Stano, l'oro marcia al Massimo tra Ostia a Castel Porziano

Venerdì 6 Agosto 2021 di Gianluca Cordella
Stano, l'oro marcia al Massimo tra Ostia a Castel Porziano

dal nostro inviato a Tokyo

“Mamma mia che hai fatto!!!”. Fatima Lofti, marciatrice varesina di origini marocchine, scrive così sui social dopo aver visto le immagini che arrivano da Sapporo, Giappone. Lì, mille chilometri a nord di Tokyo, sull’isola di Hokkaido, ci sono le Olimpiadi in trasferta. Quelle della fatica, della marcia e della maratona. Spostate dalla canicola della capitale nella speranza, vana, di poter regalare agli atleti condizioni di gara più favorevoli. Ma torniamo a Fatima. E al suo post che, sopra quel messaggio, ha una foto di un atleta con gli occhiali da sole e i baffetti. Urla e ha le braccia aperte. Sulla sua canotta c’è scritto Italia, sulla pettorina di gara Stano. È Massimo, il marito di Fatima, ma è anche il nuovo campione olimpico della 20 chilometri di marcia. 
DOPO 37 ANNI
La settima medaglia d’oro dell’Italia che con 35 podi ormai vede il record assoluto (36) di Roma 1960 e Los Angeles 1932. L’uomo che, dopo Marcell Jacobs e Gimbo Tamberi, manda in orbita l’atletica azzurra che torna a festeggiare tre ori olimpici 37 anni dopo Los Angeles 1984. Anche a Mosca, quattro anni prima, gli allori tra pista, pedana e strada furono tre, con delle similitudini con Tokyo 2020 da corsi e ricorsi: un oro dallo sprint (Pietro Mennea sui 200 e Jacobs), uno nell’alto (Sara Simeoni e Tamberi) e uno nella marcia (Maurizio Damilano e Stano, peraltro sulla stessa distanza).
RUOLO DECISIVO
Ma perché siamo partiti da Fatima? Perché intorno a lei ruota molto di ciò che Massimo Stano è diventato ed è. In primis perché gli ha dato Sophie, nata nel febbraio scorso. La piccoletta cui l’azzurro dedica la vittoria, tagliando il traguardo con il pollice in bocca, in stile Francesco Totti. E poi perché Fatima è stata la sua ombra negli spostamenti che Massimo ha fatto in giro per la penisola nel tentativo di trovare la forma perfetta, la crescita agonistica che l’ha portato fino a ieri, goccia di sudore dopo goccia di sudore. Una convergenza totale di anima, testa e cuore che ha spinto Stano, anche per amore, ad abbracciare la fede della fidanzata: che nel 2016, con rito civile, è diventata sua moglie. Massimo ha scelto Fatima e si è convertito all’Islam e della questione parla, sì, ma meno apertamente di come fa per tutto il resto. Il motivo è semplice: sono cose personali e, in fondo, dice, normali.
DA BARI A SAPPORO
Quel che è certo è che questa storia, che parte da Grumo Appula - piccolissimo centro della provincia di Bari - e dopo giri immensi sceglie il palcoscenico più prestigioso dello sport per farsi raccontare, è piena di scelte non banali, di valutazioni impegnative, di binari decisionali che hanno deviato il corso ordinario delle cose. Proviamo a mettere ordine, partendo dal derby dei paesini pugliesi che si contendono Massimo. A Grumo è nato, ma è cresciuto cinque chilometri più in là, a Palo del Colle. Comunque siamo sempre nella Puglia che vince, quella che ha festeggiato anche Vito Dell’Aquila e Gigi Samele. Da Foggia al brindisino passando per Bari. Par condicio regionale realizzata alla grande. A Palo comunque Stano inizia a correre a 11 anni, quando la cosa si fa seria si sposta quattordicenne a Molfetta, prima di migrare a Sesto San Giovanni, vicino Milano, quando ormai è chiaro che ha un futuro nell’atletica. Ed ecco Fatima, ecco il matrimonio, ecco la svolta religiosa. Che chiama quella sportiva. Perché dietro l’oro dell’azzurro ci sono Ostia e Castel Porziano. Nel 2018 si trasferisce sul litorale romano alla corte del guru della marcia Patrizio Parcesepe. Un’operazione “inter-forze”: lui, atleta delle Fiamme Oro, ottiene l’ospitalità del centro di preparazione delle Fiamme Gialle. A Ostia invece vive (e diventa padre: Sophie nascerà al “Grassi”). Durante il lockdown diventa quasi la mascotte della città. «Si è creato un piccolo percorso fuori dalla sua abitazione sul lungomare – racconta Sergio Baldo, coordinatore del centro nazionale Fiamme Oro - I vicini lo notavano ogni giorno e hanno cominciato anche a incitarlo dai balconi e dalle finestre. Lo hanno preso in simpatia visto anche che in quei giorni difficili i suoi allenamenti regalavano qualche minuto di svago a tutti». Una specie di Rocky in salsa romana. In quei giorni duri Massimo, che alla parete ha un diploma di programmatore informatico, inizia anche a studiare il giapponese. Ora lo parla e lo scrive. Ieri l’ha usato persino in gara come strumento psicologico per “intimorire” i due atleti nipponici che lo hanno speronato fino alla fine. E alla fine ha vinto lui. Un trionfo di gambe e polmoni, senz’altro. Ma, forse, più di tutto, un oro di testa.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA