abbiamo avuto entrambi i nostri bei problemi. Io anche ho sempre avuto questo come obiettivo ma per arrivarci dovevo fare un passo per volta. Dovevo avere la testa fissa sul traguardo finale ma al tempo stesso avere chiari anche gli step intermedi per arrivarci».
È la sua medaglia più bella?
«Se la gioca con l’oro dei mondiali di Aarhus»
Le è dispiaciuto non poter sfidare Simone Biles?
«Simone ha fatto bene a rinunciare a queste gare. Quando perdi i tempi dell’esercizio in volo è molto pericoloso perché non sai come atterri. Doveva preservare la sua salute. Sono felice di sapere che farà la trave e le auguro di godersela con serenità perché non ha nulla da dimostrare a nessuno».
Le ha parlato in questi giorni?
«Ci siamo viste prima della gara a squadre. E’ venuta da me a scusarsi per gli insulti che avevo ricevuto per quelle frasi offensive nei suoi confronti che mi sono state attribuite senza fondamento. Le ho detto che non doveva preoccuparsi, non era colpa sua. Poi mi ha chiesto dove avrei fatto il tatuaggio olimpico di Tokyo. E le ho detto che non ci avevo pensato perché non ero nemmeno sicura di arrivarci a queste Olimpiadi».
Quest’argento è uno slancio per il futuro?
«Direi più che chiude un percorso lungo cinque anni. Ora posso cominciare a pensare al futuro. Ma prima vado in vacanza».

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